Aprire una holding in Free Zone a Dubai

Aprire una holding in Free Zone a Dubai

Aprire una holding a Dubai o negli Emirati Arabi, ed in particolare in Free Zone ha notevoli vantaggi, legati alla fiscalità agevolata del Paese.

Una holding, abbreviazione dell’inglese holding company, è una società che possiede azioni o quote (in inglese shares) di altre società. Se la holding non svolge nessuna attività di produzione e di scambio e si limita a dirigere le società controllate, si definisce come una holding “pura” o finanziaria e le società controllate assumono il nome il nome di società operanti. Se invece la holding svolge anche un’attività operativa, si chiama holding mista. L’esercizio del controllo da parte della holding richiede teoricamente l’acquisizione del 51% del pacchetto azionario (quindi la maggioranza) della società controllata. Altrimenti si parla più propriamente di società capogruppo. Se a sua volta la società controllata acquista il controllo di una terza società, si dà luogo ad una costruzione a piramide che consente alla società madre di moltiplicare via via il capitale controllato muovendo da un investimento iniziale relativamente basso.

Tra le varie opzioni abbiamo individuato la Free Zone di Sharjah per la rapidità con cui la holding viene costituita, il costo molto contenuto, le procedure snelle e gli oneri post apertura praticamente nulli.

Quali sono i vantaggi di aprire una holding in Sharjah Free Zone?

Non è richiesto alcun capitale sociale da versare
Non è richiesto ufficio fisico obbligatorio
Nessun requisito di revisione o contabilità
100% proprietà
Tutta la procedura può essere gestita da remoto
Le aziende saranno limitate a responsabilità
Compatibile con l’apertura di conti correnti bancari e acquisizione di proprietà immobiliari.

Cosa occorre per avviare la procedura di costituzione della tua holding:

Fornire un nome della società per vedere se è disponibile
Copia a colori dei passaporti degli azionisti (il passaporto deve essere valido per almeno altri 7 mesi e avere almeno 2 pagine vuote)
Se più di un azionista, la ripartizione delle azioni tra gli azionisti
Se più di un azionista, il nome della persona responsabile della società (Executive Director)
Dati di contatto dell’azionista (per ogni azionista):
– Indirizzo di residenza
– Indirizzo di corrispondenza
– Indirizzo email
– Numero di telefono

Con le informazioni di cui sopra, otterremo i documenti necessari preparati entro 24 ore per la tua firma. La tua Holding Company License sarà pronta in circa 3 giorni lavorativi da quando si hanno in mano tutti i documenti correttamente firmati.

Expo 2020 Dubai: i megaprogetti che cambieranno l'aspetto dell'emirato

Expo 2020 Dubai: i megaprogetti che cambieranno l’aspetto dell’emirato

Expo 2020 Dubai: non è un caso che l’attenzione dei turisti da tutto il mondo si stia concentrando sempre di più su Dubai ed Emirati Arabi. 20 milioni di visitatori: questo l’ambizioso obiettivo previsto dalla ‘Dubai’s Tourism Vision for 2020‘ (Visione del Turismo di Dubai 2020), anno in cui terrà luogo l’attesissimo Expo 2020, facendo sì che Dubai diventi nei prossimi anni una tra le principali destinazioni turistiche mondiali.
Per raggiungere questo obbiettivo, oltre allo sviluppo dei servizi, trasporti ed in generale il miglioramento della vita in Dubai, sono in sviluppo una quantità incredibile di progetti architettonici, tra centri commerciali, attrazioni turistiche, hotel, ville private e vari grattacieli di ogni tipo. Tra questi, abbiamo selezionato i progetti che avranno un enorme impatto sull’aspetto attuale della città.

Questi progetti oltre ad attrarre capitali e investitori, rappresenteranno anche una fantastica opportunità per chi cerca lavoro a Dubai e business, grazie anche a tutto l’indotto. Ricordiamo però che per potersi correttamente approcciare alla realtà locale da un punto di vista imprenditoriale, il primo passo è la costituzione di una società, anche solo in Free Zone, usufruendo così dei vari vantaggi.

Ma adesso vediamo i vari progetti che cambieranno il volto di Dubai.

Bluewaters Island
Protagonista di questo progetto sarà la maestosa ruota panoramica “Ayn Dubai”, precedentemente chiamata Dubai Eye (Eye = occhio, in arabo appunto Ayn) e ispirata alla London Eye di Londra. Sarà la ruota panoramica più alta al mondo, grazie ai suoi 210 metri e sarà costruita appunto su un’isola artificiale (Bluewaters Island) lungo la costa di Jumeirah, di fronte Jumeirah Beach Residence (JBR).

Marsa Al Arab
Prevede due isole artificiali per un totale di 4 milioni di metri quadrati.
Situate ai lati del Burj Al Arab, l’iconico hotel a forma di vela, una delle due isole sarà completamente focalizzata sulle famiglie, ospitando il parco acquatico ”Wild Wadi”, hotel ristoranti e attrazioni turistiche su misura di famiglia. Nell’altra isola, invece, saranno presenti 140 ville private di lusso con spiagge e porti privati. Non mancheranno una zona commerciale e appartamenti residenziali in riva al mare.

