Certificato di buona condotta, ora necessario per avere il visto

Certificato di buona condotta, necessario per avere il visto residente a Dubai

Dal 4 Febbraio 2018 per ottenere il visto residente negli Emirati Arabi, è necessario presentare un Certificate of Good Conduct; non esiste un vero e proprio certificato di buona condotta (esisteva fino a qualche tempo fa e veniva rilasciato dal sindaco del comune di residenza). Ciò che più si avvicina è il casellario giudiziale. Ecco un riepilogo sommario della procedura per ottenere e legalizzare il “certificato del casellario giudiziale” richiesto dalle autorità emiratine.

La procedura di legalizzazione del certificato del casellario giudiziale in Italia è simile a quella dei certificati universitari e scolastici. Il documento deve essere prima richiesto presso la Procura o il Tribunale di riferimento e legalizzato presso l’ufficio consolare dell’ambasciata emiratina a Roma o dal consolato emiratino a Milano e quindi spedito negli EAU. Una volta giunto negli EAU deve essere legalizzato al Ministry of Foreign Affairs (MoFA) e quindi tradotto in inglese o arabo da un traduttore giurato del Ministry of Justice (MoJ). Sono possibili altre modalità di legalizzazione come per esempio tramite traduzione giurata in Italia ma questo comporta tempi di lavorazione superiori perché occorre anche passare in tribunale.

Tramite un nostro partner siamo in grado di offrire il servizio di legalizzazione e traduzione del certificato del casellario giudiziale. Tutta la procedura può essere eseguita a distanza, dall’ottenimento del certificato fino alla consegna negli Emirati Arabi. L’interessato dovrà fornire solo una copia del proprio documento di identità ed un modulo firmato per delegare un incaricato del team a occuparsi della procedura in Italia.

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Aprire una società per la gestione delle criptovalute

Società e criptovalute: quale soluzione scegliere?

In questo periodo si parla tanto di criptovalute, mining, cripto-bancomat, trading. Il modo per entrare direttamente in possesso delle monete virtuali è il cosiddetto mining, un’attività di estrazione delle criptovalute che però richiedere un hardware dedicato e un costo dell’energia elettrica non banale. Per tutti coloro che non possono “minare” criptovalute esistono però dei servizi online per acquistare e vendere le criptovalute, i cosiddetti “exchange” senza dimenticare la possibilità di ricorrere ai bancomat che si stanno facendo largo anche in Italia. Il sistema meno sicuro di tutti rimane invece lo scambio diretto tra privati. Il tutto senza dimenticare poi il proprio eWallet, cioè il portafogli elettronico dove tenere le proprie valute virtuali.

Così come esistono centinaia di criptovalute, esistono anche vari exchange e vari wallet. Anzi a volte proprio un’offerta così variegata rischia di mettere in crisi chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. Gli investitori spesso approcciano questo mondo da “privati”, ma sono sempre di più quelli che – per vari motivi – intendono strutturarsi con delle società prima di fare investimenti.

Ma che tipo di società utilizzare?

Ovviamente dipende dall’importo dell’investimento; per piccole cifre può non valerne la pena o essere antieconomico. Sicuramente però una società che richieda poi di gestire registri contabili, una sede fisica, ecc.. diventa giustificabile solo se gli importi diventano sensibilmente grandi. In alternativa si può invece pensare a holding o società virtuali in Free Zone, senza capitale sociale da versare e senza ufficio fisico o necessità di gestione contabile annuale. Una volta costituita la società bisognerà considerare l’attivazione di un account corporate (cioè a nome della società) su gli exchange desiderati. Ricordiamo infatti che le transazioni exchange <=> conto corrente sono accettate solo se l’intestazione del conto è la stessa; se cioè voglio versare dal conto societario della XYZ FZ LLE 1,000 USD sull’account exchange per acquistare criptovalute, anche l’account dell’exchange dovrà essere intestato alla XYZ FZ LLE.

In un rapporto di Ubs Wealth Management si sostiene che “avrà un significativo impatto sulle società, dal settore finanziario a quello manifatturiero, dall’healthcare alle utility. Stimiamo che, entro il 2027, il blockchain possa far incrementare il valore economico annuo globale di circa 300-400 miliardi di dollari”. I primi effetti si vedono già in questi primi giorni del 2018, con Lombard Odier Investment che ha operato la prima transazione obbligazionaria tramite una blockchain.

