Amazon Alibaba Dubai Tasse Ecommerce Free Zone Dubai

AMAZON o ALIBABA? E-commerce, freezone, tasse & DUBAI

Amazon o Alibaba? Vendere su Internet da Dubai. Abbiamo affrontato in tanti altri articoli se e perchè conviene aprire una società a Dubai per gestire il proprio business online, ma sempre è solo parlando di Amazon. Non abbiamo mai considerato invece che sebbene essere il più conosciuto nel mondo occidentale, Amazon non è l’unico marketplace. Sebbene Alibaba sia principalmente un market place B2B (business 2 business) cioè diciamo un grossista, non si rivolge al cliente finale che ordina il singolo pezzo, nel gruppo ci sono altri siti minori che invece sono dei B2C.  Taobao, indirizzato al consumatore finale, e Tmall, che riguarda più che altro l’acquisto di prodotti di marca da parte della classe media cinese.

Per un’azienda italiana di piccole-medie dimensioni, può essere difficile comprendere le potenzialità di questa piattaforma in un’ottica di espansione del business, apparendo come troppo complicato ed estraneo e lontano rispetto ai propri affari. Tramite queste piattaforme non vendiamo solo in Cina, ma se pensiamo anche solo a questo mercato, dove magari i margini sono più bassi, ma abbiamo oltre 1 miliardo di potenziali consumatori… forse vi si apre uno scenario diverso. E quindi magari vale la pena fare uno sforzo per capire come entrare in un mercato dove non si parla italiano, e dove magari anche l’inglese non è cosi ben recepito. D’altronde a chi già vende su Amazon non spaventa acquistare in Cina. Allora perchè non usare marketplace conosciuti in Cina anche per raggiungere quel potenziale target?

Per poter iniziare a vendere su Alibaba.com, un’impresa deve creare un minisito professionale sulla piattaforma.

Non è altro che un profilo aziendale collegato ad un account, da completare con le informazioni relative all’impresa e che può essere personalizzato, rispettando le regole previste.

Alle imprese che vogliono vendere i loro prodotti, Alibaba offre due tipi di account Basic e Premium con caratteristiche diverse.

Dopo aver creato il proprio profilo aziendale, è il momento di inserire i prodotti sulla piattaforma.

Possedere un account su Alibaba consente, infine, di gestire le richieste online da parte degli acquirenti e di controllare regolarmente le proprie performance di vendita tramite BizTrends per, eventualmente, modificare e migliorare le informazioni dell’account.

Alibaba investe molto nel Search Engine Marketing (SEM), facendo in modo che le imprese compaiano fra i risultati nelle più alte posizioni quando vengono usati generici termini di ricerca per i prodotti. In questo modo, gli acquirenti spesso finiscono su Alibaba quando stanno cercando dei prodotti su Google, Bing o altri motori di ricerca, consentendo anche così anche alle piccole e medie imprese di generare contatti a livello globale.

A questo punto si torna ad una domanda che vale anche per gli altri marketplace: conviene aprire una società in Italia o a Dubai? Sicuramente come abbiamo già visto anche negli altri video aprire una società in Free Zone negli Emirati Arabi ha una serie di vantaggi, dalla possibilità di aprire una società senza venire a Dubai, alla possibilità di non dover presentare registri contabili (per alcune Free Zone), fino ad arrivare a quella che più interessa i più: non si pagano tasse (a fronte di una fee di costituzione e di mantenimento annuale, una sorta di flat tax diciamo, indipendente dal fatturato).

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A CHI SI RIVOLGE IL CORSO?

  • A tutte gli imprenditori interessati ad approfondire il tema della fiscalità negli Emirati Arabi, capire le differenze tra le varie Free Zone e tra i vari tipi di società (Mainland, Offshore, Holding, Free Zone) per avere maggiori informazioni prima di affidarsi ad un consulente oppure per procedere poi in autonomia.
  • A chi vuole informazioni di massima prima di avviare una propria attività imprenditoriale
  • Ai professionisti (avvocati, commercialisti, fiscalisti, consulenti in genere) interessati ad esplorare le potenzialità della giurisdizione ed approfondire le possibili soluzioni per i loro clienti
  • Agli ordini professionali e alle associazioni interessate a dare un servizio ai propri associati
  • A chi ha già aperto una società ma vuole mantenersi aggiornato

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Quale attivita conviene aprire adesso Free Zone Dubai

Aprire una società a Dubai (nel periodo del COVID)

APRIRE un ATTIVITA a DUBAI (nel periodo del COVID)
Quale attività conviene aprire a Dubai adesso?

