Trading e commercio di oro e metalli preziosi

Trading e commercio di oro, pietre e metalli preziosi

L’oro e gli altri metalli preziosi sono sempre stati settori in cui le persone, ma anche Stati, banche e società hanno investito. Il turnover legato ad oro e gioielli negli Emirati Arabi è stimato in 2.5 miliardi di dollari, facendone uno dei 5 principali mercati, unitamente a Cina, India, Stati Uniti e Russia. Dubai gestisce il 30% del mercato di tutto il Medio Oriente; ed è oramai un hub riconosciuto per oro, diamanti, metalli e pietre preziose.

Per investire in questo settore usando Dubai come base, è bene tenere a mente diversi aspetti:

  • bisogna conoscere i principali elementi trainanti di questi mercati; il prezzo dell’oro – ad esempio – è stabilito da un’associazione, la London Buillion Association, di cui fanno parte 5 importanti gruppi bancari.
  • bisogna conoscere i principali paesi minerari, essere aggiornati sulla situazione sociale, politica ed economica;
  • è importante anche conoscere i paesi consumatori e i settori in cui tali metalli vengono principalmente utilizzati, poiché questo influisce sulla domanda; non basta sapere che “gli arabi” sono appassionati di oro e gioielli;
  • è necessario avere una licenza adatta.

Per poter aprire una società di trading di oro e metalli preziosi, la soluzione ottimale è  Dubai Multi Commodities Center (DMCC); con questa licenza è possibile essere registrati con la Emirates Gold refinery, con la dogana e con il corriere autorizzato (Transguard) per importare/esportare i preziosi.

I valori economici per costituire l’azienda sono nell’ordine dei 45,000 USD per il primo anno; 15,000 USD a partire dal secondo anno. Non esitate a contattarci per le procedure e i valori economici aggiornati.

Scambio Informazioni Dubai Italia

Scambio di informazioni fiscali tra Emirati Arabi e Italia

Lo scambio di informazioni fiscali tra Italia e Dubai (Emirati Arabi in genere) è un argomento molto attuale e che coinvolge non solo gli addetti ai lavori, ma anche imprenditori e lavoratori (occasionali o residenti). Gli Emirati Arabi Uniti hanno sottoscritto numerosi trattati bilaterali con molti Stati, fra cui l’Italia, per evitare che un soggetto sia tassato due volte nei due paesi per la medesima fonte di reddito e per favorire lo scambio di informazioni.

Di fatto, negli Emirati Arabi non esiste alcuna tassazione, a parte quella applicata alle succursali delle banche straniere, agli hotel e alle grandi compagnie petrolifere e del gas. A Dubai vi è una legislazione in tema fiscale che però, di fatto, non viene applicata.

In particolare, negli Emirati non vengono applicate le seguenti imposte:

  • imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) (Personal income tax)
  • imposta sui rendimenti/redditi finanziari (o sulle plusvalenze) (Capital gain tax)
  • imposta sul valore aggiunto (IVA) (Value added tax)
  • ritenute d’imposta (Withholding tax)
  • imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRES) (Corporate tax).

Anche nelle Free Zone non vi è alcuna tassazione, eccetto l’obbligo di pagamento annuale della tassa relativa alla licenza commerciale.

In accordo con la Normativa FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act) – emanata il 18 marzo 2010 dal governo USA allo scopo di contrastare, con la collaborazione degli intermediari finanziari esteri, l’evasione fiscale –  gli Emirati Arabi già garantivano la condivisione (su richiesta) di dati finanziari e informazioni su soggetti statunitensi che operano all’interno degli Emirati stessi.

Il Common Reporting Standard (CRS) a partire dal 2018 estende questa forma di collaborazione anche a tutte le altre giurisdizioni.