“Gli investimenti in blockchain sono simili a quelli effettuati a metà degli anni 90 nel settore di internet. Nei prossimi dieci anni, il blockchain potrebbe, infatti, portare a delle tecnologie che rivoluzionano il settore in maniera significativa. Per il momento, però, sussistono ancora dei limiti tecnologici e quindi non è chiaro quali applicazioni specifiche saranno le più utili/redditizie, oltre agli attuali limiti sui ricavi e sulla redditività effettiva associati al settore”.

emCash nasce la nuova criptovaluta di Dubai

emCash nasce la nuova criptovaluta di Dubai

Dubai è una delle città più futuristiche del mondo, fino al punto di coniare una propria criptovaluta. In pochi decenni ha visto una trasformazione incredibile: da piccolo villaggio nel deserto, oggi Dubai è diventata una delle più grandi metropoli, un fenomeno globale che attrae turisti, partner commerciali e uomini d’affari da tutto il mondo. È anche diventata un punto di riferimento essenziale per lo sviluppo di progetti tecnologici all’avanguardia, sia che si tratti di taxi volanti, di treni velocissimi, di poliziotti robot – o di criptovalute.
Mentre diversi altri paesi hanno parlato di ultimamente di creare le proprie valute digitali, Dubai è uno dei primi a rendere questa una realtà. Una criptovaluta è una moneta digitale che viene utilizzata come modalità di scambio attraverso la crittografia per rendere sicure le transazioni e generare moneta in sé. Il principio fondamentale delle criptovalute è quello di non subire inflazione in quanto non gestite da un ente centralizzato (per esempio le banche per i nostri euro), mentre la sicurezza delle stesse è legata alla tecnologia blockchain.
Il governo locale di Dubai ha di recente ufficialmente lanciato la propria criptovaluta emCash. Secondo Ali Ibrahim, Deputy Director General of Dubai Economy, la emCash sarà considerata legale per ogni tipo di servizi governativi e non governativi: “dal caffè quotidiano, alla tassa della scuola per bambini, dalle spese di servizio a trasferimenti di denaro”.

Una moneta digitale ha diversi vantaggi tra cui permette di eseguire pagamenti e transazioni in tempo reale, senza che i possessori delle valute siano costretti rivelare la propria identità e con elevati livelli di sicurezza. I cittadini degli Emirati Arabi Uniti potranno accedere all’applicazione emWallet sul proprio smartphone.

Quando viene effettuato un pagamento, gli utenti potranno scegliere tra due opzioni di pagamento: utilizzando regolarmente i dirham o la valuta digitale. Mentre il pagamento in dirham passa attraverso il normale processo di liquidazione e costo, i pagamenti di emCash vengono inviati e ricevuti in tempo reale, oltre a risparmiare la tassa destinata all’intermediario.

Infine, il pagamento digitale con emCash riduce anche le frodi e le infrazioni, in quanto la valuta viene emessa sulla base della domanda reale e in tempo reale.
Il Governo degli Emirati credono fermamente che emCash cambierà il mondo degli affari a Dubai e negli Emirati Arabi, incidendo anche nel miglioramento della vita dei propri cittadini.

Aprire una holding in Free Zone a Dubai

Aprire una holding in Free Zone a Dubai

Aprire una holding a Dubai o negli Emirati Arabi, ed in particolare in Free Zone ha notevoli vantaggi, legati alla fiscalità agevolata del Paese.

Una holding, abbreviazione dell’inglese holding company, è una società che possiede azioni o quote (in inglese shares) di altre società. Se la holding non svolge nessuna attività di produzione e di scambio e si limita a dirigere le società controllate, si definisce come una holding “pura” o finanziaria e le società controllate assumono il nome il nome di società operanti. Se invece la holding svolge anche un’attività operativa, si chiama holding mista. L’esercizio del controllo da parte della holding richiede teoricamente l’acquisizione del 51% del pacchetto azionario (quindi la maggioranza) della società controllata. Altrimenti si parla più propriamente di società capogruppo. Se a sua volta la società controllata acquista il controllo di una terza società, si dà luogo ad una costruzione a piramide che consente alla società madre di moltiplicare via via il capitale controllato muovendo da un investimento iniziale relativamente basso.