Quando si vuole avviare un’attività non si deve partire dal presupposto “cosa conviene fare” perchè se fosse cosi facile trovare una risposta, lo avrebbero gia fatto in mille. Oltretutto gli EAU non sono un Paese in via di sviluppo dove hanno bisogno delle mattonelle, piuttosto che delle pizzerie. C’è già tutto e bisogna sgomitare in qualsiasi settore per potersi creare la propria nicchia, non senza difficoltà.

Bisogna allora partire dalla domanda “cosa so fare talmente bene, che saprò superare tutte queste difficoltà”?

Perche non prendiamoci in giro, a prescindere dal settore, qualsiasi attività imprenditoriale affronterà prima o poi una serie di problemi. E solo la passione per il proprio lavoro ci farà desistere dal mollare. 

Partendo dalla domanda cosa so fare, si deve procedere con uno studio di fattibilità, rispondendo alla domanda: l’attività che ho definito, va bene per questo mercato? Questo per capire se ci sono gli estremi per avviare l’impresa.

Alla luce di quanto sta accadendo in questo periodo, dove tante cose si sono spostate verso un mondo digitale, ci poniamo di nuovo questa domanda. Se è vero che tante aziende attraversano momenti di difficoltà, tante che hanno saputo cogliere l’occasione hanno aumentato il fatturato. Basti pensare al mondo di Amazon, al delivery, ecc… Il commercio non si è ridimensionato, non del tutto almeno. Si è spostato.

Poi chiaro il settore degli eventi è fermo. E anche quello degli eventi sportivi. Per cui tutto l’indotto ha subito un calo drammatico. Auto quasi non se ne vendono. Quindi non posso generalizzare.

Ma tornando a noi e alla domanda iniziale. C’è quindi un’attività che conviene aprire a Dubai in questo momento?

Ebbene si. Considerando la legislazione fiscale e la burocrazia favorevole, che il mondo si è spostato verso commercio e transazioni elettroniche e che Dubai rappresenta un vero e proprio hub commerciale, tutte quelle che sono le attività digitali possono essere facilmente gestite da qui.

Ecommerce, Amazon FBA, Dropshipping, infoprodotti, sviluppo di App, brokeraggio, solo per fare un esempio.

Questo tipo di attività può essere fatto agevolmente anche senza essere presenti con uno spazio fisico a Dubai. Il che rende tutto molto conveniente, un po come era Malta in passato, ma con qualche semplificazione in più.

Oltretutto aprire una società a Dubai può essere fatto da remoto, e da diritto in molti casi anche al visto residente. Perchè se io non sposto la mia residenza fiscale sarò sempre soggetto alla tassazione del Paese in cui risiedo, quindi si faccia sempre attenzione.

Per maggiori informazioni: prenota una consulenza.

Aprire un e-commerce a Dubai

Aprire una società in Free Zone senza venire a Dubai

Negli Emirati Arabi esistono oltre 40 Free Zone (più di 20 solo a Dubai) e ciascuna si rivolge ad una specifica categoria commerciale. Se si desidera avere il 100 per cento di proprietà della propria azienda, indipendentemente dal tipo di attività, è necessario optare per una licenza in una delle Free Zone. Altrimenti la soluzione in mainland richiede la presenza di un socio di maggioranza emiratino.
Ogni Free Zone ha le sue regole, ma comunque esistono dei vantaggi generali – ad esempio niente tasse (IVA 5% solo sul fatturato locale e solo superati i 100,000 USD per anno), no socio locale, ecc… – e sono previsti altri vantaggi anche per le Free Zone di servizi / consulenza, che, solo per citarne uno, non hanno bisogno di un ufficio fisico.

