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AMAZON o ALIBABA? E-commerce, freezone, tasse & DUBAI

Amazon o Alibaba? Vendere su Internet da Dubai. Abbiamo affrontato in tanti altri articoli se e perchè conviene aprire una società a Dubai per gestire il proprio business online, ma sempre è solo parlando di Amazon. Non abbiamo mai considerato invece che sebbene essere il più conosciuto nel mondo occidentale, Amazon non è l’unico marketplace. Sebbene Alibaba sia principalmente un market place B2B (business 2 business) cioè diciamo un grossista, non si rivolge al cliente finale che ordina il singolo pezzo, nel gruppo ci sono altri siti minori che invece sono dei B2C.  Taobao, indirizzato al consumatore finale, e Tmall, che riguarda più che altro l’acquisto di prodotti di marca da parte della classe media cinese.

Per un’azienda italiana di piccole-medie dimensioni, può essere difficile comprendere le potenzialità di questa piattaforma in un’ottica di espansione del business, apparendo come troppo complicato ed estraneo e lontano rispetto ai propri affari. Tramite queste piattaforme non vendiamo solo in Cina, ma se pensiamo anche solo a questo mercato, dove magari i margini sono più bassi, ma abbiamo oltre 1 miliardo di potenziali consumatori… forse vi si apre uno scenario diverso. E quindi magari vale la pena fare uno sforzo per capire come entrare in un mercato dove non si parla italiano, e dove magari anche l’inglese non è cosi ben recepito. D’altronde a chi già vende su Amazon non spaventa acquistare in Cina. Allora perchè non usare marketplace conosciuti in Cina anche per raggiungere quel potenziale target?

Per poter iniziare a vendere su Alibaba.com, un’impresa deve creare un minisito professionale sulla piattaforma.

Non è altro che un profilo aziendale collegato ad un account, da completare con le informazioni relative all’impresa e che può essere personalizzato, rispettando le regole previste.

Alle imprese che vogliono vendere i loro prodotti, Alibaba offre due tipi di account Basic e Premium con caratteristiche diverse.

Dopo aver creato il proprio profilo aziendale, è il momento di inserire i prodotti sulla piattaforma.

Possedere un account su Alibaba consente, infine, di gestire le richieste online da parte degli acquirenti e di controllare regolarmente le proprie performance di vendita tramite BizTrends per, eventualmente, modificare e migliorare le informazioni dell’account.

Alibaba investe molto nel Search Engine Marketing (SEM), facendo in modo che le imprese compaiano fra i risultati nelle più alte posizioni quando vengono usati generici termini di ricerca per i prodotti. In questo modo, gli acquirenti spesso finiscono su Alibaba quando stanno cercando dei prodotti su Google, Bing o altri motori di ricerca, consentendo anche così anche alle piccole e medie imprese di generare contatti a livello globale.

A questo punto si torna ad una domanda che vale anche per gli altri marketplace: conviene aprire una società in Italia o a Dubai? Sicuramente come abbiamo già visto anche negli altri video aprire una società in Free Zone negli Emirati Arabi ha una serie di vantaggi, dalla possibilità di aprire una società senza venire a Dubai, alla possibilità di non dover presentare registri contabili (per alcune Free Zone), fino ad arrivare a quella che più interessa i più: non si pagano tasse (a fronte di una fee di costituzione e di mantenimento annuale, una sorta di flat tax diciamo, indipendente dal fatturato).

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  • A tutti gli imprenditori interessati ad approfondire il tema della fiscalità negli Emirati Arabi, capire le differenze tra le varie Free Zone e tra i vari tipi di società (Mainland, Offshore, Holding, Free Zone) per avere maggiori informazioni prima di affidarsi ad un consulente oppure per procedere poi in autonomia.
  • A chi vuole informazioni di massima prima di avviare una propria attività imprenditoriale
  • Ai professionisti (avvocati, commercialisti, fiscalisti, consulenti in genere) interessati ad esplorare le potenzialità della giurisdizione ed approfondire le possibili soluzioni per i loro clienti
  • Agli ordini professionali e alle associazioni interessate a dare un servizio ai propri associati
  • A chi ha già aperto una società ma vuole mantenersi aggiornato

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Quale attivita conviene aprire adesso Free Zone Dubai

Aprire una società a Dubai (nel periodo del COVID)

APRIRE un ATTIVITA a DUBAI (nel periodo del COVID)
Quale attività conviene aprire a Dubai adesso?