Tra le varie opzioni abbiamo individuato la Free Zone di Sharjah per la rapidità con cui la holding viene costituita, il costo molto contenuto, le procedure snelle e gli oneri post apertura praticamente nulli.

Quali sono i vantaggi di aprire una holding in Sharjah Free Zone?

Non è richiesto alcun capitale sociale da versare
Non è richiesto ufficio fisico obbligatorio
Nessun requisito di revisione o contabilità
100% proprietà
Tutta la procedura può essere gestita da remoto
Le aziende saranno limitate a responsabilità
Compatibile con l’apertura di conti correnti bancari e acquisizione di proprietà immobiliari.

Cosa occorre per avviare la procedura di costituzione della tua holding:

Fornire un nome della società per vedere se è disponibile
Copia a colori dei passaporti degli azionisti (il passaporto deve essere valido per almeno altri 7 mesi e avere almeno 2 pagine vuote)
Se più di un azionista, la ripartizione delle azioni tra gli azionisti
Se più di un azionista, il nome della persona responsabile della società (Executive Director)
Dati di contatto dell’azionista (per ogni azionista):
– Indirizzo di residenza
– Indirizzo di corrispondenza
– Indirizzo email
– Numero di telefono

Con le informazioni di cui sopra, otterremo i documenti necessari preparati entro 24 ore per la tua firma. La tua Holding Company License sarà pronta in circa 3 giorni lavorativi da quando si hanno in mano tutti i documenti correttamente firmati.

Expo 2020 Dubai: i megaprogetti che cambieranno l'aspetto dell'emirato

Expo 2020 Dubai: i megaprogetti che cambieranno l’aspetto dell’emirato

Expo 2020 Dubai: non è un caso che l’attenzione dei turisti da tutto il mondo si stia concentrando sempre di più su Dubai ed Emirati Arabi. 20 milioni di visitatori: questo l’ambizioso obiettivo previsto dalla ‘Dubai’s Tourism Vision for 2020‘ (Visione del Turismo di Dubai 2020), anno in cui terrà luogo l’attesissimo Expo 2020, facendo sì che Dubai diventi nei prossimi anni una tra le principali destinazioni turistiche mondiali.
Per raggiungere questo obbiettivo, oltre allo sviluppo dei servizi, trasporti ed in generale il miglioramento della vita in Dubai, sono in sviluppo una quantità incredibile di progetti architettonici, tra centri commerciali, attrazioni turistiche, hotel, ville private e vari grattacieli di ogni tipo. Tra questi, abbiamo selezionato i progetti che avranno un enorme impatto sull’aspetto attuale della città.

Questi progetti oltre ad attrarre capitali e investitori, rappresenteranno anche una fantastica opportunità per chi cerca lavoro a Dubai e business, grazie anche a tutto l’indotto. Ricordiamo però che per potersi correttamente approcciare alla realtà locale da un punto di vista imprenditoriale, il primo passo è la costituzione di una società, anche solo in Free Zone, usufruendo così dei vari vantaggi.

Ma adesso vediamo i vari progetti che cambieranno il volto di Dubai.

Bluewaters Island
Protagonista di questo progetto sarà la maestosa ruota panoramica “Ayn Dubai”, precedentemente chiamata Dubai Eye (Eye = occhio, in arabo appunto Ayn) e ispirata alla London Eye di Londra. Sarà la ruota panoramica più alta al mondo, grazie ai suoi 210 metri e sarà costruita appunto su un’isola artificiale (Bluewaters Island) lungo la costa di Jumeirah, di fronte Jumeirah Beach Residence (JBR).

Marsa Al Arab
Prevede due isole artificiali per un totale di 4 milioni di metri quadrati.
Situate ai lati del Burj Al Arab, l’iconico hotel a forma di vela, una delle due isole sarà completamente focalizzata sulle famiglie, ospitando il parco acquatico ”Wild Wadi”, hotel ristoranti e attrazioni turistiche su misura di famiglia. Nell’altra isola, invece, saranno presenti 140 ville private di lusso con spiagge e porti privati. Non mancheranno una zona commerciale e appartamenti residenziali in riva al mare.

