Expo 2020 Dubai Industria Meccanica 710

Come aprire una società in free zone e sfruttare al meglio Expo 2020

Riportiamo un articolo pubblicato su L’Industria Meccanica n. 710 di 2 anni fa ma ancora attuale data la vicinanza con Expo 2020 Dubai.
L’Expo 2020 apre prospettive frenetiche di business grazie all’accelerazione dei progetti in corso nei principali segmenti contract: turistico, residenziale, hospitality, retail e commerciale.
Il Ceo di Dubai Investments ha dichiarato che il gruppo si aspetta oltre venti milioni di visitatori nei 6 mesi dell’evento e un’esplosione di progetti edilizi con l’avvicinarsi dell’anno fatidico. Su tutti spicca il progetto di espansione del nuovo aeroporto Al Maktoum International (DWC), oggi solo parzialmente operativo e che dovrebbe diventare il maggiore del mondo, oltre a porsi come cardine centrale della zona economica Dubai World Central.
Proprio vicino al nuovo aeroporto internazionale prenderà vita l’Expo, un sito avveniristico di oltre 438 ettari di estensione. Hok architecture, alla guida di un team di aziende di architettura (con gli studi Populous e Arup in testa), ha svelato il masterplan del sito destinato ad ospitare oltre 25 milioni di visitatori da tutto il mondo.

La novità più interessante è senz’altro l’attenzione all’ambiente e all’edilizia ecosostenibile dotata di un impianto fotovoltaico che rivestirà l’intera struttura con l’obiettivo di coprire almeno la metà del fabbisogno energetico complessivo dell’intero sito. Sono inoltre confermati ingenti flussi di investimento nelle strutture di hospitality previsti da tutti i maggiori operatori del settore (Paramount Hotels ad esempio). I maggiori operatori finanziari hanno stimato la necessità di incrementare la capacità ricettiva delle strutture alberghiere di almeno 80 mila nuove stanze entro il 2020, con un volume di business che si stima attorno ai 7 miliardi di dollari, senza contare gli investimenti nel settore immobiliare che arriveranno a generare un incremento di oltre 45 mila unità abitative, con un impatto determinante sul mercato real estate locale. Innumerevoli i progetti contract internazionali già avviati o lanciati dal giorno dei festeggiamenti per l’aggiudicazione dell’Expo 2020: un volume in crescita inarrestabile che ha già raggiunto quota 27 miliardi di dollari Usa.

Altri principali driver sono i progetti mastodontici di District One, il parco a tema Meraas (sempre nell’area del nuovo aeroporto e che integra cinque parchi di stile statunitense), e i progetti di sviluppo ed espansione residenziale come l’appalto di Nakheel per le Al Furlan Villas.

Investimenti per Expo 2020: i settori interessati
Ma quali saranno i settori che maggiormente avranno beneficio da questi progetti? Sicuramente quello delle costruzioni e quello della meccanica per la fornitura di tutte le parti necessarie. Ma è anche vero che per entrare (e soprattutto vincere) queste gare è necessario sapere bene come muoversi.
Spesso infatti è necessario avere una sede legale già costituita negli Emirati; talvolta non è sufficiente e sono necessarie certificazioni. Oltre ovviamente ad essere competitivi, avere relazioni consolidate con i buyer e così via. Può essere pertanto strategico utilizzare come entry level una controllata/o un ufficio di rappresentanza in free zone per gestire la sola parte commerciale e/o di progettazione del lavoro, salvo mantenere poi la produzione in Italia, almeno inizialmente; quindi delocalizzare o gestire in loco per il nuovo mercato-target tutta la parte “immateriale del lavoro”.
Mentre aprire una società “in-land” (cioè fuori dalla free zone) richiede di avere un socio locale emiratino (titolare sulla carta al 51%), versare un capitale sociale, avere un ufficio reale, ecc. Aprire una società in free zone comporta numerosi vantaggi. Le free zone degli Emirati Arabi Uniti sono state create allo scopo di facilitare gli investimenti stranieri; di conseguenza le procedure per insediarsi nelle zone franche sono piuttosto semplici, veloci e relativamente economiche, soprattutto se si considerano soluzioni “virtuali”.

