Aprire un e-commerce a Dubai

Dubai CommerCity: la nuova free zone per l’e-commerce

La nuova Free Zone di Dubai, la CommerCity è pronta; situata nell’area di Umm Ramool, vicino all’Aeroporto Internazionale di Dubai, diventa la prima dedicata all’e-commerce nella regione. Dubai CommerCity è strategicamente intesa a promuovere la posizione di Dubai come piattaforma leader per l’e-commerce internazionale e a sostenere la diversificazione economica e le strategie di trasformazione intelligente. Un progetto ambizioso con un mercato enorme e in crescita.

Per il mercato online nei GCC si stima una crescita del 16,4% nei prossimi tre anni e mezzo, con un fatturato previsto di $ 10 miliardi entro la fine del 2018 nei soli Emirati Arabi, rispetto ai $ 2,5 miliardi del 2014: equivalente a una spettacolare crescita del 400% entro la fine di quest’anno. 

Il progetto accelererà la crescita del mercato dell’e-commerce, che nel 2020 raggiungerà addirittura i 20 miliardi di dollari nei paesi del GCC. Fornirà un ambiente incentrato sulla creatività attirando più investimenti esteri diretti in linea con il Dubai 2021, che mira a creare un’economia unica e sostenibile basata sull’innovazione.

Si prevede inoltre che la nuova Free Zone condurrà attività di investimento privato in costante crescita a sostegno delle start-up della regione che hanno già superato $ 870 milioni, soprattutto in quanto la maggior parte delle start-up sono coinvolte nei servizi di e-commerce, IT e Internet, di cui gli Emirati Arabi Uniti hanno la più grande partecipazione nella regione. Nei prossimi cinque anni, si prevede che il settore dell’e-commerce rappresenti il 10 per cento delle vendite al dettaglio dell’emirato di Dubai.

È a zero tasse ma anche nessuna restrizione su valute e movimento di capitali e soprattutto proprietà delle company al 100% senza partner locali.

Il progetto, sarà attuato in due fasi ed è un sistema completo e moderno che supporta il settore dell’e-commerce e soddisfa le esigenze attuali e future della logistica, dei pagamenti elettronici , soluzioni IT, servizi ai clienti e altre attività correlate. Il progetto rappresenterà un’opportunità ideale per i principali produttori regionali e internazionali per immagazzinare i loro beni, prodotti e pezzi di ricambio in magazzini tecnologicamente avanzati e completamente attrezzati, da spedire successivamente ai mercati locali, in record tempo, via e-commerce.

Dubai CommerCity ha un piano chiaro per attirare più investimenti esteri diretti attraverso un portafoglio integrato di prodotti e servizi secondo i più alti standard internazionali. È destinato ad essere un ambiente coerente che abbraccia, alimenta e sviluppa le potenzialità dei giovani e promuove l’imprenditorialità attraverso un ecosistema moderno che facilita la conversione delle idee creative nella realtà. 

Il progetto aiuterà gli investitori stranieri a stabilire una presenza ed espandersi in questo campo e permetterà ai giovani innovatori e imprenditori di perseguire opportunità promettenti nel settore dell’e-commerce, che funge da piattaforma ideale per la creazione di start-up e progetti sofisticati in linea con gli sforzi per rendere Dubai la città più intelligente del mondo. 

Aprire una società controllata a Dubai e negli Emirati Arabi

5 motivi per aprire la tua società a Dubai

Quando si intende aprire una società all’estero, sono tante le domande a cui un imprenditore cerca risposta.

Ad esempio: Quali sono i principali tipi di società negli Emirati Arabi? A quale tassazione è soggetta una società negli Emirati Arabi? Quali sono i vantaggi principali del visto residente?

Ma è necessario anche sfatare falsi miti. Tipo il fatto che basti aprire una società a Dubai perché gli affari vadano bene.

Per ulteriori informazioni guardate il video o non esitate a contattarci:

Le spese di costituzione di una società a Dubai o negli Emirati in se stesse non sono elevatissime: parliamo di alcune migliaia di dollari, a cui aggiungere il costo di uno sponsor: una sorta di garante obbligatorio per aprire fuori dalle free zone, che sulla carta avrà il 51% dell’attività e che per tale motivo va scelto con accuratezza, ma che in realtà avrà una sorta di compenso fisso prestabilito (a partire dai 3,000 euro + eventuali % sui profitti).