Dubai Creek Harbour
Il nuovo distretto si estenderà su 6 chilometri quadrati con 39.000 residenze, 22hotel e zone commerciali e di ristorazione. Si innalzerà al suo centro ”The Tower”, che si prevede essere il nuovo simbolo iconico di dubai e il più alto grattacielo del mondo con un hotel, balconi rotanti e ponti di osservazione ed illuminazione dinamica, combinando l’architettura islamica con il design moderno.

Deira Islands
Di fronte al distretto Deira di Dubai, saranno presenti 4 grandi isole artificiali che offriranno 21 chilometri di spiagge, resort, appartamenti residenziali, un mercato notturno sul lungomare, un centro commerciale e un ampio anfiteatro che potrà ospitare 30.000 persone. Dall’isola si potrà godere di una vista mozzafiato sullo skyline di Dubai e del Golfo Arabico.
Museum of the Future
Il museo, primo nel suo genere sarà la sede per le più grandi innovazioni scientifiche e tecnologiche del mondo e offrirà corsi avanzati, laboratori specializzati ed eventi pubblici. Situato vicino alle ”Emirates towers” in International Financial Centre (DIFC), avrà una particolare forma di ciambella ovale. Il fulcro del museo saranno i “laboratori innovativi”, che si concentreranno sull’istruzione, sulla salute, sull’energia, sui trasporti e sulle città intelligenti, rappresentando cosí l’esempio di un governo giovane, intraprendente che crea visioni futuristiche per un mondo migliore.
Mall of the World
Grande come una mini città completamente al chiuso e climatizzata, si estenderà su una superficie di più di 4.500.000 metri quadrati. Oltre alle aree commerciali e di ristorazione, ci saranno anche un teatro, circa 20.000 camere d’albergo e sopratutto il più grande parco giochi al coperto del mondo (con una cupola aperta durante l’inverno).

Investire in criptovalute a Dubai

Investire in criptovalute a Dubai

Le monete virtuali non sono una scoperta recente, infatti le prime furono lanciate addirittura negli anni ’90, in Cina e negli Stati Uniti. Si trattò per lo più di esperimenti, che furono rapidamente bloccati dai rispettivi Governi per una serie di problematiche legali.  Le criptovalute consistono in uno scambio digitale (di denaro virtuale) è garantiscono sicurezza e e anonimato, grazie ad una tecnologia chiamata blockchain.

Glo stessi Paesi del mondo arabo (in particolare il Golfo e gli Emirati Arabi) si mostrano particolarmente interessati alle criptovalute, la più famosa delle quali è il Bitcoin (BTC); nato nel 2009 e che innescò una vera e propria rivoluzione finanziaria. Questa nuova criptovaluta fu la prima a ricevere un successo planetario, tanto che ancora oggi rimangono la moneta virtuale con la più alta capitalizzazione del mondo. Basti pensare che la loro quotazione di mercato partì da appena 10$, mentre oggi vengono scambiati a oltre 4.200$.

Oltre investire in borsa è possibile investire sulle criptovalute in due modi differenti, comprandole materialmente per poi rivenderle oppure facendo operazioni di trading online. ovviamente nel primo caso si tratta di un’operazione con un alto rischio, soprattutto a causa delle forti oscillazioni delle quotazioni delle monete virtuali sul mercato.

Invece investendo tramite un broker è possibile diminuire i rischi, guadagnando sia quando le quotazioni salgono che quando scendono.

Molti investitori decidono di costituire delle società offshore o in Free Zone per gestire i propri conti. Oppure addirittura di ottenere un visto residente e aprire un conto corrente nella nuova nazione di residenza per gestire i propri investimenti da questo nuovo conto.

Trading e commercio di oro e metalli preziosi

Trading e commercio di oro, pietre e metalli preziosi

L’oro e gli altri metalli preziosi sono sempre stati settori in cui le persone, ma anche Stati, banche e società hanno investito. Il turnover legato ad oro e gioielli negli Emirati Arabi è stimato in 2.5 miliardi di dollari, facendone uno dei 5 principali mercati, unitamente a Cina, India, Stati Uniti e Russia. Dubai gestisce il 30% del mercato di tutto il Medio Oriente; ed è oramai un hub riconosciuto per oro, diamanti, metalli e pietre preziose.