Dubai Creek Harbour
Il nuovo distretto si estenderà su 6 chilometri quadrati con 39.000 residenze, 22hotel e zone commerciali e di ristorazione. Si innalzerà al suo centro ”The Tower”, che si prevede essere il nuovo simbolo iconico di dubai e il più alto grattacielo del mondo con un hotel, balconi rotanti e ponti di osservazione ed illuminazione dinamica, combinando l’architettura islamica con il design moderno.

Deira Islands
Di fronte al distretto Deira di Dubai, saranno presenti 4 grandi isole artificiali che offriranno 21 chilometri di spiagge, resort, appartamenti residenziali, un mercato notturno sul lungomare, un centro commerciale e un ampio anfiteatro che potrà ospitare 30.000 persone. Dall’isola si potrà godere di una vista mozzafiato sullo skyline di Dubai e del Golfo Arabico.
Museum of the Future
Il museo, primo nel suo genere sarà la sede per le più grandi innovazioni scientifiche e tecnologiche del mondo e offrirà corsi avanzati, laboratori specializzati ed eventi pubblici. Situato vicino alle ”Emirates towers” in International Financial Centre (DIFC), avrà una particolare forma di ciambella ovale. Il fulcro del museo saranno i “laboratori innovativi”, che si concentreranno sull’istruzione, sulla salute, sull’energia, sui trasporti e sulle città intelligenti, rappresentando cosí l’esempio di un governo giovane, intraprendente che crea visioni futuristiche per un mondo migliore.
Mall of the World
Grande come una mini città completamente al chiuso e climatizzata, si estenderà su una superficie di più di 4.500.000 metri quadrati. Oltre alle aree commerciali e di ristorazione, ci saranno anche un teatro, circa 20.000 camere d’albergo e sopratutto il più grande parco giochi al coperto del mondo (con una cupola aperta durante l’inverno).

Investire in criptovalute a Dubai

Investire in criptovalute a Dubai

Le monete virtuali non sono una scoperta recente, infatti le prime furono lanciate addirittura negli anni ’90, in Cina e negli Stati Uniti. Si trattò per lo più di esperimenti, che furono rapidamente bloccati dai rispettivi Governi per una serie di problematiche legali.  Le criptovalute consistono in uno scambio digitale (di denaro virtuale) è garantiscono sicurezza e e anonimato, grazie ad una tecnologia chiamata blockchain.

Glo stessi Paesi del mondo arabo (in particolare il Golfo e gli Emirati Arabi) si mostrano particolarmente interessati alle criptovalute, la più famosa delle quali è il Bitcoin (BTC); nato nel 2009 e che innescò una vera e propria rivoluzione finanziaria. Questa nuova criptovaluta fu la prima a ricevere un successo planetario, tanto che ancora oggi rimangono la moneta virtuale con la più alta capitalizzazione del mondo. Basti pensare che la loro quotazione di mercato partì da appena 10$, mentre oggi vengono scambiati a oltre 4.200$.

Oltre investire in borsa è possibile investire sulle criptovalute in due modi differenti, comprandole materialmente per poi rivenderle oppure facendo operazioni di trading online. ovviamente nel primo caso si tratta di un’operazione con un alto rischio, soprattutto a causa delle forti oscillazioni delle quotazioni delle monete virtuali sul mercato.

Invece investendo tramite un broker è possibile diminuire i rischi, guadagnando sia quando le quotazioni salgono che quando scendono.

Molti investitori decidono di costituire delle società offshore o in Free Zone per gestire i propri conti. Oppure addirittura di ottenere un visto residente e aprire un conto corrente nella nuova nazione di residenza per gestire i propri investimenti da questo nuovo conto.

Trading e commercio di oro e metalli preziosi

Trading e commercio di oro, pietre e metalli preziosi

L’oro e gli altri metalli preziosi sono sempre stati settori in cui le persone, ma anche Stati, banche e società hanno investito. Il turnover legato ad oro e gioielli negli Emirati Arabi è stimato in 2.5 miliardi di dollari, facendone uno dei 5 principali mercati, unitamente a Cina, India, Stati Uniti e Russia. Dubai gestisce il 30% del mercato di tutto il Medio Oriente; ed è oramai un hub riconosciuto per oro, diamanti, metalli e pietre preziose.

Per investire in questo settore usando Dubai come base, è bene tenere a mente diversi aspetti:

  • bisogna conoscere i principali elementi trainanti di questi mercati; il prezzo dell’oro – ad esempio – è stabilito da un’associazione, la London Buillion Association, di cui fanno parte 5 importanti gruppi bancari.
  • bisogna conoscere i principali paesi minerari, essere aggiornati sulla situazione sociale, politica ed economica;
  • è importante anche conoscere i paesi consumatori e i settori in cui tali metalli vengono principalmente utilizzati, poiché questo influisce sulla domanda; non basta sapere che “gli arabi” sono appassionati di oro e gioielli;
  • è necessario avere una licenza adatta.