Quando si vuole avviare un’attività non si deve partire dal presupposto “cosa conviene fare” perchè se fosse cosi facile trovare una risposta, lo avrebbero gia fatto in mille. Oltretutto gli EAU non sono un Paese in via di sviluppo dove hanno bisogno delle mattonelle, piuttosto che delle pizzerie. C’è già tutto e bisogna sgomitare in qualsiasi settore per potersi creare la propria nicchia, non senza difficoltà.

Bisogna allora partire dalla domanda “cosa so fare talmente bene, che saprò superare tutte queste difficoltà”?

Perche non prendiamoci in giro, a prescindere dal settore, qualsiasi attività imprenditoriale affronterà prima o poi una serie di problemi. E solo la passione per il proprio lavoro ci farà desistere dal mollare. 

Partendo dalla domanda cosa so fare, si deve procedere con uno studio di fattibilità, rispondendo alla domanda: l’attività che ho definito, va bene per questo mercato? Questo per capire se ci sono gli estremi per avviare l’impresa.

Alla luce di quanto sta accadendo in questo periodo, dove tante cose si sono spostate verso un mondo digitale, ci poniamo di nuovo questa domanda. Se è vero che tante aziende attraversano momenti di difficoltà, tante che hanno saputo cogliere l’occasione hanno aumentato il fatturato. Basti pensare al mondo di Amazon, al delivery, ecc… Il commercio non si è ridimensionato, non del tutto almeno. Si è spostato.

Poi chiaro il settore degli eventi è fermo. E anche quello degli eventi sportivi. Per cui tutto l’indotto ha subito un calo drammatico. Auto quasi non se ne vendono. Quindi non posso generalizzare.

Ma tornando a noi e alla domanda iniziale. C’è quindi un’attività che conviene aprire a Dubai in questo momento?

Ebbene si. Considerando la legislazione fiscale e la burocrazia favorevole, che il mondo si è spostato verso commercio e transazioni elettroniche e che Dubai rappresenta un vero e proprio hub commerciale, tutte quelle che sono le attività digitali possono essere facilmente gestite da qui.

Ecommerce, Amazon FBA, Dropshipping, infoprodotti, sviluppo di App, brokeraggio, solo per fare un esempio.

Questo tipo di attività può essere fatto agevolmente anche senza essere presenti con uno spazio fisico a Dubai. Il che rende tutto molto conveniente, un po come era Malta in passato, ma con qualche semplificazione in più.

Oltretutto aprire una società a Dubai può essere fatto da remoto, e da diritto in molti casi anche al visto residente. Perchè se io non sposto la mia residenza fiscale sarò sempre soggetto alla tassazione del Paese in cui risiedo, quindi si faccia sempre attenzione.

Per maggiori informazioni: prenota una consulenza.

Aprire un e-commerce a Dubai

Aprire una società in Free Zone senza venire a Dubai

Negli Emirati Arabi esistono oltre 40 Free Zone (più di 20 solo a Dubai) e ciascuna si rivolge ad una specifica categoria commerciale. Se si desidera avere il 100 per cento di proprietà della propria azienda, indipendentemente dal tipo di attività, è necessario optare per una licenza in una delle Free Zone. Altrimenti la soluzione in mainland richiede la presenza di un socio di maggioranza emiratino.
Ogni Free Zone ha le sue regole, ma comunque esistono dei vantaggi generali – ad esempio niente tasse (IVA 5% solo sul fatturato locale e solo superati i 100,000 USD per anno), no socio locale, ecc… – e sono previsti altri vantaggi anche per le Free Zone di servizi / consulenza, che, solo per citarne uno, non hanno bisogno di un ufficio fisico.

Procedure, tempi e costi dipendono da vari parametri, tipo: la free zone scelta, numero di azionisti, se gli azionisti sono persone fisiche o giuridiche, se servono visti residenti (e quanti in totale), se ci sono categorie commerciali addizionali, se serve un conto corrente in loco.