Per investire in questo settore usando Dubai come base, è bene tenere a mente diversi aspetti:

  • bisogna conoscere i principali elementi trainanti di questi mercati; il prezzo dell’oro – ad esempio – è stabilito da un’associazione, la London Buillion Association, di cui fanno parte 5 importanti gruppi bancari.
  • bisogna conoscere i principali paesi minerari, essere aggiornati sulla situazione sociale, politica ed economica;
  • è importante anche conoscere i paesi consumatori e i settori in cui tali metalli vengono principalmente utilizzati, poiché questo influisce sulla domanda; non basta sapere che “gli arabi” sono appassionati di oro e gioielli;
  • è necessario avere una licenza adatta.

Per poter aprire una società di trading di oro e metalli preziosi, la soluzione ottimale è  Dubai Multi Commodities Center (DMCC); con questa licenza è possibile essere registrati con la Emirates Gold refinery, con la dogana e con il corriere autorizzato (Transguard) per importare/esportare i preziosi.

I valori economici per costituire l’azienda sono nell’ordine dei 45,000 USD per il primo anno; 15,000 USD a partire dal secondo anno. Non esitate a contattarci per le procedure e i valori economici aggiornati.

Convertire la patente italiana a Dubai e negli Emirati Arabi

Convertire la patente italiana a Dubai e negli Emirati Arabi

Subito dopo aver conseguito il visto residente, è necessario richiedere la patente emiratina per poter guidare negli Emirati Arabi. Con la patente italiana infatti, alcuni autonoleggi potrebbero continuare a noleggiarci l’auto, ma in caso di controllo rischiamo sanzioni. Quindi il visto residente implica l’obbligo di avere una patente locale.

I paesi che hanno sottoscritto accordi bilaterali consentono anche la conversione della patente in caso si sposti la propria residenza dall’Italia; ecco i Paesi:

Antille Olandesi, Arabia Saudita, Canada, Cile, Cipro, Corea del Sud, Croazia, Emirati Arabi Uniti, Islanda, Macedonia, Mauritius, Principato di Monaco, Sri Lanka, Zambia, Filippine, Israele, Malaysia, Norvegia, San Marino, Sudan, Giappone, Libia, Malta, Oman, Siria, Svizzera, Stati Uniti d’America, Iran, Liechtenstein, Marocco, Polonia, Tunisia e Vietnam.

Pertanto chi ha una valida patente italiana, può richiedere una semplice conversione e ottenere la patente emiratina. Le procedure variano da Emirato ad Emirato, ma in linea di massima la patente viene rilasciata al momento; quello che si richiede è:

  • fotocopia della patente italiana (originale in visione)
  • fotocopia del passaporto e dell’Emirates ID (originali in visione)
  • 2 fotografie
  • visita oculistica presso un centro accreditato
  • traduzione legale della patente (ci sono alcune piccole variazioni a seconda dell’Emirato)
  • pagamento di una fee (anche qui la fee può variare a seconda dell’Emirato)

Una volta ottenuta la patente emiratina, cosa accade a quella italiana? Posso ancora guidare in Italia? La patente emiratina è valida in Italia?

I titolari di patente italiana residenti o dimoranti per un periodo di almeno 6 mesi in Paesi extra UE possono ottenere presso le competenti Autorità diplomatico-consolari italiane la conferma della validità della loro patente italiana, scaduta da non più di tre anni e non rientrante nei casi previsti all’art. 119, commi 2-bis e 4 del Codice della Strada (patenti di conducenti affetti da diabete o la cui idoneità psicofisica deve essere certificata da apposite commissioni mediche). Gli interessati dovranno effettuare la prevista visita medica per l’accertamento dei requisiti psichici e fisici, dopo di che la Rappresentanza diplomatico-consolare rilascerà apposita attestazione di rinnovo.

Tuttavia non tutti hanno avuto la possibilità di confermare / rinnovare la patente italiana e si ritrovano solo con la patente emiratina. La patente di guida rilasciata da qualunque Stato membro dell’Unione Europea è valida in Italia.  Se il guidatore è in possesso di una  patente rilasciata da uno Stato extracomunitario, ma che ha firmato accordi bilaterali con il nostro paese, può guidare in Italia senza limitazioni se provvisto di patente internazionale o di valida traduzione giurata. In caso di guida con patente estera senza allegata la traduzione giurata il codice della strada prevede una sanzione per il trasgressore che va da 400 a 1.600 euro.