Per mantenere una sede legale a Dubai, però, in molte zone si ha necessità di un ufficio fisico, che per quanto piccolo e non di rappresentanza, costa non meno di 1000 $ / mese.
A questo punto si deve pensare: ho un ufficio a Dubai, lo lascio vuoto e lo uso solo per poter appoggiare la sede della società, o a questo punto lo faccio fruttare? In questo secondo caso, con le spese di arredamento, una segretaria filippina o indiana e qualche spesa accessoria, si arriva ad un totale di circa 50,000 $ per anno.

Procedura per Apertura Societa Free Zone a Dubai e negli Emirati Arabi Uniti

In alcune Free Zone degli Emirati Arabi Uniti, è possibile costituire una società, con costi bassi e senza dover avere necessariamente una sede fisica. Potrebbe essere inizialmente una buona soluzione per minimizzare i costi, salvo poi spostarsi e prendere un ufficio quando il progetto decolla.

I costi da pagare all’autorità variano a seconda della Free Zone che si va a scegliere, a partire dai 20,000 dirham (5,500 dollari circa).

L’apertura di una società a Dubai, però, da come ulteriore beneficio la possibilità di richiedere un visa resident; in questo modo si può aprire un conto corrente negli emirati, comprare un’auto, fittare o comprare casa, si può andare e tornare senza dover chiedere ogni volta il visto turistico/affari (valido solo 30 giorni) e così via. Avere un visa resident non vuol dire necessariamente che dobbiamo spostare la nostra residenza a Dubai.

Aprire una società di General Trading a Dubai e negli Emirati Arabi

Aprire una società di General Trading negli Emirati Arabi

Una licenza di General Trading consente di commerciare qualsiasi tipo di merci dentro e fuori gli Emirati Arabi, ad eccezione – ovviamente – delle merci illegali o comunque non consentite nel Paese e poche altre eccezioni (ad esempio per il commercio di metalli e pietre preziose è necessario costituire una società ad hoc all’interno della Free Zone DMCC).

Una semplice licenza di trading, invece, consentirà di commerciare solo prodotti che ricadono sotto un’unica categoria di prodotto; alcune free zone consentono di selezionare più categorie di prodotto, purchè parte di uno stesso macro settore: ad esempio si possono commerciare tutti prodotti ma in un ambito Food & Beverage, ma non pasta, arredamenti per interno e smartphone.

Un articolo pubblicato su Harvard Business Review sottolinea l’importanza di individuare nuovi mercati e che adattarsi a nuove opportunità può generare uno sviluppo del business importante. Pertanto essere limitati da una licenza, può ridurre o fermare la crescita dell’azienda.

In linea di massima una licenza di general trading license è più costosa di licenze commerciali “normali”. Ma non sempre. La Free Zone di Creative City in Fujairah offre la possibilità di unire più attività commerciali senza costi aggiuntivi.

Contattaci per maggiori informazioni o per avviare la procedura on line 

Diciamo – per esempio – di voler aprire una società nel settore dell’IT a Dubai e negli Emirati Arabi, grazie al background consolidato in anni di esperienza. Il core del business sarà l’import/export, quindi una licenza commerciale del settore IT potrebbe essere la scelta più adatta. Ma il business cresce e tanti contatti del vostro network, iniziano a contattarvi perchè interessati alla vostra expertise;  da qui vi viene l’idea di aprire una training school nel settore dell’IT. Nella maggior parte degli Emirati Arabi, la vostra licenza iniziale limiterebbe lo sviluppo del business, non essendo abilitata all’erogazione di attività di training; per lanciare il business, si dovrebbe aprie una doppia licenza, con i relativi costi.

Ecco perchè la licenza di general trading della Creative City fa la differenza. Fintanto che la nuova attività commerciale è prevista da Creative City, è possibile diversificare il business e inseguire nuove opportunità.

Aprire una filiale a Dubai

Società a Dubai: aprire una filiale o una newco?

Svolte le opportune fasi di ispezione e analisi costi/benefici, uno dei primi passi da poter percorrere quando si approccia un nuovo territorio è quello di avviare un Ufficio di Rappresentanza. In questo caso l’azienda investe sul nuovo mercato senza acquisire una vera soggettività tributaria; è una soluzione che richiede risorse e investimenti nettamente inferiori se comparati ad una stabile organizzazione e consente di svolgere attività promozionali, analisi di mercato, ricerca di clienti/fornitori e raccolta d’informazioni preziose.