Come costituire una società in free zone
Quali sono i documenti e le informazioni necessarie per la costituzione di una società in free zone? In realtà ogni free zone ha una regolamentazione differente più o meno complessa. È possibile individuare una soluzione semplificata, con un ufficio virtuale.
I documenti necessari sono i seguenti: copia del passaporto di ciascun socio/amministratore della costituenda società; in caso di socio persona giuridica, una visura della società tutti i documenti vanno tradotti in arabo e vidimati dall’ambasciata della nazione originaria e poi dal ministero degli Affari esteri; copia della pagina con il timbro dell’ultimo visto di ingresso negli Emirati Arabi.
Le informazioni che il cliente dovrà fornire per la costituzione di una Ltd sono: denominazione della società che in caso di un socio dovrà terminare in “FZ LLE” e in caso di due o piu soci in “FZ LLC”; eventuale nome di backup. E in relazione a ciascuno dei soci e degli amministratori: nome e cognome, data e luogo di nascita e indirizzo di residenza, numero di telefono, email. Infine l’indicazione della categoria commerciale dell’attività della società.
Non ci sono particolari difficoltà con una soluzione di questo tipo nella gestione burocratica amministrativa; non è necessario in questo modo, infatti, presentare bilanci o registri contabili. Non serve un fiscalista o un commercialista in loco. La principale difficoltà che possono insorgere tra gli imprenditori sono legate al sottovalutare l’approccio a un mercato estero.
Internazionalizzarsi richiede risorse non solo economiche, ma anche un investimento di energie, capacità da parte delle persone coinvolte di superare uno shock culturale, di adattarsi a modi di lavorare che sono diversi da quelli a cui si è abituati. A volte si fa fatica a gestire interlocutori di una città diversa, si pensi quando si deve fare i conti con cultura, lingua, religione, fuso orario diversi. Il momento più opportuno è proprio l’attuale, magari cogliendo le opportunità offerte dalle molte free zone del Paese per aprire branch locali o investire direttamente con una pressione fiscale nulla e una gamma di servizi alle imprese invidiabile.
Fare affari a Dubai ha sempre infatti un passaggio obbligato: l’apertura di una valida licenza per operare. Ma questo non implica costi eccessivi, non vuol dire spostare stabilimenti e operai o creare costose strutture; vuol dire solo voler ampliare i propri orizzonti di mercato.

Expo 2020 Dubai: i megaprogetti che cambieranno l'aspetto dell'emirato

Intesa Sanpaolo promuove le ZES del Mezzogiorno: a Dubai parte il roadshow internazionale

Intesa Sanpaolo partecipa alla Missione governativa di Sistema Italia negli Emirati Arabi Uniti e si presenta agli investitori emiratini e internazionali con diversi appuntamenti a partire dalla presentazione delle Zone Economiche Speciali italiane e, in particolare, delle tre ZES del Mezzogiorno, con un evento patrocinato dall’Ambasciata d’Italia in programma al Dubai International Financial Centre martedì 16 aprile. L’evento, al quale è atteso il saluto del Vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, è dedicato a valorizzare le opportunità di investimento in Italia e le potenzialità di sviluppo commerciale ed economico collegati a queste aree.

L’incontro ospiterà gli interventi di Massimo Deandreis, direttore generale SRM, di Francesco Guido direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo e di Pietro Spirito, Ugo Patroni Griffi e Sergio Prete, rispettivamente presidenti delle ZES di Napoli, Bari e Taranto. La sessione di chiusura sarà moderata da Christophe Hamonet, responsabile della sede di Dubai, che è la filiale hub per l’area Middle East, Turchia e Africa del Gruppo Intesa Sanpaolo.  Tema dell’evento aperto a un pubblico di PMI e di circa 200 investitori, saranno le grandiopportunità per investimenti esteri nell’ambito di infrastrutture, logistica, energia, ICT, economia circolare, industria manifatturiera e servizi che le ZES offrono alle imprese grazie al regime fiscale agevolato e alle semplificazioni amministrative previste.

Per queste ragioni, già a novembre 2017 Intesa Sanpaolo, prima e unica banca in Italia, ha sostenuto le ZES stanziando un plafond di 1,5 miliardi di euro per supportare gli investimenti produttivi e le opere infrastrutturali necessarie al potenziamento dei porti. Grazie alla centralità della posizione del Mediterraneo, infatti, le ZES italiane detengono un ruolo strategico come motore di sviluppo per il Mezzogiorno, per il rilancio dei porti e delle attività commerciali italiane.