Anche qui, alcuni autonoleggi accettano la patente emiratina senza chiedere la patente internazionale o la traduzione giurata, ma questo non protegge dalla possibile sanzione in caso di controllo da parte delle autorità competenti.

Scambio Informazioni Dubai Italia

Scambio di informazioni fiscali tra Emirati Arabi e Italia

Lo scambio di informazioni fiscali tra Italia e Dubai (Emirati Arabi in genere) è un argomento molto attuale e che coinvolge non solo gli addetti ai lavori, ma anche imprenditori e lavoratori (occasionali o residenti). Gli Emirati Arabi Uniti hanno sottoscritto numerosi trattati bilaterali con molti Stati, fra cui l’Italia, per evitare che un soggetto sia tassato due volte nei due paesi per la medesima fonte di reddito e per favorire lo scambio di informazioni.

Di fatto, negli Emirati Arabi non esiste alcuna tassazione, a parte quella applicata alle succursali delle banche straniere, agli hotel e alle grandi compagnie petrolifere e del gas. A Dubai vi è una legislazione in tema fiscale che però, di fatto, non viene applicata.

In particolare, negli Emirati non vengono applicate le seguenti imposte:

  • imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) (Personal income tax)
  • imposta sui rendimenti/redditi finanziari (o sulle plusvalenze) (Capital gain tax)
  • imposta sul valore aggiunto (IVA) (Value added tax)
  • ritenute d’imposta (Withholding tax)
  • imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRES) (Corporate tax).

Anche nelle Free Zone non vi è alcuna tassazione, eccetto l’obbligo di pagamento annuale della tassa relativa alla licenza commerciale.

In accordo con la Normativa FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act) – emanata il 18 marzo 2010 dal governo USA allo scopo di contrastare, con la collaborazione degli intermediari finanziari esteri, l’evasione fiscale –  gli Emirati Arabi già garantivano la condivisione (su richiesta) di dati finanziari e informazioni su soggetti statunitensi che operano all’interno degli Emirati stessi.

Il Common Reporting Standard (CRS) a partire dal 2018 estende questa forma di collaborazione anche a tutte le altre giurisdizioni.

Alcune date di rilievo:

– entro il 30 giugno 2018 sarà necessario completare un report di tutti gli account ad Alto Valore

– entro il 30 settembre 2018 è previsto il primo scambio di informazioni

– entro il 31 dicembre 2018 sarà necessario completare un report di tutti gli account a Basso Valore

Le linee guida previste dal Ministero delle Finanze degli Emirati Arabi, tuttavia, prevedono che le istituzioni finanziarie di segnalazione siano tenute a svolgere le procedure di due diligence e riportare informazioni su tutti i conti detenuti da un titolare del conto residente a fini fiscali in una giurisdizione diversa dagli Stati Uniti o dalla giurisdizione degli Emirati Arabi. Gli Stati Uniti sono esclusi perché le giurisdizioni segnaleranno negli Stati Uniti sotto la FATCA; ma di fatto questa linea guida prevederebbe la non comunicazione di tutti i soggetti residenti negli Emirati Arabi.

Essere “Resident” negli Emirati Arabi significa:

A. per un individuo:
– avere nazionalità emiratina oppure
– avere nazionalità diversa da quella emiratina ma avere:
i. una carta di identità emiratina (Emirates ID) e
ii. un valido Residency Visa (visto residente).

B. per un’entità giuridica:
– essere incorporata, registrata, gestita e controllata nel territorio degli Emirati Arabi Uniti.

Scarica il documento ufficiale rilasciato dal Ministero delle Finanze degli Emirati Arabi: UAE CRS GUIDELINES NOTES

L’articolo e le note riportate nel documento allegato, sono state realizzati per fornire informazioni relative all’attuazione dello scambio automatico di informazioni a scopo fiscale – il Common Reporting Standard – CRS negli Emirati Arabi Uniti. Il tutto non ha un valore legislativo ed è soggetto a cambiamenti; pertanto in caso di dubbi o necessità di consiglia di rivolgersi ad un consulente o ad un entità ufficiale.