Per poter aprire una società di trading di oro e metalli preziosi, la soluzione ottimale è  Dubai Multi Commodities Center (DMCC); con questa licenza è possibile essere registrati con la Emirates Gold refinery, con la dogana e con il corriere autorizzato (Transguard) per importare/esportare i preziosi.

I valori economici per costituire l’azienda sono nell’ordine dei 45,000 USD per il primo anno; 15,000 USD a partire dal secondo anno. Non esitate a contattarci per le procedure e i valori economici aggiornati.

Convertire la patente italiana a Dubai e negli Emirati Arabi

Convertire la patente italiana a Dubai e negli Emirati Arabi

Subito dopo aver conseguito il visto residente, è necessario richiedere la patente emiratina per poter guidare negli Emirati Arabi. Con la patente italiana infatti, alcuni autonoleggi potrebbero continuare a noleggiarci l’auto, ma in caso di controllo rischiamo sanzioni. Quindi il visto residente implica l’obbligo di avere una patente locale.

I paesi che hanno sottoscritto accordi bilaterali consentono anche la conversione della patente in caso si sposti la propria residenza dall’Italia; ecco i Paesi:

Antille Olandesi, Arabia Saudita, Canada, Cile, Cipro, Corea del Sud, Croazia, Emirati Arabi Uniti, Islanda, Macedonia, Mauritius, Principato di Monaco, Sri Lanka, Zambia, Filippine, Israele, Malaysia, Norvegia, San Marino, Sudan, Giappone, Libia, Malta, Oman, Siria, Svizzera, Stati Uniti d’America, Iran, Liechtenstein, Marocco, Polonia, Tunisia e Vietnam.

Pertanto chi ha una valida patente italiana, può richiedere una semplice conversione e ottenere la patente emiratina. Le procedure variano da Emirato ad Emirato, ma in linea di massima la patente viene rilasciata al momento; quello che si richiede è:

  • fotocopia della patente italiana (originale in visione)
  • fotocopia del passaporto e dell’Emirates ID (originali in visione)
  • 2 fotografie
  • visita oculistica presso un centro accreditato
  • traduzione legale della patente (ci sono alcune piccole variazioni a seconda dell’Emirato)
  • pagamento di una fee (anche qui la fee può variare a seconda dell’Emirato)

Una volta ottenuta la patente emiratina, cosa accade a quella italiana? Posso ancora guidare in Italia? La patente emiratina è valida in Italia?

I titolari di patente italiana residenti o dimoranti per un periodo di almeno 6 mesi in Paesi extra UE possono ottenere presso le competenti Autorità diplomatico-consolari italiane la conferma della validità della loro patente italiana, scaduta da non più di tre anni e non rientrante nei casi previsti all’art. 119, commi 2-bis e 4 del Codice della Strada (patenti di conducenti affetti da diabete o la cui idoneità psicofisica deve essere certificata da apposite commissioni mediche). Gli interessati dovranno effettuare la prevista visita medica per l’accertamento dei requisiti psichici e fisici, dopo di che la Rappresentanza diplomatico-consolare rilascerà apposita attestazione di rinnovo.

Tuttavia non tutti hanno avuto la possibilità di confermare / rinnovare la patente italiana e si ritrovano solo con la patente emiratina. La patente di guida rilasciata da qualunque Stato membro dell’Unione Europea è valida in Italia.  Se il guidatore è in possesso di una  patente rilasciata da uno Stato extracomunitario, ma che ha firmato accordi bilaterali con il nostro paese, può guidare in Italia senza limitazioni se provvisto di patente internazionale o di valida traduzione giurata. In caso di guida con patente estera senza allegata la traduzione giurata il codice della strada prevede una sanzione per il trasgressore che va da 400 a 1.600 euro.

Anche qui, alcuni autonoleggi accettano la patente emiratina senza chiedere la patente internazionale o la traduzione giurata, ma questo non protegge dalla possibile sanzione in caso di controllo da parte delle autorità competenti.

Scambio Informazioni Dubai Italia

Scambio di informazioni fiscali tra Emirati Arabi e Italia

Lo scambio di informazioni fiscali tra Italia e Dubai (Emirati Arabi in genere) è un argomento molto attuale e che coinvolge non solo gli addetti ai lavori, ma anche imprenditori e lavoratori (occasionali o residenti). Gli Emirati Arabi Uniti hanno sottoscritto numerosi trattati bilaterali con molti Stati, fra cui l’Italia, per evitare che un soggetto sia tassato due volte nei due paesi per la medesima fonte di reddito e per favorire lo scambio di informazioni.

Di fatto, negli Emirati Arabi non esiste alcuna tassazione, a parte quella applicata alle succursali delle banche straniere, agli hotel e alle grandi compagnie petrolifere e del gas. A Dubai vi è una legislazione in tema fiscale che però, di fatto, non viene applicata.