Procedure, tempi e costi dipendono da vari parametri, tipo: la free zone scelta, numero di azionisti, se gli azionisti sono persone fisiche o giuridiche, se servono visti residenti (e quanti in totale), se ci sono categorie commerciali addizionali, se serve un conto corrente in loco.

Quasi sempre per aprire le società è richiesta la presenza fisica di tutti gli azionisti e/o del managing director (una sorta di amministratore). In altri casi è possibile avviare la pratica da remoto a patto che gli azionisti siano stati almeno una volta in passato negli Emirati Arabi (fa fede il timbro di ingresso); ma in ogni caso sarà necessario essere fisicamente a Dubai per depositare le firme per l’apertura del conto e prima ancora per fare il visto residente qualora richiesto.

Tuttavia se si ha necessità di una soluzione “digital oriented” (ad esempio società di e-commerce / dropshipping / amazon fba / private label) senza visto residente e con conto corrente online (PayPal, Transferwise, ecc..), ci sono delle opzioni che possono essere gestite completamente da remoto, senza venire a Dubai e con costi nell’ordine dei 5,000 USD.

Quindi tutta la parte di firme può essere fatta in modo digitale o – se lo si preferisce – firmando i moduli cartacei per farli pervenire poi in originale tramite corriere. Si riceverà copia via email dei documenti societari, e con questi si potrà fare richiesta del conto corrente aziendale (virtuale); gli originali potranno rimanere in authority fino a quando non si verrà a Dubai oppure possono essere spediti al vostro indirizzo tramite corriere.

Per richiedere una consulenza, definire una possibile strategia e sapere se rientrate nella casistica sopra descritta, scrivete pure a consulenza@freezonedubai.it

Aprire un e-commerce a Dubai

Conviene aprire un ECommerce con sede a Dubai?

In questi ultimi tempi tutti parlano di Amazon FBA: cosa è? e soprattutto perchè è così interessante se legato a Dubai?
In tanti in passato si sono cimentati con più o meno difficoltà con siti e-commerce, trovandosi a fronteggiare svariate difficoltà: dalla gestione del magazzino, alla promozione. Un e-commerce è un vero e proprio negozio da mandare avanti, senza una saricinesca fisica da tirare su tutti i giorni, ma con un orario di apertura al pubblico di 24 h su 24. Opportunità ma anche tanto lavoro. Si deve competere ogni giorno con milioni di venditori, ci si dovrà occuparsi anche dei processi di stoccaggio, spedizione, formalità doganali ed assistenza.

Amazon, oggi uno dei più grandi MarketPlace Online, ha invece realizzato una soluzione che sta riscuotendo successo proprio perchè semplifica la vita di chi vuole vendere online: Amazon FBA.

Grazie ad Amazon FBA è possibile fare Dropshipping su Amazon: In altri termini, i venditori che usano il servizio FBA non fanno nient’altro che spedire i loro prodotti al centro di distribuzione che Amazon indicherà loro. Il centro si occuperà di immagazzinarli fino all’ordine da spedire, imballarli e inviarli al destinatario: potrai così vendere in tutto il mondo e diventare una piccola (o grande) multinazionale.

Conviene aprire un e-commerce con sede a Dubai? La risposta non è banale e dipende da vari fattori. Ma sicuramente ci sono dei vantaggi.

Per maggior informazioni sulla costituzione di una società a Dubai e sui possibili vantaggi vi invitiamo a vedere la serie di video:

oppure a contattarci all’indirizzo:
ecommerce@freezonedubai.it

Acquistare una società in Free Zone a Dubai e negli Emirati Arabi

Quali vantaggi ci sono nell’acquistare una società esistente?

In un altro articolo abbiamo già dato qualche cenno su come acquistare una società a Dubai esistente, prendendo come esempio la Free Zone di Fujairah (Creative Zone).