La succursale è l’evoluzione di un ufficio di rappresentanza. Si tratta a tutti gli effetti di stabile organizzazione, che esercita attività analoga a quella dell’azienda madre, ma è un centro autonomo di costi e ricavi. Questa struttura pur avendo un’autonomia economica e commerciale, non ha però autonomia giuridica rispetto alla casa madre: gli effetti economici attivi e passivi della succursale fanno parte dei risultati della società di appartenenza. Il bilancio della succursale estera solitamente è integrato nel bilancio dell’azienda madre e le perdite realizzate sono portate in deduzione del reddito imponibile nello Stato italiano e per questo immediatamente recuperate, il che è vantaggioso specialmente nei primi tempi, quando le perdite tendono a essere spesso molto alte.

Si definisce filiale una società controllata da una capogruppo, con autonomia anche giuridica (oltre che economica e commerciali), ma legata alla sede principale da rapporti di azionariato. Questa avrà un proprio statuto e propri organi sociali quindi, a tutti gli effetti, sarà un soggetto fiscale autonomo. Dovrà essere costituita in forma di società di capitali e controllata da altra società che potrà essere o di capitali o di persone.

Spesso per ragioni tipiche del mercato ospitante, è opportuno operare attraverso accordi di lungo periodo tramite, ad esempio, acquisizioni o joint-ventures (JV).

Ma quale di queste soluzione adottare quando si vuole entrare nel mercato di Dubai e degli Emirati Arabi? Ovviamente non esiste una risposta univoca, e ciascun caso andrebbe analizzato singolarmente. Ma in linea di massima il regime fiscale agevolato degli Emirati Arabi potrebbe suggerire una soluzione alternativa, cioè quella di creare una newCo, una società completamente indipendente dalle altre società ed eventualmente stipulare joint venture tra la casa madre/la società esistente la nuova società. Soprattutto quando tale società viene costituita nelle Free Zone che prevedono una serie di agevolazioni, tipo nessun partner locale, nessun obbligo di presentazione dei registri contabili, esenzione fiscale totale, ecc..

Sarebbe come avere un vero e proprio ufficio di rappresentanza “di fatto”, salvo poi gestire commesse e appalti con la casa madre. Certo non sempre questo è possibile, soprattutto quando si rende necessario avere sul territorio una società a tutti gli effetti e con determinati requisiti (certificazioni ad esempio) già acquisite dalla casa madre e non semplicemente replicabili. Un’azienda certificata ISO – ad esempio – potrebbe dover aprire una vera e propria filiale fuori dalle Free Zone per ereditare le certificazioni e poter lavorare con il territorio.

Visto residente valido 10 anni e società 100% proprietà straniera entro fine anno

Visto residente valido 10 anni e società 100% proprietà straniera entro fine anno

Il Governo degli Emirati Arabi durante un consiglio tenutosi domenica scorsa nel palazzo presidenziale ad Abu Dhabi, ha ufficializzato la possibilità di richiedere un visto di 10 anni per altamenti qualificati (dottori, ingegneri, ecc…), investitori e i migliori studenti (grade A).

La riunione presieduta da HH Sheikh Mohammad Bin Rashid Al Maktoum, Vice Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi e Ruler di Dubai, ha visto presenti anche il tenente generale HH Sheikh Saif Bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro dell’interno, e HH Sheikh Mansour Bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro degli affari presidenziali.

L’approvazione del decreto nella riunione di Governo è stata annunciata in un tweet postato sull’account ufficiale di HH Sheikh Mohammad stesso. Il nuovo sistema di visti aumenterà le possibilità di attrarre investitori e competenze negli Emirati Arabi e, quindi, di rafforzare ulteriormente la competitività economica del Paese a livello globale.

Gli Emirati Arabi rimarranno un incubatore globale per i migliori talenti e una destinazione permanente per gli investitori internazionali: si prevede entro fine anno anche la possibilità di avviare società in-land con 100% di proprietà straniera.

I 5 vantaggi del visto residente

I 5 vantaggi principali del visto residente

Avere il visto residente di Dubai e degli Emirati Arabi garantisce una serie di opportunità e di vantaggi. Innanzi tutto il visto è obbligatorio per vivere, lavorare e poter visitare senza restrizioni gli Emirati, magari insieme alle famiglie (che hanno diritto al visto se sponsorizzati dal titolare del permesso principale).