In particolare, negli Emirati non vengono applicate le seguenti imposte:

  • imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) (Personal income tax)
  • imposta sui rendimenti/redditi finanziari (o sulle plusvalenze) (Capital gain tax)
  • imposta sul valore aggiunto (IVA) (Value added tax)
  • ritenute d’imposta (Withholding tax)
  • imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRES) (Corporate tax).

Anche nelle Free Zone non vi è alcuna tassazione, eccetto l’obbligo di pagamento annuale della tassa relativa alla licenza commerciale.

In accordo con la Normativa FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act) – emanata il 18 marzo 2010 dal governo USA allo scopo di contrastare, con la collaborazione degli intermediari finanziari esteri, l’evasione fiscale –  gli Emirati Arabi già garantivano la condivisione (su richiesta) di dati finanziari e informazioni su soggetti statunitensi che operano all’interno degli Emirati stessi.

Il Common Reporting Standard (CRS) a partire dal 2018 estende questa forma di collaborazione anche a tutte le altre giurisdizioni.

Alcune date di rilievo:

– entro il 30 giugno 2018 sarà necessario completare un report di tutti gli account ad Alto Valore

– entro il 30 settembre 2018 è previsto il primo scambio di informazioni

– entro il 31 dicembre 2018 sarà necessario completare un report di tutti gli account a Basso Valore

Le linee guida previste dal Ministero delle Finanze degli Emirati Arabi, tuttavia, prevedono che le istituzioni finanziarie di segnalazione siano tenute a svolgere le procedure di due diligence e riportare informazioni su tutti i conti detenuti da un titolare del conto residente a fini fiscali in una giurisdizione diversa dagli Stati Uniti o dalla giurisdizione degli Emirati Arabi. Gli Stati Uniti sono esclusi perché le giurisdizioni segnaleranno negli Stati Uniti sotto la FATCA; ma di fatto questa linea guida prevederebbe la non comunicazione di tutti i soggetti residenti negli Emirati Arabi.

Essere “Resident” negli Emirati Arabi significa:

A. per un individuo:
– avere nazionalità emiratina oppure
– avere nazionalità diversa da quella emiratina ma avere:
i. una carta di identità emiratina (Emirates ID) e
ii. un valido Residency Visa (visto residente).

B. per un’entità giuridica:
– essere incorporata, registrata, gestita e controllata nel territorio degli Emirati Arabi Uniti.

Scarica il documento ufficiale rilasciato dal Ministero delle Finanze degli Emirati Arabi: UAE CRS GUIDELINES NOTES

L’articolo e le note riportate nel documento allegato, sono state realizzati per fornire informazioni relative all’attuazione dello scambio automatico di informazioni a scopo fiscale – il Common Reporting Standard – CRS negli Emirati Arabi Uniti. Il tutto non ha un valore legislativo ed è soggetto a cambiamenti; pertanto in caso di dubbi o necessità di consiglia di rivolgersi ad un consulente o ad un entità ufficiale.

Come ottenere la doppia cittadinanza

Come ottenere la doppia cittadinanza

Avere una doppia cittadinanza (o multipla cittadinanza) significa essere in possesso simultaneamente di passaporti rilasciati da Paesi diversi, il cui ottenimento può essere raggiunto in svariate maniere: per nascita, per discendenza, per naturalizzazione, grazie ad investimenti finanziari, e così via.

Le leggi in materia variano molto da stato a stato e possono anche dipendere da accordi internazionali tra i paesi. Questa opportunità non è scontata: esistono infatti molti stati che non la ammettono per i propri cittadini e che di conseguenza stabiliscono la perdita immediata della cittadinanza per coloro che vengono naturalizzati cittadini di un altro stato: per esempio la Cina, l’India, l’Ucraina e il Messico. Così come esistono Stati (tra cui gli Emirati Arabi) che non concedono la cittadinanza a cittadini stranieri, seppur ivi residenti da anni. Bisogna infatti prestare attenzione tra l’avere la residenza (cioè un permesso di soggiorno o visto residente, con relativa carta di identità locale e magari la patente) e ottenere la cittadinanza (cioè il passaporto).

La legge italiana riconosce la possibilità di essere cittadini di più Stati, cioè il diritto di avere la doppia o la plurima cittadinanza. Vale sia per i cittadini italiani che trasferendosi all’estero in modo stabile vogliono ottenere anche la cittadinanza del paese in cui vivono, sia per coloro che arrivano in Italia e decidono di viverci senza rinunciare a essere cittadini del loro paese di origine.

Alcuni vantaggi di avere la doppia cittadinanza:
– avere la seconda cittadinanza nel Paese ospitante annulla la necessità di cercare e mantenere lo status di visto
– può anche dare diritto a portare i membri della famiglia
– può dare diritto ad una serie di benefici (accesso alla sanità, ai sussidi, ecc..) per se stessi e per la propria famiglia
– da’ la possibilità di effettuare determinate operazioni con uno dei due passaporto piuttosto che l’altro (a seconda delle necessità e delle convenienze)
– apre possibilità di business e investimento precluse magari al proprio passaporto di origine
– può dare maggiore libertà finanziaria, bancaria ed in termini di tassazione; ma anche in questo caso dipende dagli accordi tra Paesi. Se siete cittadini statunitensi, ad esempio, possedere un secondo passaporto non cambia i vostri obblighi per quanto riguarda la dichiarazione o il pagamento delle tasse negli Stati Uniti. Fintanto che siete cittadini americani, dovrete pagare le tasse sul vostro reddito proveniente da tutto il mondo. Inoltre, le banche offshore continueranno a fare rapporto allo IRS nei rispetti del FACTA.