Abbiamo posto l’accento su alcune cose da verificare prima di procedere, tipo:

  • le licenze negli Emirati Arabi vanno rinnovate annualmente, quindi se vi trovate ad acquistare una società sotto scadenza, da li a poco sarete costretti a pagare il rinnovo annuale;
  • fare sempre un’accurata due diligence dell’affare, compiendo le opportune indagini preliminari, soprattutto considerando che eventuali situazioni pendenti (assegni in circolazione non coperti, pagamenti sospesi, ecc.) possono portare all’arresto del titolare / direttore;
  • sebbene esistano dei modelli standard per la cessione di quote, controllare eventuali clausole da modificare / eliminare / integrare.

Ma quali sono i vantaggi principali nell’acquistare una società esistente?

  • potrebbe aver senso rilevare una società esistente, se questa ha già contratti in essere, certificazioni di interesse, ecc..;
  • i tempi sono leggermente più veloci di una nuova costituzione, soprattutto se si ha bisogno del visto residente;
  • una società con uno storico potrebbe essere appetibile per dare solidità quando ci si presente, rispetta ad una newco;
  • uno storico bancario / un fatturato consolidato potrebbe aiutare a chiedere eventuali mutui, per avere una leva maggiore in caso di trattative,..;
  • ma proprio a proposito di banche una delle principali difficoltà quando si costituisce una nuova società, e l’apertura del conto in banca, mai immediata. Per cui il vantaggio principale a nostro avviso è proprio questo: il conto aziendale.

 

A prescindere essere assistiti da consulenti esperti in ogni fase delle trattative per la definizione dell’accordo può evitare problematiche future. Contattaci se sei interessato ad acquisire società esistenti.

Expo 2020 Dubai Industria Meccanica 710

Come aprire una società in free zone e sfruttare al meglio Expo 2020

Riportiamo un articolo pubblicato su L’Industria Meccanica n. 710 di 2 anni fa ma ancora attuale data la vicinanza con Expo 2020 Dubai.
L’Expo 2020 apre prospettive frenetiche di business grazie all’accelerazione dei progetti in corso nei principali segmenti contract: turistico, residenziale, hospitality, retail e commerciale.
Il Ceo di Dubai Investments ha dichiarato che il gruppo si aspetta oltre venti milioni di visitatori nei 6 mesi dell’evento e un’esplosione di progetti edilizi con l’avvicinarsi dell’anno fatidico. Su tutti spicca il progetto di espansione del nuovo aeroporto Al Maktoum International (DWC), oggi solo parzialmente operativo e che dovrebbe diventare il maggiore del mondo, oltre a porsi come cardine centrale della zona economica Dubai World Central.
Proprio vicino al nuovo aeroporto internazionale prenderà vita l’Expo, un sito avveniristico di oltre 438 ettari di estensione. Hok architecture, alla guida di un team di aziende di architettura (con gli studi Populous e Arup in testa), ha svelato il masterplan del sito destinato ad ospitare oltre 25 milioni di visitatori da tutto il mondo.

La novità più interessante è senz’altro l’attenzione all’ambiente e all’edilizia ecosostenibile dotata di un impianto fotovoltaico che rivestirà l’intera struttura con l’obiettivo di coprire almeno la metà del fabbisogno energetico complessivo dell’intero sito. Sono inoltre confermati ingenti flussi di investimento nelle strutture di hospitality previsti da tutti i maggiori operatori del settore (Paramount Hotels ad esempio). I maggiori operatori finanziari hanno stimato la necessità di incrementare la capacità ricettiva delle strutture alberghiere di almeno 80 mila nuove stanze entro il 2020, con un volume di business che si stima attorno ai 7 miliardi di dollari, senza contare gli investimenti nel settore immobiliare che arriveranno a generare un incremento di oltre 45 mila unità abitative, con un impatto determinante sul mercato real estate locale. Innumerevoli i progetti contract internazionali già avviati o lanciati dal giorno dei festeggiamenti per l’aggiudicazione dell’Expo 2020: un volume in crescita inarrestabile che ha già raggiunto quota 27 miliardi di dollari Usa.

Altri principali driver sono i progetti mastodontici di District One, il parco a tema Meraas (sempre nell’area del nuovo aeroporto e che integra cinque parchi di stile statunitense), e i progetti di sviluppo ed espansione residenziale come l’appalto di Nakheel per le Al Furlan Villas.