Alcune date di rilievo:

– entro il 30 giugno 2018 sarà necessario completare un report di tutti gli account ad Alto Valore

– entro il 30 settembre 2018 è previsto il primo scambio di informazioni

– entro il 31 dicembre 2018 sarà necessario completare un report di tutti gli account a Basso Valore

Le linee guida previste dal Ministero delle Finanze degli Emirati Arabi, tuttavia, prevedono che le istituzioni finanziarie di segnalazione siano tenute a svolgere le procedure di due diligence e riportare informazioni su tutti i conti detenuti da un titolare del conto residente a fini fiscali in una giurisdizione diversa dagli Stati Uniti o dalla giurisdizione degli Emirati Arabi. Gli Stati Uniti sono esclusi perché le giurisdizioni segnaleranno negli Stati Uniti sotto la FATCA; ma di fatto questa linea guida prevederebbe la non comunicazione di tutti i soggetti residenti negli Emirati Arabi.

Essere “Resident” negli Emirati Arabi significa:

A. per un individuo:
– avere nazionalità emiratina oppure
– avere nazionalità diversa da quella emiratina ma avere:
i. una carta di identità emiratina (Emirates ID) e
ii. un valido Residency Visa (visto residente).

B. per un’entità giuridica:
– essere incorporata, registrata, gestita e controllata nel territorio degli Emirati Arabi Uniti.

Scarica il documento ufficiale rilasciato dal Ministero delle Finanze degli Emirati Arabi: UAE CRS GUIDELINES NOTES

L’articolo e le note riportate nel documento allegato, sono state realizzati per fornire informazioni relative all’attuazione dello scambio automatico di informazioni a scopo fiscale – il Common Reporting Standard – CRS negli Emirati Arabi Uniti. Il tutto non ha un valore legislativo ed è soggetto a cambiamenti; pertanto in caso di dubbi o necessità di consiglia di rivolgersi ad un consulente o ad un entità ufficiale.

Come ottenere la doppia cittadinanza

Come ottenere la doppia cittadinanza

Avere una doppia cittadinanza (o multipla cittadinanza) significa essere in possesso simultaneamente di passaporti rilasciati da Paesi diversi, il cui ottenimento può essere raggiunto in svariate maniere: per nascita, per discendenza, per naturalizzazione, grazie ad investimenti finanziari, e così via.

Le leggi in materia variano molto da stato a stato e possono anche dipendere da accordi internazionali tra i paesi. Questa opportunità non è scontata: esistono infatti molti stati che non la ammettono per i propri cittadini e che di conseguenza stabiliscono la perdita immediata della cittadinanza per coloro che vengono naturalizzati cittadini di un altro stato: per esempio la Cina, l’India, l’Ucraina e il Messico. Così come esistono Stati (tra cui gli Emirati Arabi) che non concedono la cittadinanza a cittadini stranieri, seppur ivi residenti da anni. Bisogna infatti prestare attenzione tra l’avere la residenza (cioè un permesso di soggiorno o visto residente, con relativa carta di identità locale e magari la patente) e ottenere la cittadinanza (cioè il passaporto).

La legge italiana riconosce la possibilità di essere cittadini di più Stati, cioè il diritto di avere la doppia o la plurima cittadinanza. Vale sia per i cittadini italiani che trasferendosi all’estero in modo stabile vogliono ottenere anche la cittadinanza del paese in cui vivono, sia per coloro che arrivano in Italia e decidono di viverci senza rinunciare a essere cittadini del loro paese di origine.

Alcuni vantaggi di avere la doppia cittadinanza:
– avere la seconda cittadinanza nel Paese ospitante annulla la necessità di cercare e mantenere lo status di visto
– può anche dare diritto a portare i membri della famiglia
– può dare diritto ad una serie di benefici (accesso alla sanità, ai sussidi, ecc..) per se stessi e per la propria famiglia
– da’ la possibilità di effettuare determinate operazioni con uno dei due passaporto piuttosto che l’altro (a seconda delle necessità e delle convenienze)
– apre possibilità di business e investimento precluse magari al proprio passaporto di origine
– può dare maggiore libertà finanziaria, bancaria ed in termini di tassazione; ma anche in questo caso dipende dagli accordi tra Paesi. Se siete cittadini statunitensi, ad esempio, possedere un secondo passaporto non cambia i vostri obblighi per quanto riguarda la dichiarazione o il pagamento delle tasse negli Stati Uniti. Fintanto che siete cittadini americani, dovrete pagare le tasse sul vostro reddito proveniente da tutto il mondo. Inoltre, le banche offshore continueranno a fare rapporto allo IRS nei rispetti del FACTA.