Cosa fare per avere la doppia cittadinanza?

Se in determinati Paesi per ottenere la cittadinanza è necessario essere ivi residenti in maniera stabile (avendo quindi un proprio domicilio fisso, delle utenze, pagando le tasse, ecc..) per anni, in altri Paesi è possibile accedere al diritto di cittadinanza grazie ad investimenti nel Paese. Sono alcuni esempi: Antigua & Barbuda, Cipro, Dominica, Grenada, Malta, St Kitts & Nevis.

Ad esempio da due anni Malta ha trovato il modo per stimolare gli investimenti esteri: chi intende ricevere il passaporto deve garantire un contributo di 650 mila euro a un fondo di sviluppo nazionale ad hoc. A questi si aggiungono altri 150 mila euro per l’acquisto di titoli di stato maltesi e immobili nell’isola per un valore di almeno altri 350 mila euro.

Ma esistono programmi che partono da 250,000 USD o poco più.

Non esiste un modo semplice o economico per ottenere un secondo passaporto.

Il business dei secondi passaporti rappresenta svariati miliardi di dollari per gli Stati aperti a queste iniziative. Non mancano i clienti e la domanda spesso supera l’offerta. In un mercato del genere, ai Paesi non interessa sminuire il proprio valore vendendovi un passaporto per 50.000 USD. Se qualcuno vi propone soluzioni a basso costo, fate prima le vostre verifiche.

Contattaci per maggiori informazioni.

Bitcoin e criptovalute: investimento o strumento?

Bitcoin e criptovalute: investimento o strumento?

Arrivati quasi alla metà del 2017, è facile pentirsi di non aver investito nel Bitcoin quando valeva qualche dollaro, dal momento che oggi supera i 1,100 USD.. Purtroppo nessuno di noi ha la bacchetta magica o la macchina del tempo, per cui non ci resta che guardare avanti tra i vari pareri contrastanti e provare a fare alcune considerazioni e previsioni su come investire sulle criptovalute negli anni futuri.

Puoi provarci e avere fortuna, ma oggi investire nelle criptovalute può essere un azzardo. È come fare un intervento di chirurgia agli occhi su un lettino mobile con i rollerblade. Può anche darti adrenalina, ma il risultato finale può essere doloroso

spiega The Middle Ground.

Una criptovaluta è una valuta paritaria, decentralizzata digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé. Come ogni valuta digitale, consente di effettuare pagamenti online in maniera sicura. La blockchain, il libro mastro che registra tutte gli scambi che avvengono, ha dato quella spinta in più che mancava, annullando la possibilità di frodi. Paesi e governi non sono esenti dal fascino di questi nuovi strumenti e hanno iniziato a investire; si veda ad esempio il rapporto tra Dubai, criptovalute e blockchain.

Quali criptovalute è opportuno considerare per un investimento a lungo termine? Ad oggi ci sono 5 criptovalute che – sia per la loro storia, sia per i propri fondamentali – costituiscono una buona materia di investimento. Alla fine di questo articolo sarà riportata una descrizione di ciascuna criptovaluta.

Da non sottovalutare l’idea di costituire una società in Free Zone per gestire l’investimento valutario in criptovalute. Contattaci per maggiori informazioni.

Ma la le criptovalute non vanno solo viste come investimento finanziario.

Le criptovalute come strumento

Così come per tutte le altre valute, anche le criptovalute possono essere considerate uno strumento, non solo un investimento.

Individuiamo principalmente 3 vantaggi rispetto alla moneta tradizionale:

1. Sicurezza: ogni transazione avviene solo se l’intero network l’ha vista e registrata (grazie alla blockchain), quindi imbrogliare diventa davvero difficile. È di fatto impossibile corrompere il registro: non si può scriverlo da soli; e non lo si può cambiare se lo hanno scritto gli altri; non è più un lavoro umano.

2. Anonimato: se anche la moneta tradizionale è in se stessa anonima se in forma “cash”, lo spostamento legale di grandi quantità di denaro è effettuato attraverso le banche. Recentemente le autorità americane hanno sequestrato svariati milioni di dollari in transazioni illegali; tuttavia, pensare che questi abusi rendano le criptovalute illegali, equivale a dire che i coltelli sono sbagliate perché qualcuno li usa come arma, senza ricordare che tutti noi li usiamo nel quotidiano durante i pasti.

3. Indipendenza: le criptovalute sono svincolate dal sistema bancario e dai vari governi. Impedendo la possibilità che un governo confischi o blocchi i trasferimenti (governo Amato nel ’92) o che la banca non fallisca portandosi via i nostri fondi sui conti correnti o che la banca centrale la svaluti.