Come ottenere la doppia cittadinanza

Come ottenere la doppia cittadinanza

Avere una doppia cittadinanza (o multipla cittadinanza) significa essere in possesso simultaneamente di passaporti rilasciati da Paesi diversi, il cui ottenimento può essere raggiunto in svariate maniere: per nascita, per discendenza, per naturalizzazione, grazie ad investimenti finanziari, e così via.

Le leggi in materia variano molto da stato a stato e possono anche dipendere da accordi internazionali tra i paesi. Questa opportunità non è scontata: esistono infatti molti stati che non la ammettono per i propri cittadini e che di conseguenza stabiliscono la perdita immediata della cittadinanza per coloro che vengono naturalizzati cittadini di un altro stato: per esempio la Cina, l’India, l’Ucraina e il Messico. Così come esistono Stati (tra cui gli Emirati Arabi) che non concedono la cittadinanza a cittadini stranieri, seppur ivi residenti da anni. Bisogna infatti prestare attenzione tra l’avere la residenza (cioè un permesso di soggiorno o visto residente, con relativa carta di identità locale e magari la patente) e ottenere la cittadinanza (cioè il passaporto).

La legge italiana riconosce la possibilità di essere cittadini di più Stati, cioè il diritto di avere la doppia o la plurima cittadinanza. Vale sia per i cittadini italiani che trasferendosi all’estero in modo stabile vogliono ottenere anche la cittadinanza del paese in cui vivono, sia per coloro che arrivano in Italia e decidono di viverci senza rinunciare a essere cittadini del loro paese di origine.

Alcuni vantaggi di avere la doppia cittadinanza:
– avere la seconda cittadinanza nel Paese ospitante annulla la necessità di cercare e mantenere lo status di visto
– può anche dare diritto a portare i membri della famiglia
– può dare diritto ad una serie di benefici (accesso alla sanità, ai sussidi, ecc..) per se stessi e per la propria famiglia
– da’ la possibilità di effettuare determinate operazioni con uno dei due passaporto piuttosto che l’altro (a seconda delle necessità e delle convenienze)
– apre possibilità di business e investimento precluse magari al proprio passaporto di origine
– può dare maggiore libertà finanziaria, bancaria ed in termini di tassazione; ma anche in questo caso dipende dagli accordi tra Paesi. Se siete cittadini statunitensi, ad esempio, possedere un secondo passaporto non cambia i vostri obblighi per quanto riguarda la dichiarazione o il pagamento delle tasse negli Stati Uniti. Fintanto che siete cittadini americani, dovrete pagare le tasse sul vostro reddito proveniente da tutto il mondo. Inoltre, le banche offshore continueranno a fare rapporto allo IRS nei rispetti del FACTA.

Cosa fare per avere la doppia cittadinanza?

Se in determinati Paesi per ottenere la cittadinanza è necessario essere ivi residenti in maniera stabile (avendo quindi un proprio domicilio fisso, delle utenze, pagando le tasse, ecc..) per anni, in altri Paesi è possibile accedere al diritto di cittadinanza grazie ad investimenti nel Paese. Sono alcuni esempi: Antigua & Barbuda, Cipro, Dominica, Grenada, Malta, St Kitts & Nevis.

Ad esempio da due anni Malta ha trovato il modo per stimolare gli investimenti esteri: chi intende ricevere il passaporto deve garantire un contributo di 650 mila euro a un fondo di sviluppo nazionale ad hoc. A questi si aggiungono altri 150 mila euro per l’acquisto di titoli di stato maltesi e immobili nell’isola per un valore di almeno altri 350 mila euro.

Ma esistono programmi che partono da 250,000 USD o poco più.

Non esiste un modo semplice o economico per ottenere un secondo passaporto.

Il business dei secondi passaporti rappresenta svariati miliardi di dollari per gli Stati aperti a queste iniziative. Non mancano i clienti e la domanda spesso supera l’offerta. In un mercato del genere, ai Paesi non interessa sminuire il proprio valore vendendovi un passaporto per 50.000 USD. Se qualcuno vi propone soluzioni a basso costo, fate prima le vostre verifiche.

Contattaci per maggiori informazioni.