Lo stato di residente fornisce una serie di vantaggi:

1. il principale vantaggio risiede nella facoltà di essere soggetti solo alla tassazione locale (che – ricordiamolo – è pari a 0). Tutte le persone fisiche e le società incorporate negli Emirati Arabi, sono esenti dalle tasse sul reddito, grazie ai trattati che escludono la doppia imposizione fiscale. Inoltre non si è soggetti allo scambio di informazioni.

Altri vantaggi del visto residente:

2. è possibile aprire un conto corrente societario molto più facilmente (molte banche richiedono infatti il visto residente per poter aprire il conto corrente corporate) e si ha la facoltà di aprire anche un conto corrente personale; senza visto residente solo investendo grandi cifre si può aprire un conto corrente personale.

3. si possono acquistare auto, affittare case o uffici, e fare tutto quanto necessario per vivere in un luogo.

4. i residenti degli Emirati Arabi posso usare la loro carta di identità locale, la  Emirates ID (emessa insieme al visto), per accedere agli e-gate degli aeroporti locali, saltando così la fila del controllo passaporti.

5. per accedere a sempre più servizi (richiesta di un numero telefonico mobile o fisso, accesso ad ospedali, sottoscrizione di assicurazioni,.. ) è necessario avere una Emirates ID. La prima cosa da fare infatti spesso è far leggere la carta da uno speciale lettore

Per ottenere il visto residente la procedura è in genere abbastanza semplice ed è legata all’apertura di una propria società, all’acquisto di un appartamento di un minimo valore, oppure all’assunzione da parte di un’azienda (in questo caso sarà l’azienda stessa che si occupa delle pratiche). Il visto dura in genere 3 anni, ma la sua validità è legata al fattore che ha dato la possibilità di richiedere il visto; se ad esempio ho ottenuto un visto quale titolare di una azienda, per mantenere il visto devo tenere l’azienda aperta, pur se non operante.

 

Tasse a Dubai e negli Emirati Arabi

Tasse a Dubai

Dubai e gli Emirati Arabi sono spesso associati all’idea di ‘paradiso fiscale’; tutti pensano: le tasse a Dubai non si pagano; ma è veramente così?

Attualmente il governo di Dubai ha confermato che le sole filiali di banche internazionali e le società che lavorano nell’industria petrolchimica sono soggette a imposte: in particolare le banche estere sono tenute a pagare il 20% sul loro reddito mentre per le società petrolifere la percentuale sale fino al 55% a Dubai (50% nel resto degli Emirati), oltre a dover pagare varie tipo di royalties.

A parte queste, non sono previste imposte sulle plusvalenze, sul capitale e sui dividendi fra soci e di fatto non esiste una legislazione sulle tasse.

Questo non significa però che non ci siano costi da sostenere: per poter avere una propria impresa negli Emirati Arabi è necessario pagare un costo di licenza annuale (dipendente dal tipo di attività).

Inoltre mentre nelle Free Zone è possibile mantenere il 100% di proprietà straniera, in “main-land” è necessario avere un socio locale (di passaporto emiratino) al 51% che avrà comunque diritto ad un profitto (fisso o variabile a seconda degli accordi diretti); quindi pur non essendo una tassa, si ha un costo obbligatorio aggiuntivo.

Inoltre non ci dimentichiamo che se la società ha bisogno di visti residenti (per l’imprenditore, per i dipendenti, per le famiglie, ecc), c’è bisogno di affrontare altri costi, come il nuovo EChannel (una sorta di registrazione dell’azienda per poter rilasciare l’Immigration Card necessaria per emettere i visti) oltre il costo dei visti stessi, dei depositi cauzionali eventualmente richiesti, ecc… 

dazi doganali possono essere molto bassi e/o esclusi per determinate categorie di prodotti (per esempio, in caso di importazione di materiali da utilizzare per la produzione di beni da riesportare). Ma attenzione…in altri casi arrivano al 100% del valore del prodotto (bevande alcoliche, energy drink, tabacco).