Investimenti per Expo 2020: i settori interessati
Ma quali saranno i settori che maggiormente avranno beneficio da questi progetti? Sicuramente quello delle costruzioni e quello della meccanica per la fornitura di tutte le parti necessarie. Ma è anche vero che per entrare (e soprattutto vincere) queste gare è necessario sapere bene come muoversi.
Spesso infatti è necessario avere una sede legale già costituita negli Emirati; talvolta non è sufficiente e sono necessarie certificazioni. Oltre ovviamente ad essere competitivi, avere relazioni consolidate con i buyer e così via. Può essere pertanto strategico utilizzare come entry level una controllata/o un ufficio di rappresentanza in free zone per gestire la sola parte commerciale e/o di progettazione del lavoro, salvo mantenere poi la produzione in Italia, almeno inizialmente; quindi delocalizzare o gestire in loco per il nuovo mercato-target tutta la parte “immateriale del lavoro”.
Mentre aprire una società “in-land” (cioè fuori dalla free zone) richiede di avere un socio locale emiratino (titolare sulla carta al 51%), versare un capitale sociale, avere un ufficio reale, ecc. Aprire una società in free zone comporta numerosi vantaggi. Le free zone degli Emirati Arabi Uniti sono state create allo scopo di facilitare gli investimenti stranieri; di conseguenza le procedure per insediarsi nelle zone franche sono piuttosto semplici, veloci e relativamente economiche, soprattutto se si considerano soluzioni “virtuali”.

Come costituire una società in free zone
Quali sono i documenti e le informazioni necessarie per la costituzione di una società in free zone? In realtà ogni free zone ha una regolamentazione differente più o meno complessa. È possibile individuare una soluzione semplificata, con un ufficio virtuale.
I documenti necessari sono i seguenti: copia del passaporto di ciascun socio/amministratore della costituenda società; in caso di socio persona giuridica, una visura della società tutti i documenti vanno tradotti in arabo e vidimati dall’ambasciata della nazione originaria e poi dal ministero degli Affari esteri; copia della pagina con il timbro dell’ultimo visto di ingresso negli Emirati Arabi.
Le informazioni che il cliente dovrà fornire per la costituzione di una Ltd sono: denominazione della società che in caso di un socio dovrà terminare in “FZ LLE” e in caso di due o piu soci in “FZ LLC”; eventuale nome di backup. E in relazione a ciascuno dei soci e degli amministratori: nome e cognome, data e luogo di nascita e indirizzo di residenza, numero di telefono, email. Infine l’indicazione della categoria commerciale dell’attività della società.
Non ci sono particolari difficoltà con una soluzione di questo tipo nella gestione burocratica amministrativa; non è necessario in questo modo, infatti, presentare bilanci o registri contabili. Non serve un fiscalista o un commercialista in loco. La principale difficoltà che possono insorgere tra gli imprenditori sono legate al sottovalutare l’approccio a un mercato estero.
Internazionalizzarsi richiede risorse non solo economiche, ma anche un investimento di energie, capacità da parte delle persone coinvolte di superare uno shock culturale, di adattarsi a modi di lavorare che sono diversi da quelli a cui si è abituati. A volte si fa fatica a gestire interlocutori di una città diversa, si pensi quando si deve fare i conti con cultura, lingua, religione, fuso orario diversi. Il momento più opportuno è proprio l’attuale, magari cogliendo le opportunità offerte dalle molte free zone del Paese per aprire branch locali o investire direttamente con una pressione fiscale nulla e una gamma di servizi alle imprese invidiabile.
Fare affari a Dubai ha sempre infatti un passaggio obbligato: l’apertura di una valida licenza per operare. Ma questo non implica costi eccessivi, non vuol dire spostare stabilimenti e operai o creare costose strutture; vuol dire solo voler ampliare i propri orizzonti di mercato.