In poco più di anno, prima ancora del completamento del quadro normativo, il Gruppo Intesa Sanpaolo ha esaminato progetti di investimento a medio e lungo termine nelle tre ZES del Sud Italia per oltre 130 milioni di euro e ha già erogato 15 milioni, affiancando a questi un’offerta strutturata di servizi non finanziari per lo sviluppo internazionale e la crescita delle imprese dal punto di vista della formazione, dell’innovazione e della valutazione di opportunità per operazioni di finanza strutturata e straordinaria. Dopo Dubai, il roadshow prevedrà entro la fine dell’anno altre tappe in alcune città della Cina.

Secondo le stime del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm) collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo le ZES, che partono in Italia dopo che nel mondo ne sono già operative 4.500, dopo dieci anni dalla loro costituzione generano un incremento dell’export del 40%, che nel caso del Mezzogiorno varrebbe 18 miliardi di euro, gli investimenti pubblici hanno un effetto moltiplicatore di 3:1 e ogni euro di credito d’imposta ne genera due di capitali privati, a beneficio dell’intero sistema portuale e di interscambi che si diramano dal Mediterraneo.

Nel 2018 l’interscambio fra Italia ed Emirati Arabi Uniti è stato pari a 6 miliardi di euro, di cui oltre 3,6 miliardi ossia il 60% attraverso trasporto marittimo. Macchine ed elementi meccanici costituiscono circa il 30% delle merci trasportate, seguiti da petrolio e gas (23%) e, a seguire, metalli, prodotti chimici, automobilistici e aeronautici. Molti altri sono tuttavia i settori che potrebbero trarre nuovi benefici dal commercio attraverso le ZES collegate ai nostri porti.

Ospiti di Intesa Sanpaolo in questa intensa due giorni di incontri pubblici e bilaterali, circa 20 PMI clienti del Gruppo altamente focalizzate all’export, selezionate come eccellenze delle aree delle tre ZES del Mezzogiorno e presentate a possibili interlocutori negli EAU per espandere il business e facilitare gli scambi.

Nell’ambito della Missione governativa, il Gruppo Intesa Sanpaolo partecipa ai tavoli settoriali dedicati a ‘Infrastrutture’, con l’intervento di Pietro Pelù, direttore commerciale Imprese Campania, Basilicata, Calabria e Puglia del Gruppo, e al tema ‘Energia’ con l’intervento di Massimiano Telliniresponsabile Circular Economy di Intesa Sanpaolo Innovation Center. In rappresentanza delle ZES, al tavolo ‘Infrastrutture’ anche l’intervento diPietro Spirito, presidente della ZES di Napoli.

Francesco Guido, direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo: “Nostro obiettivo è illustrare la potenzialità dei porti italiani favorendo gli investimenti degli operatori nazionali ed esteri e sostenendo le nostre imprese con un plafond da 1,5 miliardi di euro per rendere l’Italia massimo crocevia del Mediterraneo. In particolare, grazie alla collaborazione della filiale hub qui a Dubai, l’attività del Gruppo Intesa Sanpaolo risulta fondamentale per gli scambi con tutta la regione del Golfo, del Medio Oriente e dell’Africa. Il nostro impegno deriva dalla ferma convinzione che le ZES possano rappresentare un’imperdibile opportunità di svolta per l’economia meridionale, orientandola verso l’internazionalizzazione e quindi verso l’ingrandimento dimensionale e la generazione sostenibile di posti di lavoro. Ma sarà fondamentale il contributo offerto dalle Regioni”.