Gli online marketplace (i siti internet di intermediazione per la compravendita di un bene o un servizio) si stanno muovendo verso le criptovalute (Bitcoin, Ethereum e altre ancora) anche a Dubai. La tecnologia blockchain (alla base di questi sistemi) d’altronde sta diventando un’obiettivo anche del Governo di Dubai, che si sta orientando verso soluzioni innovative per tutta la gestione telematica.

In occasione di un incontro ufficiale, abbiamo avuto la fortuna di incontrare Paul Mahone, CEO di BitBoost (un marketplace basato su Ethereum) che dichiara:

Le blockchain sono il futuro; e abbiamo investito su questa tecnologia per impostare BitBoost, piattaforma basata su una cripto valuta. Ethereum ci permette di esternalizzare l’infrastruttura globale che eBay deve invece mantenere, con il risultato che siamo in grado di chiedere molto, molto meno agli utenti che utilizzano il servizio. La semplicità della struttura è evidente: si paga una fee di 1 $ (pagato nell’equivalente in gettoni BitBoost) per ciascun oggetto caricato..

Elenco delle principali criptovalute

Fonte: valutevirtuali.com

Bitcoin (BTC)

Per alcuni potrebbe essere scontato dire che il Bitcoin è una criptovaluta su cui investire: sicuramente il BTC ha raggiunto ultimamente un prezzo alto rispetto ad inizio anno e, come detto in precedenza, sono circa 3 anni che non tocca il proprio massimo. Ricordiamo però che se il tasso di adozione di tutte le criptovalute è arrivato a questo punto, il merito è sicuramente dell’apripista Bitcoin. Senza il Bitcoin probabilmente la maggioranza delle altre criptovalute non esisterebbe e, senza gli errori che Bitcoin ha dovuto sperimentare per primo, le altre non avrebbero ideato dei meccanismi più sofisticati e avanzati.

Detto questo, il Bitcoin resta sempre la criptovaluta di riferimento non solo per il tasso di adozione da parte di sviluppatori e miner, ma anche per angel investors che riversano nell’ecosistema Bitcoin un grande volume di capitale.

Dobbiamo quindi aspettarci che il Bitcoin sia ancora la valuta virtuale di riferimento negli anni a venire, con conseguente ampliamento del tasso di adozione e sostanziale incremento del prezzo.

Ethereum (ETH)

Ethereum è la seconda criptovaluta per capitalizzazione e si è affermata come alternativa al Bitcoin all’inizio del 2016. La peculiarità di Ethereum sta nell’innovazione portata grazie alla propria blockchain che permette di sviluppare applicazioni decentralizzate basandosi su di essa. La propria valuta, l’Ether, viene infatti utilizzata da applicazioni che si basano su Ethereum per eseguire smart contracts. Grazie a questa funzionalità Ethereum non diventa solo un modo per scambiare valuta ma può far transitare e scambiare tra due nodi un qualsiasi tipo di asset, si può cioè scambiare un qualsiasi tipo di valore.

Questa peculiarità non è rimasta certo inosservata agli occhi di banche ed altri investitori di capitale che hanno riversato nel progetto Ethereum ingenti somme di capitale. Anche se Ethereum ha dovuto affrontare in quest’anno diversi problemi legati alla sicurezza (ed un po’ di perdita di credibilità soprattutto dovuta al fallimento della prima DAO) resta sicuramente una valuta su cui puntare nel futuro. Il fatto che abbia saputo reagire prontamente alle minacce hacker ed il prezzo ribassato potrebbero costituire in effetti due buone ragioni per investire in questo momento.

Ripple (XRP)

La terza moneta virtuale per capitalizzazione ed anche una delle poche a consentire lo scambio dei propri token senza applicare una fee. Sicuramente l’organizzazione che sta alle spalle di questa valuta è considerata una delle più professionali ed affidabili. E’ vero, Ripple ha subito delle forti oscillazioni in passato che hanno portato il valore sui 10k satoshi per poi tornare ad essere scambiato su un valore compreso tra gli 800 ed i 1000 satoshi. Ultimamente però il volume degli scambi si sta intensificando ed è possibile che Ripple torni ad essere sulla breccia nel 2017. Il valore rispetto al BTC è abbastanza basso e non è escluso che questa valuta possa tornare a breve ad essere considerata come la prima alternativa al BTC.

Litecoin (LTC)

Dopo esser salito alla ribalta nel 2013, come prima alternativa al Bitcoin, il Litecoin si è un po’ crogiolato sugli allori e non ha saputo mantenere la spinta iniziale. Anche l’emergere di altre criptovalute ha, per certi versi, rallentato la corsa di questa moneta che era arrivata a valere 25$, mentre adesso viene quotata attorno ai 4$. Certo è che il Litecoin è ancora la più utilizzata, dopo al Bitcoin, nella maggior parte dei siti internet che accettano pagamenti con valuta virtuale. L’organizzazione è solida e la professionalità degli sviluppatori che supportano il LTC non si discute. Non è quindi detto che il Litecoin non possa tornare prepotentemente alla ribalta dopo un periodo passato in sordina. Il prezzo attuale, tra l’altro, potrebbe costituire un ottimo entry point.