Expo 2020 Dubai: i megaprogetti che cambieranno l'aspetto dell'emirato

Intesa Sanpaolo promuove le ZES del Mezzogiorno: a Dubai parte il roadshow internazionale

Intesa Sanpaolo partecipa alla Missione governativa di Sistema Italia negli Emirati Arabi Uniti e si presenta agli investitori emiratini e internazionali con diversi appuntamenti a partire dalla presentazione delle Zone Economiche Speciali italiane e, in particolare, delle tre ZES del Mezzogiorno, con un evento patrocinato dall’Ambasciata d’Italia in programma al Dubai International Financial Centre martedì 16 aprile. L’evento, al quale è atteso il saluto del Vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, è dedicato a valorizzare le opportunità di investimento in Italia e le potenzialità di sviluppo commerciale ed economico collegati a queste aree.

L’incontro ospiterà gli interventi di Massimo Deandreis, direttore generale SRM, di Francesco Guido direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo e di Pietro Spirito, Ugo Patroni Griffi e Sergio Prete, rispettivamente presidenti delle ZES di Napoli, Bari e Taranto. La sessione di chiusura sarà moderata da Christophe Hamonet, responsabile della sede di Dubai, che è la filiale hub per l’area Middle East, Turchia e Africa del Gruppo Intesa Sanpaolo.  Tema dell’evento aperto a un pubblico di PMI e di circa 200 investitori, saranno le grandiopportunità per investimenti esteri nell’ambito di infrastrutture, logistica, energia, ICT, economia circolare, industria manifatturiera e servizi che le ZES offrono alle imprese grazie al regime fiscale agevolato e alle semplificazioni amministrative previste.

Per queste ragioni, già a novembre 2017 Intesa Sanpaolo, prima e unica banca in Italia, ha sostenuto le ZES stanziando un plafond di 1,5 miliardi di euro per supportare gli investimenti produttivi e le opere infrastrutturali necessarie al potenziamento dei porti. Grazie alla centralità della posizione del Mediterraneo, infatti, le ZES italiane detengono un ruolo strategico come motore di sviluppo per il Mezzogiorno, per il rilancio dei porti e delle attività commerciali italiane.

In poco più di anno, prima ancora del completamento del quadro normativo, il Gruppo Intesa Sanpaolo ha esaminato progetti di investimento a medio e lungo termine nelle tre ZES del Sud Italia per oltre 130 milioni di euro e ha già erogato 15 milioni, affiancando a questi un’offerta strutturata di servizi non finanziari per lo sviluppo internazionale e la crescita delle imprese dal punto di vista della formazione, dell’innovazione e della valutazione di opportunità per operazioni di finanza strutturata e straordinaria. Dopo Dubai, il roadshow prevedrà entro la fine dell’anno altre tappe in alcune città della Cina.

Secondo le stime del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm) collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo le ZES, che partono in Italia dopo che nel mondo ne sono già operative 4.500, dopo dieci anni dalla loro costituzione generano un incremento dell’export del 40%, che nel caso del Mezzogiorno varrebbe 18 miliardi di euro, gli investimenti pubblici hanno un effetto moltiplicatore di 3:1 e ogni euro di credito d’imposta ne genera due di capitali privati, a beneficio dell’intero sistema portuale e di interscambi che si diramano dal Mediterraneo.

Nel 2018 l’interscambio fra Italia ed Emirati Arabi Uniti è stato pari a 6 miliardi di euro, di cui oltre 3,6 miliardi ossia il 60% attraverso trasporto marittimo. Macchine ed elementi meccanici costituiscono circa il 30% delle merci trasportate, seguiti da petrolio e gas (23%) e, a seguire, metalli, prodotti chimici, automobilistici e aeronautici. Molti altri sono tuttavia i settori che potrebbero trarre nuovi benefici dal commercio attraverso le ZES collegate ai nostri porti.

Ospiti di Intesa Sanpaolo in questa intensa due giorni di incontri pubblici e bilaterali, circa 20 PMI clienti del Gruppo altamente focalizzate all’export, selezionate come eccellenze delle aree delle tre ZES del Mezzogiorno e presentate a possibili interlocutori negli EAU per espandere il business e facilitare gli scambi.