Christophe Hamonet, responsabile filiale di Dubai, hub per l’area Middle East, Turchia e Africa del Gruppo Intesa Sanpaolo: “Le Zone Economiche Speciali possono essere al contempo un volàno per lo sviluppo del Mezzogiorno italiano e un’interessante opportunità per gli investitori esteri che desiderano costituire o ampliare basi logistiche o produttive al centro del bacino del Mediterraneo, in territori che beneficiano di strutture portuali attrezzate, collegamenti alle reti europee, fiscalità agevolata, iter semplificati con la pubblica amministrazione e incentivi per l’adozione della circular economy. Gli Emirati Arabi Uniti sono una piazza finanziaria tra le più rilevanti a livello mondiale, dove operano numerosi fondi di investimento, banche e multinazionali, e la Missione governativa di Sistema Italia è un’ottima occasione per farvi conoscere le ZES. Intesa Sanpaolo, la banca italiana con maggiore presenza negli Emirati con una filiale a Dubai e una ad Abu Dhabi, si impegna a svolgere un ruolo di primo piano nel facilitare l’inizio e la crescita di nuove relazioni economiche tra le ZES e gli investitori interessati”.

In questi ultimi tempi tutti parlano di Amazon FBA: cosa è? e soprattutto perchè è così interessante se legato a Dubai?

Amazon FBA, Dubai e tasse

In questi ultimi tempi tutti parlano di Amazon FBA: cosa è? e soprattutto perchè è così interessante se legato a Dubai? In questo video condividiamo alcune considerazioni generali di Antonio Vida, un punto di riferimento per quanto riguarda la vendita online su Amazon ed importazioni di prodotti dalla Cina. Dal 2015 Antonio importa prodotti dalla Cina che poi rivende su Amazon, in America e in Europa. Uno dei primi italiani a vendere tramite Amazon FBA. Dell’importazione dei prodotti dalla Cina e sulla vendita su Amazon conosce praticamente tutto, rischi, trucchi, strategie e tutto quello che c’è da sapere per avere successo e per non rischiare.

In tanti in passato si sono cimentati con più o meno difficoltà con siti Ecommerce, trovandosi a fronteggiare svariate difficoltà: dalla gestione del magazzino, alla promozione. Un e-commerce è un vero e proprio negozio da mandare avanti, senza una saricinesca fisica da tirare su tutti i giorni, ma con un orario di apertura al pubblico di 24 h su 24. Opportunità ma anche tanto lavoro. Si deve competere ogni giorno con milioni di venditori, ci si dovrà occuparsi anche dei processi di stoccaggio, spedizione, formalità doganali ed assistenza.

Amazon, oggi uno dei più grandi MarketPlace Online, ha invece realizzato una soluzione che sta riscuotendo successo proprio perchè semplifica la vita di chi vuole vendere online: Amazon FBA.

Grazie ad Amazon FBA è possibile fare Dropshipping su Amazon: In altri termini, i venditori che usano il servizio FBA non fanno nient’altro che spedire i loro prodotti al centro di distribuzione che Amazon indicherà loro. Il centro si occuperà di immagazzinarli fino all’ordine da spedire, imballarli e inviarli al destinatario: potrai così vendere in tutto il mondo e diventare una piccola (o grande) multinazionale.

Cosa c’entra tutto questo con Dubai?

Ebbene proprio l’assenza di gestione di una fisicità da parte del venditore, fa si che questo possa gestire tutto da qualsiasi parte del mondo. Per cui trasferirsi in Paesi (Malta, Emirati Arabi, ecc..) dove la pressione fiscale e la burocrazia sono più leggere rappresenta un vantaggio. E Dubai e gli Emirati Arabi – lo sappiamo – hanno zero tassazione sul reddito di impresa, quindi rappresenta un luogo ideale, soprattutto se si considerano società in Free Zone, senza socio locale.

Per maggior informazioni sulla costituzione di una società a Dubai e sui possibili vantaggi scrivere a:

ecommerce@freezonedubai.it

Mentre per affrontare i consigli di Antonio Vida guarda il video su YouTube o segui i suoi seminari:

https://bit.ly/2H0yRuK

Lavorare Come Personal Trainer Dubai

Lavorare come Personal Trainer a Dubai

Il Personal Trainer (abbreviato PT) è un professionista altamente specializzato nel settore sportivo e alimentare, capace di occuparsi del benessere fisico e mentale dei propri clienti. La sua attività consiste nel programmare e realizzare allenamenti finalizzati a specifici obiettivi e risultati, elaborati sulla base dei bisogni fisiologici e psicologici di ogni singola persona che a lui si rivolge per migliorare lo stato di salute o la propria forma fisica. Non è un dietologo/nutrizionista, ma deve essere in grado di capire i principi base dell’alimentazione per consigliare al meglio e se possibile coordinarsi con chi segue la dieta del proprio cliente.