Quasi sempre per aprire le società è richiesta la presenza fisica di tutti gli azionisti e/o del managing director (una sorta di amministratore). In altri casi è possibile avviare la pratica da remoto a patto che gli azionisti siano stati almeno una volta in passato negli Emirati Arabi (fa fede il timbro di ingresso); ma in ogni caso sarà necessario essere fisicamente a Dubai per depositare le firme per l’apertura del conto e prima ancora per fare il visto residente qualora richiesto.

Tuttavia se si ha necessità di una soluzione “digital oriented” (ad esempio società di e-commerce / dropshipping / amazon fba / private label) senza visto residente e con conto corrente online (PayPal, Transferwise, ecc..), ci sono delle opzioni che possono essere gestite completamente da remoto, senza venire a Dubai e con costi nell’ordine dei 5,000 USD.

Quindi tutta la parte di firme può essere fatta in modo digitale o – se lo si preferisce – firmando i moduli cartacei per farli pervenire poi in originale tramite corriere. Si riceverà copia via email dei documenti societari, e con questi si potrà fare richiesta del conto corrente aziendale (virtuale); gli originali potranno rimanere in authority fino a quando non si verrà a Dubai oppure possono essere spediti al vostro indirizzo tramite corriere.

Per richiedere una consulenza, definire una possibile strategia e sapere se rientrate nella casistica sopra descritta, scrivete pure a consulenza@freezonedubai.it

In questi ultimi tempi tutti parlano di Amazon FBA: cosa è? e soprattutto perchè è così interessante se legato a Dubai?

Amazon FBA, Dubai e tasse

In questi ultimi tempi tutti parlano di Amazon FBA: cosa è? e soprattutto perchè è così interessante se legato a Dubai? In questo video condividiamo alcune considerazioni generali di Antonio Vida, un punto di riferimento per quanto riguarda la vendita online su Amazon ed importazioni di prodotti dalla Cina. Dal 2015 Antonio importa prodotti dalla Cina che poi rivende su Amazon, in America e in Europa. Uno dei primi italiani a vendere tramite Amazon FBA. Dell’importazione dei prodotti dalla Cina e sulla vendita su Amazon conosce praticamente tutto, rischi, trucchi, strategie e tutto quello che c’è da sapere per avere successo e per non rischiare.

In tanti in passato si sono cimentati con più o meno difficoltà con siti Ecommerce, trovandosi a fronteggiare svariate difficoltà: dalla gestione del magazzino, alla promozione. Un e-commerce è un vero e proprio negozio da mandare avanti, senza una saricinesca fisica da tirare su tutti i giorni, ma con un orario di apertura al pubblico di 24 h su 24. Opportunità ma anche tanto lavoro. Si deve competere ogni giorno con milioni di venditori, ci si dovrà occuparsi anche dei processi di stoccaggio, spedizione, formalità doganali ed assistenza.

Amazon, oggi uno dei più grandi MarketPlace Online, ha invece realizzato una soluzione che sta riscuotendo successo proprio perchè semplifica la vita di chi vuole vendere online: Amazon FBA.

Grazie ad Amazon FBA è possibile fare Dropshipping su Amazon: In altri termini, i venditori che usano il servizio FBA non fanno nient’altro che spedire i loro prodotti al centro di distribuzione che Amazon indicherà loro. Il centro si occuperà di immagazzinarli fino all’ordine da spedire, imballarli e inviarli al destinatario: potrai così vendere in tutto il mondo e diventare una piccola (o grande) multinazionale.

Cosa c’entra tutto questo con Dubai?

Ebbene proprio l’assenza di gestione di una fisicità da parte del venditore, fa si che questo possa gestire tutto da qualsiasi parte del mondo. Per cui trasferirsi in Paesi (Malta, Emirati Arabi, ecc..) dove la pressione fiscale e la burocrazia sono più leggere rappresenta un vantaggio. E Dubai e gli Emirati Arabi – lo sappiamo – hanno zero tassazione sul reddito di impresa, quindi rappresenta un luogo ideale, soprattutto se si considerano società in Free Zone, senza socio locale.