Nell’ambito della Missione governativa, il Gruppo Intesa Sanpaolo partecipa ai tavoli settoriali dedicati a ‘Infrastrutture’, con l’intervento di Pietro Pelù, direttore commerciale Imprese Campania, Basilicata, Calabria e Puglia del Gruppo, e al tema ‘Energia’ con l’intervento di Massimiano Telliniresponsabile Circular Economy di Intesa Sanpaolo Innovation Center. In rappresentanza delle ZES, al tavolo ‘Infrastrutture’ anche l’intervento diPietro Spirito, presidente della ZES di Napoli.

Francesco Guido, direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo: “Nostro obiettivo è illustrare la potenzialità dei porti italiani favorendo gli investimenti degli operatori nazionali ed esteri e sostenendo le nostre imprese con un plafond da 1,5 miliardi di euro per rendere l’Italia massimo crocevia del Mediterraneo. In particolare, grazie alla collaborazione della filiale hub qui a Dubai, l’attività del Gruppo Intesa Sanpaolo risulta fondamentale per gli scambi con tutta la regione del Golfo, del Medio Oriente e dell’Africa. Il nostro impegno deriva dalla ferma convinzione che le ZES possano rappresentare un’imperdibile opportunità di svolta per l’economia meridionale, orientandola verso l’internazionalizzazione e quindi verso l’ingrandimento dimensionale e la generazione sostenibile di posti di lavoro. Ma sarà fondamentale il contributo offerto dalle Regioni”.

Christophe Hamonet, responsabile filiale di Dubai, hub per l’area Middle East, Turchia e Africa del Gruppo Intesa Sanpaolo: “Le Zone Economiche Speciali possono essere al contempo un volàno per lo sviluppo del Mezzogiorno italiano e un’interessante opportunità per gli investitori esteri che desiderano costituire o ampliare basi logistiche o produttive al centro del bacino del Mediterraneo, in territori che beneficiano di strutture portuali attrezzate, collegamenti alle reti europee, fiscalità agevolata, iter semplificati con la pubblica amministrazione e incentivi per l’adozione della circular economy. Gli Emirati Arabi Uniti sono una piazza finanziaria tra le più rilevanti a livello mondiale, dove operano numerosi fondi di investimento, banche e multinazionali, e la Missione governativa di Sistema Italia è un’ottima occasione per farvi conoscere le ZES. Intesa Sanpaolo, la banca italiana con maggiore presenza negli Emirati con una filiale a Dubai e una ad Abu Dhabi, si impegna a svolgere un ruolo di primo piano nel facilitare l’inizio e la crescita di nuove relazioni economiche tra le ZES e gli investitori interessati”.

In questi ultimi tempi tutti parlano di Amazon FBA: cosa è? e soprattutto perchè è così interessante se legato a Dubai?

Amazon FBA, Dubai e tasse

In questi ultimi tempi tutti parlano di Amazon FBA: cosa è? e soprattutto perchè è così interessante se legato a Dubai? In questo video condividiamo alcune considerazioni generali di Antonio Vida, un punto di riferimento per quanto riguarda la vendita online su Amazon ed importazioni di prodotti dalla Cina. Dal 2015 Antonio importa prodotti dalla Cina che poi rivende su Amazon, in America e in Europa. Uno dei primi italiani a vendere tramite Amazon FBA. Dell’importazione dei prodotti dalla Cina e sulla vendita su Amazon conosce praticamente tutto, rischi, trucchi, strategie e tutto quello che c’è da sapere per avere successo e per non rischiare.

In tanti in passato si sono cimentati con più o meno difficoltà con siti Ecommerce, trovandosi a fronteggiare svariate difficoltà: dalla gestione del magazzino, alla promozione. Un e-commerce è un vero e proprio negozio da mandare avanti, senza una saricinesca fisica da tirare su tutti i giorni, ma con un orario di apertura al pubblico di 24 h su 24. Opportunità ma anche tanto lavoro. Si deve competere ogni giorno con milioni di venditori, ci si dovrà occuparsi anche dei processi di stoccaggio, spedizione, formalità doganali ed assistenza.