La salute e il fitness sono grandi attività in tutto il mondo. Infatti, ci sono poche industrie che hanno visto un tale boom negli ultimi anni. Secondo le stime più recenti, il mercato globale delle attrezzature per il fitness è previsto in crescita e si attesta al momento sugli 80 miliardi di dollari (fonte statista.com).

E non è difficile capire perché il lavoro del Personal Trainer a Dubai sia particolarmente interessante. Lo stile di vita qui – soprattutto a Dubai – è fatto di orari irregolari, cattive abitudini alimentari, sempre tante cose fa fare e poco tempo a disposizione, possibilità di accedere praticamente a tutto senza dover sollevare un dito (dal valet parking praticamente ovunque al delivery della spesa a casa). Sebbene praticamente in tutti i palazzi di nuova costruzione ci siano piscina e palestra, la presenza di un PT aiuta tantissimo quando manca l’auto-disciplina per allenarsi.

Quindi condizioni come queste sono perfette per l’imprenditore con le competenze e le qualifiche nell’industria del fitness. La grande comunità di expat di Dubai vuole un personal trainer che va da loro, quando e dove vogliono.

Non basta semplicemente essere amanti dello sport e attenti alla cura della forma fisica per fare il personal trainer. Bisogna fare un percorso che porti alle necessarie qualifiche tecniche, oltre poi a richiedere le autorizzazioni necessarie per poter esercitare la professione. In particolare negli Emirati Arabi ci sono varie strare:

– aprire uno studio o una palestra (in tal caso la procedura è molto più complessa e anche i valori economici in gioco sono diversi)

– richiedere un permesso da freelance (soluzione più economica, ma che non consente in futuro di assumere personale)

– aprire una società di consulenza sportiva in Free Zone

Per maggiori informazioni, potete:

– mandare una mail a: admin@freezonedubai.it

– contattarci in telegram: https://t.me/FreeZoneDubai

specificando le vostre esigenze.

Aprire un e-commerce a Dubai

Dubai CommerCity: la nuova free zone per l’e-commerce

La nuova Free Zone di Dubai, la CommerCity è pronta; situata nell’area di Umm Ramool, vicino all’Aeroporto Internazionale di Dubai, diventa la prima dedicata all’e-commerce nella regione. Dubai CommerCity è strategicamente intesa a promuovere la posizione di Dubai come piattaforma leader per l’e-commerce internazionale e a sostenere la diversificazione economica e le strategie di trasformazione intelligente. Un progetto ambizioso con un mercato enorme e in crescita.

Per il mercato online nei GCC si stima una crescita del 16,4% nei prossimi tre anni e mezzo, con un fatturato previsto di $ 10 miliardi entro la fine del 2018 nei soli Emirati Arabi, rispetto ai $ 2,5 miliardi del 2014: equivalente a una spettacolare crescita del 400% entro la fine di quest’anno. 

Il progetto accelererà la crescita del mercato dell’e-commerce, che nel 2020 raggiungerà addirittura i 20 miliardi di dollari nei paesi del GCC. Fornirà un ambiente incentrato sulla creatività attirando più investimenti esteri diretti in linea con il Dubai 2021, che mira a creare un’economia unica e sostenibile basata sull’innovazione.

Si prevede inoltre che la nuova Free Zone condurrà attività di investimento privato in costante crescita a sostegno delle start-up della regione che hanno già superato $ 870 milioni, soprattutto in quanto la maggior parte delle start-up sono coinvolte nei servizi di e-commerce, IT e Internet, di cui gli Emirati Arabi Uniti hanno la più grande partecipazione nella regione. Nei prossimi cinque anni, si prevede che il settore dell’e-commerce rappresenti il 10 per cento delle vendite al dettaglio dell’emirato di Dubai.

È a zero tasse ma anche nessuna restrizione su valute e movimento di capitali e soprattutto proprietà delle company al 100% senza partner locali.

Il progetto, sarà attuato in due fasi ed è un sistema completo e moderno che supporta il settore dell’e-commerce e soddisfa le esigenze attuali e future della logistica, dei pagamenti elettronici , soluzioni IT, servizi ai clienti e altre attività correlate. Il progetto rappresenterà un’opportunità ideale per i principali produttori regionali e internazionali per immagazzinare i loro beni, prodotti e pezzi di ricambio in magazzini tecnologicamente avanzati e completamente attrezzati, da spedire successivamente ai mercati locali, in record tempo, via e-commerce.