Cosa fare per avere la doppia cittadinanza?

Se in determinati Paesi per ottenere la cittadinanza è necessario essere ivi residenti in maniera stabile (avendo quindi un proprio domicilio fisso, delle utenze, pagando le tasse, ecc..) per anni, in altri Paesi è possibile accedere al diritto di cittadinanza grazie ad investimenti nel Paese. Sono alcuni esempi: Antigua & Barbuda, Cipro, Dominica, Grenada, Malta, St Kitts & Nevis.

Ad esempio da due anni Malta ha trovato il modo per stimolare gli investimenti esteri: chi intende ricevere il passaporto deve garantire un contributo di 650 mila euro a un fondo di sviluppo nazionale ad hoc. A questi si aggiungono altri 150 mila euro per l’acquisto di titoli di stato maltesi e immobili nell’isola per un valore di almeno altri 350 mila euro.

Ma esistono programmi che partono da 250,000 USD o poco più.

Non esiste un modo semplice o economico per ottenere un secondo passaporto.

Il business dei secondi passaporti rappresenta svariati miliardi di dollari per gli Stati aperti a queste iniziative. Non mancano i clienti e la domanda spesso supera l’offerta. In un mercato del genere, ai Paesi non interessa sminuire il proprio valore vendendovi un passaporto per 50.000 USD. Se qualcuno vi propone soluzioni a basso costo, fate prima le vostre verifiche.

Contattaci per maggiori informazioni.

Bitcoin e criptovalute: investimento o strumento?

Bitcoin e criptovalute: investimento o strumento?

Arrivati quasi alla metà del 2017, è facile pentirsi di non aver investito nel Bitcoin quando valeva qualche dollaro, dal momento che oggi supera i 1,100 USD.. Purtroppo nessuno di noi ha la bacchetta magica o la macchina del tempo, per cui non ci resta che guardare avanti tra i vari pareri contrastanti e provare a fare alcune considerazioni e previsioni su come investire sulle criptovalute negli anni futuri.

Puoi provarci e avere fortuna, ma oggi investire nelle criptovalute può essere un azzardo. È come fare un intervento di chirurgia agli occhi su un lettino mobile con i rollerblade. Può anche darti adrenalina, ma il risultato finale può essere doloroso

spiega The Middle Ground.

Una criptovaluta è una valuta paritaria, decentralizzata digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé. Come ogni valuta digitale, consente di effettuare pagamenti online in maniera sicura. La blockchain, il libro mastro che registra tutte gli scambi che avvengono, ha dato quella spinta in più che mancava, annullando la possibilità di frodi. Paesi e governi non sono esenti dal fascino di questi nuovi strumenti e hanno iniziato a investire; si veda ad esempio il rapporto tra Dubai, criptovalute e blockchain.

Quali criptovalute è opportuno considerare per un investimento a lungo termine? Ad oggi ci sono 5 criptovalute che – sia per la loro storia, sia per i propri fondamentali – costituiscono una buona materia di investimento. Alla fine di questo articolo sarà riportata una descrizione di ciascuna criptovaluta.

Da non sottovalutare l’idea di costituire una società in Free Zone per gestire l’investimento valutario in criptovalute. Contattaci per maggiori informazioni.

Ma la le criptovalute non vanno solo viste come investimento finanziario.

Le criptovalute come strumento

Così come per tutte le altre valute, anche le criptovalute possono essere considerate uno strumento, non solo un investimento.

Individuiamo principalmente 3 vantaggi rispetto alla moneta tradizionale:

1. Sicurezza: ogni transazione avviene solo se l’intero network l’ha vista e registrata (grazie alla blockchain), quindi imbrogliare diventa davvero difficile. È di fatto impossibile corrompere il registro: non si può scriverlo da soli; e non lo si può cambiare se lo hanno scritto gli altri; non è più un lavoro umano.