Monero (XMR)

Ultima tra le 5 ma solo per capitalizzazione, il Monero è invece la valuta virtuale del momento essendo passata da una valutazione di circa 1$ ad inizio Giugno 2016 a valere circa 7,5$ a fine Novembre. La speculazione che ha portato il Monero a valere sui 14$ ad inizio Settembre è dovuta per lo più alla fama che si è guadagnata nell’essere la più anonima tra le criptovalute. Questa caratteristica le ha accattivato il favore dei più larghi marketplace presenti sulla Dark Net, dove vengono processati milioni di transazioni in completo anonimato ogni mese e dove il fatto di essere irrintracciabile è una caratteristica di primaria importanza. Oltre a questo, il team di Monero ha annunciato lo sviluppo di payb.ee, un gateway per i pagamenti che consentirebbe la conversione istantanea tra Monero, Bitcoin e valute Fiat. Se questo fosse realizzato ci sarebbe un’adozione massiccia di Monero da parte di molti commercianti ed infine arriverebbero anche i fondi di investimento che farebbero salire il prezzo a livelli molto più alti di quelli attuali. Per questo Monero viene considerata una criptovaluta con altissimo potenziale ed è per molti un investimento da non lasciarsi scappare.

Meglio aprire una LTD a Londra o una Free Zone Company a Dubai?

Meglio aprire una LTD a Londra o una Free Zone Company a Dubai?

Rispondere a una domanda come questa non è semplice e dipende dalle specifiche esigenze del cliente. Ciò che può andare bene ad un cliente, non è detto che possa essere adatto alle esigenze di un altro. E in ogni caso affidarsi ad un professionista competente evita problemi fiscali o esterovestizione.

La prima considerazione da fare riguarda il territorio target; se la nostra azienda ha maggiori interessi in Inghilterra o Dubai, la scelta diventa quasi obbligata. Se invece una società ha interessi distribuiti a livello internazionale, l’opzione migliore diventa meno intuitiva.

Vediamo quindi alcune caratteristiche generali delle due tipologie societarie.

Una Ltd è il corrispondente della nostra S.r.l. (Società a Responsabilità Limitata) e per costituirla non è indispensabile avere una Partita IVA (VAT) ma basta dichiarare l’apertura della nuova Società alla Companies House. Il nome è collegato a imprese che operano nel Regno Unito e in molti paesi del Commonwealth; i tempi burocratici sono molto veloci. Le Ltd godono di alcuni benefici di responsabilità e fiscali, in particolare una tassazione relativamente bassa.

I requisiti essenziali per non incappare in sanzioni e istituire una società legalmente riconosciuta:

1) Come abbiamo già detto è necessario avere un ufficio registrato nel Regno Unito, poter dimostrare di essere residenti in loco e avere dipendenti regolarmente assunti che lavorano in sede.

2) Alcune infrastrutture utilizzate per il marketing devono essere necessariamente site in suolo britannico, ad esempio il server se decidiamo di sfruttare un e-commerce per il nostro business oppure aprire un semplice sito vetrina.

3) Bisogna presentare una copia dello statuto sociale e dell’atto costitutivo, inoltre si deve redigere l’albo degli amministratori societari e del personale adibito alla ricezione delle notifiche ufficiali.

Il sistema fiscale del Regno Unito si basa su un doppio binario o livello di imposizione:

– un primo livello gestito dall’HMRC (HM Revenue and Custom) a cura del Governo Centrale (equiparabile alla nostra Agenzia delle Entrate);

– un secondo livello che riguarda i tributi locali (equiparabili ai tributi imposti dalle nostre Regioni o Comuni nell’ambito del federalismo fiscale).

Anche nel Regno Unito così come in Italia abbiamo una duplice tipologia di imposte:

imposte dirette (direct taxes);
imposte indirette (indirect taxes).

Le prime (direct taxes) comprendono:

  • income taxs (tasse sul reddito);
  • corporation tax (tassa societaria);
  • inheritance tax (tassa successoria);
  • capital gains tax (tassa sulle plusvalenze);

Le seconde (indirect taxes) comprendono invece:

  • value added tax – V.A.T. (Iva);
  • stamp duty (imposta di bollo);
  • stamp duty land tax (imposta di bollo sulle proprietà);
  • customs duty (dazi doganali).

Al fine di poter valutare l’imposizione fiscale, una società LTD è quindi tenuta a tenere una serie di registri contabili. Ma si ha il vantaggio di essere comunque vicino l’Italia ben posizionati rispetto ad altri Paesi Europei. Inoltre i costi di costituzione sono estremamente bassi (anche se poi si devono considerare i costi di gestione).

Un ulteriore vantaggio può essere rappresentato dalla sterlina debole grazie alla Brexit, che quindi facilita investimenti stranieri.