Dubai CommerCity ha un piano chiaro per attirare più investimenti esteri diretti attraverso un portafoglio integrato di prodotti e servizi secondo i più alti standard internazionali. È destinato ad essere un ambiente coerente che abbraccia, alimenta e sviluppa le potenzialità dei giovani e promuove l’imprenditorialità attraverso un ecosistema moderno che facilita la conversione delle idee creative nella realtà. 

Il progetto aiuterà gli investitori stranieri a stabilire una presenza ed espandersi in questo campo e permetterà ai giovani innovatori e imprenditori di perseguire opportunità promettenti nel settore dell’e-commerce, che funge da piattaforma ideale per la creazione di start-up e progetti sofisticati in linea con gli sforzi per rendere Dubai la città più intelligente del mondo. 

Aprire una società controllata a Dubai e negli Emirati Arabi

5 motivi per aprire la tua società a Dubai

Quando si intende aprire una società all’estero, sono tante le domande a cui un imprenditore cerca risposta.

Ad esempio: Quali sono i principali tipi di società negli Emirati Arabi? A quale tassazione è soggetta una società negli Emirati Arabi? Quali sono i vantaggi principali del visto residente?

Ma è necessario anche sfatare falsi miti. Tipo il fatto che basti aprire una società a Dubai perché gli affari vadano bene.

Per ulteriori informazioni guardate il video o non esitate a contattarci:

Le spese di costituzione di una società a Dubai o negli Emirati in se stesse non sono elevatissime: parliamo di alcune migliaia di dollari, a cui aggiungere il costo di uno sponsor: una sorta di garante obbligatorio per aprire fuori dalle free zone, che sulla carta avrà il 51% dell’attività e che per tale motivo va scelto con accuratezza, ma che in realtà avrà una sorta di compenso fisso prestabilito (a partire dai 3,000 euro + eventuali % sui profitti).

Per mantenere una sede legale a Dubai, però, in molte zone si ha necessità di un ufficio fisico, che per quanto piccolo e non di rappresentanza, costa non meno di 1000 $ / mese.
A questo punto si deve pensare: ho un ufficio a Dubai, lo lascio vuoto e lo uso solo per poter appoggiare la sede della società, o a questo punto lo faccio fruttare? In questo secondo caso, con le spese di arredamento, una segretaria filippina o indiana e qualche spesa accessoria, si arriva ad un totale di circa 50,000 $ per anno.

Procedura per Apertura Societa Free Zone a Dubai e negli Emirati Arabi Uniti

In alcune Free Zone degli Emirati Arabi Uniti, è possibile costituire una società, con costi bassi e senza dover avere necessariamente una sede fisica. Potrebbe essere inizialmente una buona soluzione per minimizzare i costi, salvo poi spostarsi e prendere un ufficio quando il progetto decolla.

I costi da pagare all’autorità variano a seconda della Free Zone che si va a scegliere, a partire dai 20,000 dirham (5,500 dollari circa).

L’apertura di una società a Dubai, però, da come ulteriore beneficio la possibilità di richiedere un visa resident; in questo modo si può aprire un conto corrente negli emirati, comprare un’auto, fittare o comprare casa, si può andare e tornare senza dover chiedere ogni volta il visto turistico/affari (valido solo 30 giorni) e così via. Avere un visa resident non vuol dire necessariamente che dobbiamo spostare la nostra residenza a Dubai.

Aprire una società di General Trading a Dubai e negli Emirati Arabi

Aprire una società di General Trading negli Emirati Arabi

Una licenza di General Trading consente di commerciare qualsiasi tipo di merci dentro e fuori gli Emirati Arabi, ad eccezione – ovviamente – delle merci illegali o comunque non consentite nel Paese e poche altre eccezioni (ad esempio per il commercio di metalli e pietre preziose è necessario costituire una società ad hoc all’interno della Free Zone DMCC).

Una semplice licenza di trading, invece, consentirà di commerciare solo prodotti che ricadono sotto un’unica categoria di prodotto; alcune free zone consentono di selezionare più categorie di prodotto, purchè parte di uno stesso macro settore: ad esempio si possono commerciare tutti prodotti ma in un ambito Food & Beverage, ma non pasta, arredamenti per interno e smartphone.