2. Anonimato: se anche la moneta tradizionale è in se stessa anonima se in forma “cash”, lo spostamento legale di grandi quantità di denaro è effettuato attraverso le banche. Recentemente le autorità americane hanno sequestrato svariati milioni di dollari in transazioni illegali; tuttavia, pensare che questi abusi rendano le criptovalute illegali, equivale a dire che i coltelli sono sbagliate perché qualcuno li usa come arma, senza ricordare che tutti noi li usiamo nel quotidiano durante i pasti.

3. Indipendenza: le criptovalute sono svincolate dal sistema bancario e dai vari governi. Impedendo la possibilità che un governo confischi o blocchi i trasferimenti (governo Amato nel ’92) o che la banca non fallisca portandosi via i nostri fondi sui conti correnti o che la banca centrale la svaluti.

Gli online marketplace (i siti internet di intermediazione per la compravendita di un bene o un servizio) si stanno muovendo verso le criptovalute (Bitcoin, Ethereum e altre ancora) anche a Dubai. La tecnologia blockchain (alla base di questi sistemi) d’altronde sta diventando un’obiettivo anche del Governo di Dubai, che si sta orientando verso soluzioni innovative per tutta la gestione telematica.

In occasione di un incontro ufficiale, abbiamo avuto la fortuna di incontrare Paul Mahone, CEO di BitBoost (un marketplace basato su Ethereum) che dichiara:

Le blockchain sono il futuro; e abbiamo investito su questa tecnologia per impostare BitBoost, piattaforma basata su una cripto valuta. Ethereum ci permette di esternalizzare l’infrastruttura globale che eBay deve invece mantenere, con il risultato che siamo in grado di chiedere molto, molto meno agli utenti che utilizzano il servizio. La semplicità della struttura è evidente: si paga una fee di 1 $ (pagato nell’equivalente in gettoni BitBoost) per ciascun oggetto caricato..

Elenco delle principali criptovalute

Fonte: valutevirtuali.com

Bitcoin (BTC)

Per alcuni potrebbe essere scontato dire che il Bitcoin è una criptovaluta su cui investire: sicuramente il BTC ha raggiunto ultimamente un prezzo alto rispetto ad inizio anno e, come detto in precedenza, sono circa 3 anni che non tocca il proprio massimo. Ricordiamo però che se il tasso di adozione di tutte le criptovalute è arrivato a questo punto, il merito è sicuramente dell’apripista Bitcoin. Senza il Bitcoin probabilmente la maggioranza delle altre criptovalute non esisterebbe e, senza gli errori che Bitcoin ha dovuto sperimentare per primo, le altre non avrebbero ideato dei meccanismi più sofisticati e avanzati.

Detto questo, il Bitcoin resta sempre la criptovaluta di riferimento non solo per il tasso di adozione da parte di sviluppatori e miner, ma anche per angel investors che riversano nell’ecosistema Bitcoin un grande volume di capitale.

Dobbiamo quindi aspettarci che il Bitcoin sia ancora la valuta virtuale di riferimento negli anni a venire, con conseguente ampliamento del tasso di adozione e sostanziale incremento del prezzo.

Ethereum (ETH)

Ethereum è la seconda criptovaluta per capitalizzazione e si è affermata come alternativa al Bitcoin all’inizio del 2016. La peculiarità di Ethereum sta nell’innovazione portata grazie alla propria blockchain che permette di sviluppare applicazioni decentralizzate basandosi su di essa. La propria valuta, l’Ether, viene infatti utilizzata da applicazioni che si basano su Ethereum per eseguire smart contracts. Grazie a questa funzionalità Ethereum non diventa solo un modo per scambiare valuta ma può far transitare e scambiare tra due nodi un qualsiasi tipo di asset, si può cioè scambiare un qualsiasi tipo di valore.

Questa peculiarità non è rimasta certo inosservata agli occhi di banche ed altri investitori di capitale che hanno riversato nel progetto Ethereum ingenti somme di capitale. Anche se Ethereum ha dovuto affrontare in quest’anno diversi problemi legati alla sicurezza (ed un po’ di perdita di credibilità soprattutto dovuta al fallimento della prima DAO) resta sicuramente una valuta su cui puntare nel futuro. Il fatto che abbia saputo reagire prontamente alle minacce hacker ed il prezzo ribassato potrebbero costituire in effetti due buone ragioni per investire in questo momento.