Per maggior informazioni sulla costituzione di una società a Dubai e sui possibili vantaggi scrivere a:

ecommerce@freezonedubai.it

Mentre per affrontare i consigli di Antonio Vida guarda il video su YouTube o segui i suoi seminari:

https://bit.ly/2H0yRuK

Aprire un e-commerce a Dubai

Dubai CommerCity: la nuova free zone per l’e-commerce

La nuova Free Zone di Dubai, la CommerCity è pronta; situata nell’area di Umm Ramool, vicino all’Aeroporto Internazionale di Dubai, diventa la prima dedicata all’e-commerce nella regione. Dubai CommerCity è strategicamente intesa a promuovere la posizione di Dubai come piattaforma leader per l’e-commerce internazionale e a sostenere la diversificazione economica e le strategie di trasformazione intelligente. Un progetto ambizioso con un mercato enorme e in crescita.

Per il mercato online nei GCC si stima una crescita del 16,4% nei prossimi tre anni e mezzo, con un fatturato previsto di $ 10 miliardi entro la fine del 2018 nei soli Emirati Arabi, rispetto ai $ 2,5 miliardi del 2014: equivalente a una spettacolare crescita del 400% entro la fine di quest’anno. 

Il progetto accelererà la crescita del mercato dell’e-commerce, che nel 2020 raggiungerà addirittura i 20 miliardi di dollari nei paesi del GCC. Fornirà un ambiente incentrato sulla creatività attirando più investimenti esteri diretti in linea con il Dubai 2021, che mira a creare un’economia unica e sostenibile basata sull’innovazione.

Si prevede inoltre che la nuova Free Zone condurrà attività di investimento privato in costante crescita a sostegno delle start-up della regione che hanno già superato $ 870 milioni, soprattutto in quanto la maggior parte delle start-up sono coinvolte nei servizi di e-commerce, IT e Internet, di cui gli Emirati Arabi Uniti hanno la più grande partecipazione nella regione. Nei prossimi cinque anni, si prevede che il settore dell’e-commerce rappresenti il 10 per cento delle vendite al dettaglio dell’emirato di Dubai.

È a zero tasse ma anche nessuna restrizione su valute e movimento di capitali e soprattutto proprietà delle company al 100% senza partner locali.

Il progetto, sarà attuato in due fasi ed è un sistema completo e moderno che supporta il settore dell’e-commerce e soddisfa le esigenze attuali e future della logistica, dei pagamenti elettronici , soluzioni IT, servizi ai clienti e altre attività correlate. Il progetto rappresenterà un’opportunità ideale per i principali produttori regionali e internazionali per immagazzinare i loro beni, prodotti e pezzi di ricambio in magazzini tecnologicamente avanzati e completamente attrezzati, da spedire successivamente ai mercati locali, in record tempo, via e-commerce.

Dubai CommerCity ha un piano chiaro per attirare più investimenti esteri diretti attraverso un portafoglio integrato di prodotti e servizi secondo i più alti standard internazionali. È destinato ad essere un ambiente coerente che abbraccia, alimenta e sviluppa le potenzialità dei giovani e promuove l’imprenditorialità attraverso un ecosistema moderno che facilita la conversione delle idee creative nella realtà. 

Il progetto aiuterà gli investitori stranieri a stabilire una presenza ed espandersi in questo campo e permetterà ai giovani innovatori e imprenditori di perseguire opportunità promettenti nel settore dell’e-commerce, che funge da piattaforma ideale per la creazione di start-up e progetti sofisticati in linea con gli sforzi per rendere Dubai la città più intelligente del mondo. 

Bitcoin e criptovalute: investimento o strumento?

Bitcoin e criptovalute: investimento o strumento?

Arrivati quasi alla metà del 2017, è facile pentirsi di non aver investito nel Bitcoin quando valeva qualche dollaro, dal momento che oggi supera i 1,100 USD.. Purtroppo nessuno di noi ha la bacchetta magica o la macchina del tempo, per cui non ci resta che guardare avanti tra i vari pareri contrastanti e provare a fare alcune considerazioni e previsioni su come investire sulle criptovalute negli anni futuri.

Puoi provarci e avere fortuna, ma oggi investire nelle criptovalute può essere un azzardo. È come fare un intervento di chirurgia agli occhi su un lettino mobile con i rollerblade. Può anche darti adrenalina, ma il risultato finale può essere doloroso

spiega The Middle Ground.

Una criptovaluta è una valuta paritaria, decentralizzata digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé. Come ogni valuta digitale, consente di effettuare pagamenti online in maniera sicura. La blockchain, il libro mastro che registra tutte gli scambi che avvengono, ha dato quella spinta in più che mancava, annullando la possibilità di frodi. Paesi e governi non sono esenti dal fascino di questi nuovi strumenti e hanno iniziato a investire; si veda ad esempio il rapporto tra Dubai, criptovalute e blockchain.