Un articolo pubblicato su Harvard Business Review sottolinea l’importanza di individuare nuovi mercati e che adattarsi a nuove opportunità può generare uno sviluppo del business importante. Pertanto essere limitati da una licenza, può ridurre o fermare la crescita dell’azienda.

In linea di massima una licenza di general trading license è più costosa di licenze commerciali “normali”. Ma non sempre. La Free Zone di Creative City in Fujairah offre la possibilità di unire più attività commerciali senza costi aggiuntivi.

Contattaci per maggiori informazioni o per avviare la procedura on line 

Diciamo – per esempio – di voler aprire una società nel settore dell’IT a Dubai e negli Emirati Arabi, grazie al background consolidato in anni di esperienza. Il core del business sarà l’import/export, quindi una licenza commerciale del settore IT potrebbe essere la scelta più adatta. Ma il business cresce e tanti contatti del vostro network, iniziano a contattarvi perchè interessati alla vostra expertise;  da qui vi viene l’idea di aprire una training school nel settore dell’IT. Nella maggior parte degli Emirati Arabi, la vostra licenza iniziale limiterebbe lo sviluppo del business, non essendo abilitata all’erogazione di attività di training; per lanciare il business, si dovrebbe aprie una doppia licenza, con i relativi costi.

Ecco perchè la licenza di general trading della Creative City fa la differenza. Fintanto che la nuova attività commerciale è prevista da Creative City, è possibile diversificare il business e inseguire nuove opportunità.

Aprire una filiale a Dubai

Società a Dubai: aprire una filiale o una newco?

Svolte le opportune fasi di ispezione e analisi costi/benefici, uno dei primi passi da poter percorrere quando si approccia un nuovo territorio è quello di avviare un Ufficio di Rappresentanza. In questo caso l’azienda investe sul nuovo mercato senza acquisire una vera soggettività tributaria; è una soluzione che richiede risorse e investimenti nettamente inferiori se comparati ad una stabile organizzazione e consente di svolgere attività promozionali, analisi di mercato, ricerca di clienti/fornitori e raccolta d’informazioni preziose.

La succursale è l’evoluzione di un ufficio di rappresentanza. Si tratta a tutti gli effetti di stabile organizzazione, che esercita attività analoga a quella dell’azienda madre, ma è un centro autonomo di costi e ricavi. Questa struttura pur avendo un’autonomia economica e commerciale, non ha però autonomia giuridica rispetto alla casa madre: gli effetti economici attivi e passivi della succursale fanno parte dei risultati della società di appartenenza. Il bilancio della succursale estera solitamente è integrato nel bilancio dell’azienda madre e le perdite realizzate sono portate in deduzione del reddito imponibile nello Stato italiano e per questo immediatamente recuperate, il che è vantaggioso specialmente nei primi tempi, quando le perdite tendono a essere spesso molto alte.

Si definisce filiale una società controllata da una capogruppo, con autonomia anche giuridica (oltre che economica e commerciali), ma legata alla sede principale da rapporti di azionariato. Questa avrà un proprio statuto e propri organi sociali quindi, a tutti gli effetti, sarà un soggetto fiscale autonomo. Dovrà essere costituita in forma di società di capitali e controllata da altra società che potrà essere o di capitali o di persone.

Spesso per ragioni tipiche del mercato ospitante, è opportuno operare attraverso accordi di lungo periodo tramite, ad esempio, acquisizioni o joint-ventures (JV).

Ma quale di queste soluzione adottare quando si vuole entrare nel mercato di Dubai e degli Emirati Arabi? Ovviamente non esiste una risposta univoca, e ciascun caso andrebbe analizzato singolarmente. Ma in linea di massima il regime fiscale agevolato degli Emirati Arabi potrebbe suggerire una soluzione alternativa, cioè quella di creare una newCo, una società completamente indipendente dalle altre società ed eventualmente stipulare joint venture tra la casa madre/la società esistente la nuova società. Soprattutto quando tale società viene costituita nelle Free Zone che prevedono una serie di agevolazioni, tipo nessun partner locale, nessun obbligo di presentazione dei registri contabili, esenzione fiscale totale, ecc..