Ripple (XRP)

La terza moneta virtuale per capitalizzazione ed anche una delle poche a consentire lo scambio dei propri token senza applicare una fee. Sicuramente l’organizzazione che sta alle spalle di questa valuta è considerata una delle più professionali ed affidabili. E’ vero, Ripple ha subito delle forti oscillazioni in passato che hanno portato il valore sui 10k satoshi per poi tornare ad essere scambiato su un valore compreso tra gli 800 ed i 1000 satoshi. Ultimamente però il volume degli scambi si sta intensificando ed è possibile che Ripple torni ad essere sulla breccia nel 2017. Il valore rispetto al BTC è abbastanza basso e non è escluso che questa valuta possa tornare a breve ad essere considerata come la prima alternativa al BTC.

Litecoin (LTC)

Dopo esser salito alla ribalta nel 2013, come prima alternativa al Bitcoin, il Litecoin si è un po’ crogiolato sugli allori e non ha saputo mantenere la spinta iniziale. Anche l’emergere di altre criptovalute ha, per certi versi, rallentato la corsa di questa moneta che era arrivata a valere 25$, mentre adesso viene quotata attorno ai 4$. Certo è che il Litecoin è ancora la più utilizzata, dopo al Bitcoin, nella maggior parte dei siti internet che accettano pagamenti con valuta virtuale. L’organizzazione è solida e la professionalità degli sviluppatori che supportano il LTC non si discute. Non è quindi detto che il Litecoin non possa tornare prepotentemente alla ribalta dopo un periodo passato in sordina. Il prezzo attuale, tra l’altro, potrebbe costituire un ottimo entry point.

Monero (XMR)

Ultima tra le 5 ma solo per capitalizzazione, il Monero è invece la valuta virtuale del momento essendo passata da una valutazione di circa 1$ ad inizio Giugno 2016 a valere circa 7,5$ a fine Novembre. La speculazione che ha portato il Monero a valere sui 14$ ad inizio Settembre è dovuta per lo più alla fama che si è guadagnata nell’essere la più anonima tra le criptovalute. Questa caratteristica le ha accattivato il favore dei più larghi marketplace presenti sulla Dark Net, dove vengono processati milioni di transazioni in completo anonimato ogni mese e dove il fatto di essere irrintracciabile è una caratteristica di primaria importanza. Oltre a questo, il team di Monero ha annunciato lo sviluppo di payb.ee, un gateway per i pagamenti che consentirebbe la conversione istantanea tra Monero, Bitcoin e valute Fiat. Se questo fosse realizzato ci sarebbe un’adozione massiccia di Monero da parte di molti commercianti ed infine arriverebbero anche i fondi di investimento che farebbero salire il prezzo a livelli molto più alti di quelli attuali. Per questo Monero viene considerata una criptovaluta con altissimo potenziale ed è per molti un investimento da non lasciarsi scappare.

Meglio aprire una LTD a Londra o una Free Zone Company a Dubai?

Meglio aprire una LTD a Londra o una Free Zone Company a Dubai?

Rispondere a una domanda come questa non è semplice e dipende dalle specifiche esigenze del cliente. Ciò che può andare bene ad un cliente, non è detto che possa essere adatto alle esigenze di un altro. E in ogni caso affidarsi ad un professionista competente evita problemi fiscali o esterovestizione.

La prima considerazione da fare riguarda il territorio target; se la nostra azienda ha maggiori interessi in Inghilterra o Dubai, la scelta diventa quasi obbligata. Se invece una società ha interessi distribuiti a livello internazionale, l’opzione migliore diventa meno intuitiva.

Vediamo quindi alcune caratteristiche generali delle due tipologie societarie.