Anche per aprire una società in Free Zone a Dubai o negli Emirati Arabi i tempi sono abbastanza rapidi; i tempi relativi strettamente alle licenze possono essere indicativamente di poche settimane se non di meno (mediamente 10 giorni lavorativi).

Aprire una società in Free Zone a Dubai o negli Emirati Arabi comporta numerosi vantaggi. Una Free Zone (Zona Franca) è un’area specificamente destinata alla promozione del commercio, all’esportazione ed all’apertura dell’economia locale (emiratina in questo caso) al mondo esterno, e gli Emirati Arabi Uniti hanno una posizione strategica per il commercio internazionale. Le Free Zone degli Emirati Arabi Uniti sono state create allo scopo di facilitare gli investimenti stranieri; di conseguenza le procedure per insediarsi nelle zone franche sono relativamente semplici, veloci e relativamente economiche.

Aprire una società in Free Zone offre agli investitori una serie di vantaggi:

– Proprietà straniera del 100%
Nessuna imposta sulle società
– Libertà di rimpatriare il capitale e il reddito
– Nessuna imposta sul reddito personale
– Completa esenzione dai dazi doganali
– Nessuna restrizione valutaria
– Nessuna lungaggine burocratica (in 10 giorni si ha la licenza)
– Nessun obbligo di assunzione
– Possibilità di richiedere un visa resident se necessario e di aprire un conto corrente bancario personale (oltre quello corporate)

A cui aggiungere in alcune Free Zone:
Nessun obbligo di presentazione di registri contabili
– Nessun obbligo di ufficio
– Nessun capitale sociale da versare richiesto

Ci sono Free Zone in cui si costituisce un’azienda con poco meno di 5,000 USD. Tutte le licenze negli Emirati arabi hanno un costo annuale di rinnovo. Ma a fronte di questo poi non ci sono altri oneri con questa free zone come dicevamo: ufficio, spese di contabilità, ecc.. A fine anno si decide se rinnovare (basta pagare il rinnovo) o chiudere la società.

Conclusioni

Come si diceva non esiste una risposta adatta a tutti; ovvero si potrebbe considerare di sfruttare il meglio delle due giurisdizioni costituendo due società. Collegate o meno, a seconda dei casi. Meglio magari un contatto diretto con noi per capire quale struttura meglio si adatta, grazie ad un’opera di ingegneria finanziaria.

IVA a Dubai e negli Emirati Arabi

IVA a Dubai e negli Emirati Arabi

Dal 1° gennaio 2018 Dubai ed Emirati Arabi introducono l’IVA: un enorme cambiamento nel panorama economico e finanziario. L’imposta sul valore aggiunto, in acronimo IVA, è un’imposta – adottata in sessantotto Paesi del mondo (tra i quali anche vari membri dell’UE) – applicata sul valore aggiunto di ogni fase della produzione, di scambio di beni e servizi. La decisione di introdurla negli Emirati Arabi (ma nel giro di alcuni anni anche altri Paesi del Golfo potrebbero adottarla) è mossa dalla volontà di diversificare l’economia regionale ed emanciparsi dai proventi del petrolio.

Non tutte le imprese avranno bisogno di registrarsi ai fini dell’IVA, e il governo potrebbe anche prendere in considerazione di mantenere esenti le Free Zone. Il Ministero delle Finanze, infatti, ha confermato che le imprese con un fatturato annuo compreso tra AED 187.500 e AED 375.000 possono scegliere se registrarsi o meno, mentre quelle con meno di AED 187,500 resteranno per ora esenti; tuttavia, i dettagli sono ancora in via di definizione. Le aziende che dovranno iscriversi al registro IVA, potranno farlo a partire dal terzo trimestre 2017 e non oltre il 31 dicembre 2017; saranno resi noti in tempo tutti i requisiti. Quindi è una situazione in continua evoluzione e merita continui aggiornamenti.

Il cambiamento ha implicazioni di vasta portata, sia per le imprese nella regione che per le società di servizi e professionisti in contabilità e gestione delle finanze.

Allora, che cosa significherà l’IVA per le imprese negli Emirati Arabi? Si tratta di un argomento complesso e piccoli dettagli sono ancora in fase di elaborazione ma il quadro è abbastanza chiaro.

L’imposta sarà fissata al 5% ma saranno esenti prodotti alimentari di base, istruzione e assistenza sanitaria. Come anticipato prima, anche se le grandi aziende, le PMI e le piccole aziende familiari hanno tutte passività potenziali, solo le società con ricavi per un importo specifico importante annuo dovranno registrarsi per legge.

Con meno di 10 mesi al via, si deve iniziare una completa pianificazione, e la preparazione e verifica sono essenziali per garantire una transizione senza problemi. Le aziende devono educare i loro dipendenti, clienti e fornitori, e riconfigurare tutti i loro sistemi. Si tratta di un cambiamento culturale tanto quanto quello economico.

Se l’IVA non viene applicata correttamente, le aziende si troveranno in un caos amministrativo e finanziario, e il mancato rispetto delle nuove leggi fiscali potrà portare a sanzioni.

Fonte: https://www.mof.gov.ae/