Quali criptovalute è opportuno considerare per un investimento a lungo termine? Ad oggi ci sono 5 criptovalute che – sia per la loro storia, sia per i propri fondamentali – costituiscono una buona materia di investimento. Alla fine di questo articolo sarà riportata una descrizione di ciascuna criptovaluta.

Da non sottovalutare l’idea di costituire una società in Free Zone per gestire l’investimento valutario in criptovalute. Contattaci per maggiori informazioni.

Ma la le criptovalute non vanno solo viste come investimento finanziario.

Le criptovalute come strumento

Così come per tutte le altre valute, anche le criptovalute possono essere considerate uno strumento, non solo un investimento.

Individuiamo principalmente 3 vantaggi rispetto alla moneta tradizionale:

1. Sicurezza: ogni transazione avviene solo se l’intero network l’ha vista e registrata (grazie alla blockchain), quindi imbrogliare diventa davvero difficile. È di fatto impossibile corrompere il registro: non si può scriverlo da soli; e non lo si può cambiare se lo hanno scritto gli altri; non è più un lavoro umano.

2. Anonimato: se anche la moneta tradizionale è in se stessa anonima se in forma “cash”, lo spostamento legale di grandi quantità di denaro è effettuato attraverso le banche. Recentemente le autorità americane hanno sequestrato svariati milioni di dollari in transazioni illegali; tuttavia, pensare che questi abusi rendano le criptovalute illegali, equivale a dire che i coltelli sono sbagliate perché qualcuno li usa come arma, senza ricordare che tutti noi li usiamo nel quotidiano durante i pasti.

3. Indipendenza: le criptovalute sono svincolate dal sistema bancario e dai vari governi. Impedendo la possibilità che un governo confischi o blocchi i trasferimenti (governo Amato nel ’92) o che la banca non fallisca portandosi via i nostri fondi sui conti correnti o che la banca centrale la svaluti.

Gli online marketplace (i siti internet di intermediazione per la compravendita di un bene o un servizio) si stanno muovendo verso le criptovalute (Bitcoin, Ethereum e altre ancora) anche a Dubai. La tecnologia blockchain (alla base di questi sistemi) d’altronde sta diventando un’obiettivo anche del Governo di Dubai, che si sta orientando verso soluzioni innovative per tutta la gestione telematica.

In occasione di un incontro ufficiale, abbiamo avuto la fortuna di incontrare Paul Mahone, CEO di BitBoost (un marketplace basato su Ethereum) che dichiara:

Le blockchain sono il futuro; e abbiamo investito su questa tecnologia per impostare BitBoost, piattaforma basata su una cripto valuta. Ethereum ci permette di esternalizzare l’infrastruttura globale che eBay deve invece mantenere, con il risultato che siamo in grado di chiedere molto, molto meno agli utenti che utilizzano il servizio. La semplicità della struttura è evidente: si paga una fee di 1 $ (pagato nell’equivalente in gettoni BitBoost) per ciascun oggetto caricato..

Elenco delle principali criptovalute

Fonte: valutevirtuali.com

Bitcoin (BTC)

Per alcuni potrebbe essere scontato dire che il Bitcoin è una criptovaluta su cui investire: sicuramente il BTC ha raggiunto ultimamente un prezzo alto rispetto ad inizio anno e, come detto in precedenza, sono circa 3 anni che non tocca il proprio massimo. Ricordiamo però che se il tasso di adozione di tutte le criptovalute è arrivato a questo punto, il merito è sicuramente dell’apripista Bitcoin. Senza il Bitcoin probabilmente la maggioranza delle altre criptovalute non esisterebbe e, senza gli errori che Bitcoin ha dovuto sperimentare per primo, le altre non avrebbero ideato dei meccanismi più sofisticati e avanzati.

Detto questo, il Bitcoin resta sempre la criptovaluta di riferimento non solo per il tasso di adozione da parte di sviluppatori e miner, ma anche per angel investors che riversano nell’ecosistema Bitcoin un grande volume di capitale.