Una Ltd è il corrispondente della nostra S.r.l. (Società a Responsabilità Limitata) e per costituirla non è indispensabile avere una Partita IVA (VAT) ma basta dichiarare l’apertura della nuova Società alla Companies House. Il nome è collegato a imprese che operano nel Regno Unito e in molti paesi del Commonwealth; i tempi burocratici sono molto veloci. Le Ltd godono di alcuni benefici di responsabilità e fiscali, in particolare una tassazione relativamente bassa.

I requisiti essenziali per non incappare in sanzioni e istituire una società legalmente riconosciuta:

1) Come abbiamo già detto è necessario avere un ufficio registrato nel Regno Unito, poter dimostrare di essere residenti in loco e avere dipendenti regolarmente assunti che lavorano in sede.

2) Alcune infrastrutture utilizzate per il marketing devono essere necessariamente site in suolo britannico, ad esempio il server se decidiamo di sfruttare un e-commerce per il nostro business oppure aprire un semplice sito vetrina.

3) Bisogna presentare una copia dello statuto sociale e dell’atto costitutivo, inoltre si deve redigere l’albo degli amministratori societari e del personale adibito alla ricezione delle notifiche ufficiali.

Il sistema fiscale del Regno Unito si basa su un doppio binario o livello di imposizione:

– un primo livello gestito dall’HMRC (HM Revenue and Custom) a cura del Governo Centrale (equiparabile alla nostra Agenzia delle Entrate);

– un secondo livello che riguarda i tributi locali (equiparabili ai tributi imposti dalle nostre Regioni o Comuni nell’ambito del federalismo fiscale).

Anche nel Regno Unito così come in Italia abbiamo una duplice tipologia di imposte:

imposte dirette (direct taxes);
imposte indirette (indirect taxes).

Le prime (direct taxes) comprendono:

  • income taxs (tasse sul reddito);
  • corporation tax (tassa societaria);
  • inheritance tax (tassa successoria);
  • capital gains tax (tassa sulle plusvalenze);

Le seconde (indirect taxes) comprendono invece:

  • value added tax – V.A.T. (Iva);
  • stamp duty (imposta di bollo);
  • stamp duty land tax (imposta di bollo sulle proprietà);
  • customs duty (dazi doganali).

Al fine di poter valutare l’imposizione fiscale, una società LTD è quindi tenuta a tenere una serie di registri contabili. Ma si ha il vantaggio di essere comunque vicino l’Italia ben posizionati rispetto ad altri Paesi Europei. Inoltre i costi di costituzione sono estremamente bassi (anche se poi si devono considerare i costi di gestione).

Un ulteriore vantaggio può essere rappresentato dalla sterlina debole grazie alla Brexit, che quindi facilita investimenti stranieri.

Anche per aprire una società in Free Zone a Dubai o negli Emirati Arabi i tempi sono abbastanza rapidi; i tempi relativi strettamente alle licenze possono essere indicativamente di poche settimane se non di meno (mediamente 10 giorni lavorativi).

Aprire una società in Free Zone a Dubai o negli Emirati Arabi comporta numerosi vantaggi. Una Free Zone (Zona Franca) è un’area specificamente destinata alla promozione del commercio, all’esportazione ed all’apertura dell’economia locale (emiratina in questo caso) al mondo esterno, e gli Emirati Arabi Uniti hanno una posizione strategica per il commercio internazionale. Le Free Zone degli Emirati Arabi Uniti sono state create allo scopo di facilitare gli investimenti stranieri; di conseguenza le procedure per insediarsi nelle zone franche sono relativamente semplici, veloci e relativamente economiche.

Aprire una società in Free Zone offre agli investitori una serie di vantaggi:

– Proprietà straniera del 100%
Nessuna imposta sulle società
– Libertà di rimpatriare il capitale e il reddito
– Nessuna imposta sul reddito personale
– Completa esenzione dai dazi doganali
– Nessuna restrizione valutaria
– Nessuna lungaggine burocratica (in 10 giorni si ha la licenza)
– Nessun obbligo di assunzione
– Possibilità di richiedere un visa resident se necessario e di aprire un conto corrente bancario personale (oltre quello corporate)

A cui aggiungere in alcune Free Zone:
Nessun obbligo di presentazione di registri contabili
– Nessun obbligo di ufficio
– Nessun capitale sociale da versare richiesto

Ci sono Free Zone in cui si costituisce un’azienda con poco meno di 5,000 USD. Tutte le licenze negli Emirati arabi hanno un costo annuale di rinnovo. Ma a fronte di questo poi non ci sono altri oneri con questa free zone come dicevamo: ufficio, spese di contabilità, ecc.. A fine anno si decide se rinnovare (basta pagare il rinnovo) o chiudere la società.