Dal 1° gennaio 2018 gli Emirati Arabi hanno deciso di introdurre l’IVA visto le possibili ripercussioni economiche future per l’inevitabile fine del petrolio: si tratta ovviamente di un enorme cambiamento nel panorama economico e finanziario. L’imposta è fissata al 5% ma saranno esenti prodotti alimentari di base, istruzione e assistenza sanitaria.

Ma allora conviene aprire una società a Dubai? O potrebbe valere la pena valutare nuovi paesi, magari vicini? Senza scomodare puri paradisi fiscali, abbiamo indagato cosa accade su alcuni Paesi vicini sempre nel GCC (in particolare Qatar e Arabia Saudita): oltre ai costi di costituzione delle società, dell’eventuale capitale sociale da versare, dell’ufficio obbligatorio si deve anche pagare tra il 10% e il 20% di tasse su tutto quello che non è generato con l’estero. E se anche tutto il generato è estero, c’è bisogno di un revisore dei conti abilitato che certifichi il tutto.

Quindi, per concludere, resta inevitabile pensare che ancora oggi alcune soluzioni in Free Zone rimangono le più economiche viste le numerose facilitazioni (dall’obbligo di visto all’ufficio fisico, i registri contabili, e il capitale sociale da versare).

Certificato di buona condotta, ora necessario per avere il visto

Certificato di buona condotta, necessario per avere il visto residente a Dubai

Dal 4 Febbraio 2018 per ottenere il visto residente negli Emirati Arabi, è necessario presentare un Certificate of Good Conduct; non esiste un vero e proprio certificato di buona condotta (esisteva fino a qualche tempo fa e veniva rilasciato dal sindaco del comune di residenza). Ciò che più si avvicina è il casellario giudiziale. Ecco un riepilogo sommario della procedura per ottenere e legalizzare il “certificato del casellario giudiziale” richiesto dalle autorità emiratine.

La procedura di legalizzazione del certificato del casellario giudiziale in Italia è simile a quella dei certificati universitari e scolastici. Il documento deve essere prima richiesto presso la Procura o il Tribunale di riferimento e legalizzato presso l’ufficio consolare dell’ambasciata emiratina a Roma o dal consolato emiratino a Milano e quindi spedito negli EAU. Una volta giunto negli EAU deve essere legalizzato al Ministry of Foreign Affairs (MoFA) e quindi tradotto in inglese o arabo da un traduttore giurato del Ministry of Justice (MoJ). Sono possibili altre modalità di legalizzazione come per esempio tramite traduzione giurata in Italia ma questo comporta tempi di lavorazione superiori perché occorre anche passare in tribunale.

Tramite un nostro partner siamo in grado di offrire il servizio di legalizzazione e traduzione del certificato del casellario giudiziale. Tutta la procedura può essere eseguita a distanza, dall’ottenimento del certificato fino alla consegna negli Emirati Arabi. L’interessato dovrà fornire solo una copia del proprio documento di identità ed un modulo firmato per delegare un incaricato del team a occuparsi della procedura in Italia.

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Aprire una società per la gestione delle criptovalute

Società e criptovalute: quale soluzione scegliere?

In questo periodo si parla tanto di criptovalute, mining, cripto-bancomat, trading. Il modo per entrare direttamente in possesso delle monete virtuali è il cosiddetto mining, un’attività di estrazione delle criptovalute che però richiedere un hardware dedicato e un costo dell’energia elettrica non banale. Per tutti coloro che non possono “minare” criptovalute esistono però dei servizi online per acquistare e vendere le criptovalute, i cosiddetti “exchange” senza dimenticare la possibilità di ricorrere ai bancomat che si stanno facendo largo anche in Italia. Il sistema meno sicuro di tutti rimane invece lo scambio diretto tra privati. Il tutto senza dimenticare poi il proprio eWallet, cioè il portafogli elettronico dove tenere le proprie valute virtuali.

Così come esistono centinaia di criptovalute, esistono anche vari exchange e vari wallet. Anzi a volte proprio un’offerta così variegata rischia di mettere in crisi chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. Gli investitori spesso approcciano questo mondo da “privati”, ma sono sempre di più quelli che – per vari motivi – intendono strutturarsi con delle società prima di fare investimenti.

Ma che tipo di società utilizzare?