Dobbiamo quindi aspettarci che il Bitcoin sia ancora la valuta virtuale di riferimento negli anni a venire, con conseguente ampliamento del tasso di adozione e sostanziale incremento del prezzo.

Ethereum (ETH)

Ethereum è la seconda criptovaluta per capitalizzazione e si è affermata come alternativa al Bitcoin all’inizio del 2016. La peculiarità di Ethereum sta nell’innovazione portata grazie alla propria blockchain che permette di sviluppare applicazioni decentralizzate basandosi su di essa. La propria valuta, l’Ether, viene infatti utilizzata da applicazioni che si basano su Ethereum per eseguire smart contracts. Grazie a questa funzionalità Ethereum non diventa solo un modo per scambiare valuta ma può far transitare e scambiare tra due nodi un qualsiasi tipo di asset, si può cioè scambiare un qualsiasi tipo di valore.

Questa peculiarità non è rimasta certo inosservata agli occhi di banche ed altri investitori di capitale che hanno riversato nel progetto Ethereum ingenti somme di capitale. Anche se Ethereum ha dovuto affrontare in quest’anno diversi problemi legati alla sicurezza (ed un po’ di perdita di credibilità soprattutto dovuta al fallimento della prima DAO) resta sicuramente una valuta su cui puntare nel futuro. Il fatto che abbia saputo reagire prontamente alle minacce hacker ed il prezzo ribassato potrebbero costituire in effetti due buone ragioni per investire in questo momento.

Ripple (XRP)

La terza moneta virtuale per capitalizzazione ed anche una delle poche a consentire lo scambio dei propri token senza applicare una fee. Sicuramente l’organizzazione che sta alle spalle di questa valuta è considerata una delle più professionali ed affidabili. E’ vero, Ripple ha subito delle forti oscillazioni in passato che hanno portato il valore sui 10k satoshi per poi tornare ad essere scambiato su un valore compreso tra gli 800 ed i 1000 satoshi. Ultimamente però il volume degli scambi si sta intensificando ed è possibile che Ripple torni ad essere sulla breccia nel 2017. Il valore rispetto al BTC è abbastanza basso e non è escluso che questa valuta possa tornare a breve ad essere considerata come la prima alternativa al BTC.

Litecoin (LTC)

Dopo esser salito alla ribalta nel 2013, come prima alternativa al Bitcoin, il Litecoin si è un po’ crogiolato sugli allori e non ha saputo mantenere la spinta iniziale. Anche l’emergere di altre criptovalute ha, per certi versi, rallentato la corsa di questa moneta che era arrivata a valere 25$, mentre adesso viene quotata attorno ai 4$. Certo è che il Litecoin è ancora la più utilizzata, dopo al Bitcoin, nella maggior parte dei siti internet che accettano pagamenti con valuta virtuale. L’organizzazione è solida e la professionalità degli sviluppatori che supportano il LTC non si discute. Non è quindi detto che il Litecoin non possa tornare prepotentemente alla ribalta dopo un periodo passato in sordina. Il prezzo attuale, tra l’altro, potrebbe costituire un ottimo entry point.

Monero (XMR)

Ultima tra le 5 ma solo per capitalizzazione, il Monero è invece la valuta virtuale del momento essendo passata da una valutazione di circa 1$ ad inizio Giugno 2016 a valere circa 7,5$ a fine Novembre. La speculazione che ha portato il Monero a valere sui 14$ ad inizio Settembre è dovuta per lo più alla fama che si è guadagnata nell’essere la più anonima tra le criptovalute. Questa caratteristica le ha accattivato il favore dei più larghi marketplace presenti sulla Dark Net, dove vengono processati milioni di transazioni in completo anonimato ogni mese e dove il fatto di essere irrintracciabile è una caratteristica di primaria importanza. Oltre a questo, il team di Monero ha annunciato lo sviluppo di payb.ee, un gateway per i pagamenti che consentirebbe la conversione istantanea tra Monero, Bitcoin e valute Fiat. Se questo fosse realizzato ci sarebbe un’adozione massiccia di Monero da parte di molti commercianti ed infine arriverebbero anche i fondi di investimento che farebbero salire il prezzo a livelli molto più alti di quelli attuali. Per questo Monero viene considerata una criptovaluta con altissimo potenziale ed è per molti un investimento da non lasciarsi scappare.