Conclusioni

Come si diceva non esiste una risposta adatta a tutti; ovvero si potrebbe considerare di sfruttare il meglio delle due giurisdizioni costituendo due società. Collegate o meno, a seconda dei casi. Meglio magari un contatto diretto con noi per capire quale struttura meglio si adatta, grazie ad un’opera di ingegneria finanziaria.

Creative Free Zone Fujairah: lista delle categorie commerciali

Creative Free Zone Fujairah: lista delle categorie commerciali

Ci sono più di 40 Free Zone negli Emirati Arabi; più di 20 solo a Dubai, 2 a Fujairah: Creative City e Fujairah Free Zone Authority.  Ci sono poi vantaggi specifici delle varie Free Zone; ed in particolare Creative City rappresenta per molti versi il modo più facile ed economico per costituire una società negli Emirati Arabi grazie ad una serie di vantaggi.

– non si deve versare capitale sociale
– l’ufficio fisico non è obbligatorio
– non si ha obbligo di presentare i registri contabili
– non si ha obbligo di richiedere un visto residente (ma nel caso è possibile averne fino a 6, anche successivamente e in ogni caso per i visti residenti non è necessario avere un domicilio negli UAE)

Una limitazione di questa Free Zone consiste nel dover avere un oggetto sociale assimilabile a servizi / consulenza. Ecco l’elenco delle categorie commerciali previste.

Consulenza / Business Consultancy: questa sezione copre una vasta gamma di attività; consulenza aziendale, lifestyle, consulenza finanziaria, consulenza legale, risorse umane, consulenza viaggi e altro ancora.

Gestione di eventi / Event Management: la gestione degli eventi comprende molte attività, dall’organizzazione di congressi, alla produzione teatrale, alla gestione di eventi sportivi, a molto di più.

Media: per tutte le aziende e i professionisti coinvolti in fotografia, web design, servizi di media digitali – tra cui la creazione e la gestione di applicazioni di telefonia mobile.

Film / Produzione & Post Produzione Video: questa categoria comprende le licenze per le attività di cinema, arte, produzione e post produzione video.

Istruzione e formazione / Education / Training: una vasta gamma di attività rientrano nelle categorie di istruzione e formazione, ma per questa tipologia è necessario fare application anche per il visto residente.

Servizi IT / IT Consultancy: per tutte le attività nel settore della Information and Communications Technology, tra cui l’e-commerce.

Media and Marketing Services: questa categoria commerciale comprende una serie di attività, tra cui pubblicità, relazioni pubbliche (PR), ricerca e sviluppo, e molto altro ancora.

Musica ed intrattenimento / Music & Entertainment management: questa categoria si riferisce specificamente alla produzione musicale e la relativa registrazione di brani musicali, la promozione della musica, la gestione dei diritti musicali, così come la gestione di attività legate al divertimento (incluso gestione di parchi a tema).

Editoria / Publishing: l’editoria comprende tutte le attività imprenditorial legati alla produzione e gestione di contenuti riproducibili in serie e della loro diffusione e commercializzazione in forme trasmissibili attraverso i media (e oggi anche attraverso le reti telematiche). Sarà necessaria approvazione governativa.

Broadcast: per la gestione delle attività inerenti le trasmissioni radiofoniche, televisive e e via web (streaming). Sarà necessaria approvazione governativa.

Nota: le informazioni riportate in questo articolo sono soggette a variazione, si consiglia di contattare gli organi competenti per verificare le leggi in vigore.

Free Zone Emirati Arabi Quale Scegliere

Free Zone negli Emirati Arabi: quale scegliere?