Ovviamente dipende dall’importo dell’investimento; per piccole cifre può non valerne la pena o essere antieconomico. Sicuramente però una società che richieda poi di gestire registri contabili, una sede fisica, ecc.. diventa giustificabile solo se gli importi diventano sensibilmente grandi. In alternativa si può invece pensare a holding o società virtuali in Free Zone, senza capitale sociale da versare e senza ufficio fisico o necessità di gestione contabile annuale. Una volta costituita la società bisognerà considerare l’attivazione di un account corporate (cioè a nome della società) su gli exchange desiderati. Ricordiamo infatti che le transazioni exchange <=> conto corrente sono accettate solo se l’intestazione del conto è la stessa; se cioè voglio versare dal conto societario della XYZ FZ LLE 1,000 USD sull’account exchange per acquistare criptovalute, anche l’account dell’exchange dovrà essere intestato alla XYZ FZ LLE.

In un rapporto di Ubs Wealth Management si sostiene che “avrà un significativo impatto sulle società, dal settore finanziario a quello manifatturiero, dall’healthcare alle utility. Stimiamo che, entro il 2027, il blockchain possa far incrementare il valore economico annuo globale di circa 300-400 miliardi di dollari”. I primi effetti si vedono già in questi primi giorni del 2018, con Lombard Odier Investment che ha operato la prima transazione obbligazionaria tramite una blockchain.

“Gli investimenti in blockchain sono simili a quelli effettuati a metà degli anni 90 nel settore di internet. Nei prossimi dieci anni, il blockchain potrebbe, infatti, portare a delle tecnologie che rivoluzionano il settore in maniera significativa. Per il momento, però, sussistono ancora dei limiti tecnologici e quindi non è chiaro quali applicazioni specifiche saranno le più utili/redditizie, oltre agli attuali limiti sui ricavi e sulla redditività effettiva associati al settore”.

emCash nasce la nuova criptovaluta di Dubai

emCash nasce la nuova criptovaluta di Dubai

Dubai è una delle città più futuristiche del mondo, fino al punto di coniare una propria criptovaluta. In pochi decenni ha visto una trasformazione incredibile: da piccolo villaggio nel deserto, oggi Dubai è diventata una delle più grandi metropoli, un fenomeno globale che attrae turisti, partner commerciali e uomini d’affari da tutto il mondo. È anche diventata un punto di riferimento essenziale per lo sviluppo di progetti tecnologici all’avanguardia, sia che si tratti di taxi volanti, di treni velocissimi, di poliziotti robot – o di criptovalute.
Mentre diversi altri paesi hanno parlato di ultimamente di creare le proprie valute digitali, Dubai è uno dei primi a rendere questa una realtà. Una criptovaluta è una moneta digitale che viene utilizzata come modalità di scambio attraverso la crittografia per rendere sicure le transazioni e generare moneta in sé. Il principio fondamentale delle criptovalute è quello di non subire inflazione in quanto non gestite da un ente centralizzato (per esempio le banche per i nostri euro), mentre la sicurezza delle stesse è legata alla tecnologia blockchain.
Il governo locale di Dubai ha di recente ufficialmente lanciato la propria criptovaluta emCash. Secondo Ali Ibrahim, Deputy Director General of Dubai Economy, la emCash sarà considerata legale per ogni tipo di servizi governativi e non governativi: “dal caffè quotidiano, alla tassa della scuola per bambini, dalle spese di servizio a trasferimenti di denaro”.

Una moneta digitale ha diversi vantaggi tra cui permette di eseguire pagamenti e transazioni in tempo reale, senza che i possessori delle valute siano costretti rivelare la propria identità e con elevati livelli di sicurezza. I cittadini degli Emirati Arabi Uniti potranno accedere all’applicazione emWallet sul proprio smartphone.

Quando viene effettuato un pagamento, gli utenti potranno scegliere tra due opzioni di pagamento: utilizzando regolarmente i dirham o la valuta digitale. Mentre il pagamento in dirham passa attraverso il normale processo di liquidazione e costo, i pagamenti di emCash vengono inviati e ricevuti in tempo reale, oltre a risparmiare la tassa destinata all’intermediario.

Infine, il pagamento digitale con emCash riduce anche le frodi e le infrazioni, in quanto la valuta viene emessa sulla base della domanda reale e in tempo reale.
Il Governo degli Emirati credono fermamente che emCash cambierà il mondo degli affari a Dubai e negli Emirati Arabi, incidendo anche nel miglioramento della vita dei propri cittadini.