Sarebbe come avere un vero e proprio ufficio di rappresentanza “di fatto”, salvo poi gestire commesse e appalti con la casa madre. Certo non sempre questo è possibile, soprattutto quando si rende necessario avere sul territorio una società a tutti gli effetti e con determinati requisiti (certificazioni ad esempio) già acquisite dalla casa madre e non semplicemente replicabili. Un’azienda certificata ISO – ad esempio – potrebbe dover aprire una vera e propria filiale fuori dalle Free Zone per ereditare le certificazioni e poter lavorare con il territorio.

Visto residente valido 10 anni e società 100% proprietà straniera entro fine anno

Visto residente valido 10 anni e società 100% proprietà straniera entro fine anno

Il Governo degli Emirati Arabi durante un consiglio tenutosi domenica scorsa nel palazzo presidenziale ad Abu Dhabi, ha ufficializzato la possibilità di richiedere un visto di 10 anni per altamenti qualificati (dottori, ingegneri, ecc…), investitori e i migliori studenti (grade A).

La riunione presieduta da HH Sheikh Mohammad Bin Rashid Al Maktoum, Vice Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi e Ruler di Dubai, ha visto presenti anche il tenente generale HH Sheikh Saif Bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro dell’interno, e HH Sheikh Mansour Bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro degli affari presidenziali.

L’approvazione del decreto nella riunione di Governo è stata annunciata in un tweet postato sull’account ufficiale di HH Sheikh Mohammad stesso. Il nuovo sistema di visti aumenterà le possibilità di attrarre investitori e competenze negli Emirati Arabi e, quindi, di rafforzare ulteriormente la competitività economica del Paese a livello globale.

Gli Emirati Arabi rimarranno un incubatore globale per i migliori talenti e una destinazione permanente per gli investitori internazionali: si prevede entro fine anno anche la possibilità di avviare società in-land con 100% di proprietà straniera.

I 5 vantaggi del visto residente

I 5 vantaggi principali del visto residente

Avere il visto residente di Dubai e degli Emirati Arabi garantisce una serie di opportunità e di vantaggi. Innanzi tutto il visto è obbligatorio per vivere, lavorare e poter visitare senza restrizioni gli Emirati, magari insieme alle famiglie (che hanno diritto al visto se sponsorizzati dal titolare del permesso principale).

Lo stato di residente fornisce una serie di vantaggi:

1. il principale vantaggio risiede nella facoltà di essere soggetti solo alla tassazione locale (che – ricordiamolo – è pari a 0). Tutte le persone fisiche e le società incorporate negli Emirati Arabi, sono esenti dalle tasse sul reddito, grazie ai trattati che escludono la doppia imposizione fiscale. Inoltre non si è soggetti allo scambio di informazioni.

Altri vantaggi del visto residente:

2. è possibile aprire un conto corrente societario molto più facilmente (molte banche richiedono infatti il visto residente per poter aprire il conto corrente corporate) e si ha la facoltà di aprire anche un conto corrente personale; senza visto residente solo investendo grandi cifre si può aprire un conto corrente personale.

3. si possono acquistare auto, affittare case o uffici, e fare tutto quanto necessario per vivere in un luogo.

4. i residenti degli Emirati Arabi posso usare la loro carta di identità locale, la  Emirates ID (emessa insieme al visto), per accedere agli e-gate degli aeroporti locali, saltando così la fila del controllo passaporti.

5. per accedere a sempre più servizi (richiesta di un numero telefonico mobile o fisso, accesso ad ospedali, sottoscrizione di assicurazioni,.. ) è necessario avere una Emirates ID. La prima cosa da fare infatti spesso è far leggere la carta da uno speciale lettore

Per ottenere il visto residente la procedura è in genere abbastanza semplice ed è legata all’apertura di una propria società, all’acquisto di un appartamento di un minimo valore, oppure all’assunzione da parte di un’azienda (in questo caso sarà l’azienda stessa che si occupa delle pratiche). Il visto dura in genere 3 anni, ma la sua validità è legata al fattore che ha dato la possibilità di richiedere il visto; se ad esempio ho ottenuto un visto quale titolare di una azienda, per mantenere il visto devo tenere l’azienda aperta, pur se non operante.