Amazon, oggi uno dei più grandi MarketPlace Online, ha invece realizzato una soluzione che sta riscuotendo successo proprio perchè semplifica la vita di chi vuole vendere online: Amazon FBA.

Grazie ad Amazon FBA è possibile fare Dropshipping su Amazon: In altri termini, i venditori che usano il servizio FBA non fanno nient’altro che spedire i loro prodotti al centro di distribuzione che Amazon indicherà loro. Il centro si occuperà di immagazzinarli fino all’ordine da spedire, imballarli e inviarli al destinatario: potrai così vendere in tutto il mondo e diventare una piccola (o grande) multinazionale.

Cosa c’entra tutto questo con Dubai?

Ebbene proprio l’assenza di gestione di una fisicità da parte del venditore, fa si che questo possa gestire tutto da qualsiasi parte del mondo. Per cui trasferirsi in Paesi (Malta, Emirati Arabi, ecc..) dove la pressione fiscale e la burocrazia sono più leggere rappresenta un vantaggio. E Dubai e gli Emirati Arabi – lo sappiamo – hanno zero tassazione sul reddito di impresa, quindi rappresenta un luogo ideale, soprattutto se si considerano società in Free Zone, senza socio locale.

Per maggior informazioni sulla costituzione di una società a Dubai e sui possibili vantaggi scrivere a:

ecommerce@freezonedubai.it

Mentre per affrontare i consigli di Antonio Vida guarda il video su YouTube o segui i suoi seminari:

https://bit.ly/2H0yRuK

Lavorare Come Personal Trainer Dubai

Lavorare come Personal Trainer a Dubai

Il Personal Trainer (abbreviato PT) è un professionista altamente specializzato nel settore sportivo e alimentare, capace di occuparsi del benessere fisico e mentale dei propri clienti. La sua attività consiste nel programmare e realizzare allenamenti finalizzati a specifici obiettivi e risultati, elaborati sulla base dei bisogni fisiologici e psicologici di ogni singola persona che a lui si rivolge per migliorare lo stato di salute o la propria forma fisica. Non è un dietologo/nutrizionista, ma deve essere in grado di capire i principi base dell’alimentazione per consigliare al meglio e se possibile coordinarsi con chi segue la dieta del proprio cliente.

La salute e il fitness sono grandi attività in tutto il mondo. Infatti, ci sono poche industrie che hanno visto un tale boom negli ultimi anni. Secondo le stime più recenti, il mercato globale delle attrezzature per il fitness è previsto in crescita e si attesta al momento sugli 80 miliardi di dollari (fonte statista.com).

E non è difficile capire perché il lavoro del Personal Trainer a Dubai sia particolarmente interessante. Lo stile di vita qui – soprattutto a Dubai – è fatto di orari irregolari, cattive abitudini alimentari, sempre tante cose fa fare e poco tempo a disposizione, possibilità di accedere praticamente a tutto senza dover sollevare un dito (dal valet parking praticamente ovunque al delivery della spesa a casa). Sebbene praticamente in tutti i palazzi di nuova costruzione ci siano piscina e palestra, la presenza di un PT aiuta tantissimo quando manca l’auto-disciplina per allenarsi.

Quindi condizioni come queste sono perfette per l’imprenditore con le competenze e le qualifiche nell’industria del fitness. La grande comunità di expat di Dubai vuole un personal trainer che va da loro, quando e dove vogliono.

Non basta semplicemente essere amanti dello sport e attenti alla cura della forma fisica per fare il personal trainer. Bisogna fare un percorso che porti alle necessarie qualifiche tecniche, oltre poi a richiedere le autorizzazioni necessarie per poter esercitare la professione. In particolare negli Emirati Arabi ci sono varie strare:

– aprire uno studio o una palestra (in tal caso la procedura è molto più complessa e anche i valori economici in gioco sono diversi)

– richiedere un permesso da freelance (soluzione più economica, ma che non consente in futuro di assumere personale)

– aprire una società di consulenza sportiva in Free Zone

Per maggiori informazioni, potete:

– mandare una mail a: admin@freezonedubai.it

– contattarci in telegram: https://t.me/FreeZoneDubai

specificando le vostre esigenze.