Ci sono più di 40 Free Zone negli Emirati Arabi (più di 20 solo a Dubai) e ciascuna si rivolge ad una specifica categoria commerciale. Se si desidera avere il 100 per cento di proprietà della propria azienda, indipendentemente dal tipo di attività, è necessario optare per una licenza in una delle Free Zone. Ma quale scegliere?

Le Free Zone sono state istituite per incoraggiare gli investimenti stranieri grazie ad una serie di vantaggi rispetto all’aziende costituite “in land”. Ogni Free Zone ha le sue regole, ma ci sono dei vantaggi generali:

1. Ogni Free Zone consente agli investitori stranieri di avere il 100 per cento di proprietà della società senza necessità di sponsor locali o agenti
2. Nessuna imposta sul reddito per un lungo periodo di tempo (oltretutto rinnovabile).
3. Nessuna imposta sul reddito personale, nonché sulle tasse di import/export (se anche un semilavorato arriva per essere processato e poi rispedito non ci sono dazi).
4. Possibilità di rimpatrio del 100 per cento dei profitti.
5. La procedura di apertura della società è meno complessa.
6. Procedure di assunzione e rilascio visti più facili.

Ci sono poi vantaggi specifici delle varie Free Zone. Ad esempio ad oggi in una delle Free Zone di Fujairah (Creative City):

– non si deve versare capitale sociale
– l’ufficio fisico non è obbligatorio
– non si ha obbligo di presentare i registri contabili
– non si ha obbligo di richiedere un visto residente (ma nel caso è possibile averne fino a 6, anche successivamente e in ogni caso per i visti residenti non è necessario avere un domicilio negli UAE)

Nota: le informazioni riportate in questo articolo sono soggette a variazione, si consiglia di contattare gli organi competenti per verificare le leggi in vigore.

Lista delle free zone degli Emirati Arabi

Free Zone a Dubai

Dubai Airport Free Zone
Dubai Auto Zone
Dubai Cars and Automotive Zone
Dubai Design District
Dubai Flower Centre
Dubai Gold and Diamond Park
Dubai Healthcare City
Dubai Industrial City
Dubai International Academic City
Dubai International Financial Centre
Dubai Internet City
Dubai Knowledge Park
Dubai Logistics City
Dubai Maritime City Authority
Dubai Media City
Dubai Multi Commodities Centre
Dubai Outsource Zone
Dubai Science Park
Dubai Silicon Oasis
Dubai Studio City
Dubai Techno Park (nuovo nome: National Industries Complex)
Dubai Textile City
Energy and Environment Park
International Humanitarian City
Jebel Ali Free Zone Authority
Jumeirah Lakes Towers Free Zone
Dubai Production City

Free Zone ad Abu Dhabi

Abu Dhabi Airport Business City
Abu Dhabi Global Market
Abu Dhabi Ports Company
ZonesCorp
Industrial City of Abu Dhabi
Masdar City
TwoFour54

Free Zone a Sharjah

Hamriya Free Zone Authority
Sharjah Airport Free Zone Authority
USA Regional Trade Center Free Zone

Free Zone a Fujairah

Creative City Fujairah
Fujairah Free Zone Authority

Free zone a Ras Al Khaimah

RAK Investment Authority Free Zone
RAK Maritime City
Ras Al Khaimah Free Trade Zone
Ras Al Khaimah Media Free Zone

Free Zone ad Ajman e Umm Al Quwain

Entrambi questi emirati hanno un’unica Free Zone: Ajman Free Zone Authority e Umm Al Quwain Free Zone Authority

Come scegliere correttamente il nome della società in Free Zone a Dubai e negli Emirati Arabi

Come scegliere correttamente il nome della società in Free Zone

Quanto vale il nome di una società? Dipende. Può raggiungere i 100 milioni di dollari, ad esempio; cifra pagata da Accenture nel trasformare il proprio brand da Andersen Consulting nel 2001. Scegliere il nome di una startup non ha ovviamente lo stesso impatto di cambiare nome (e di conseguenza brand) di una multinazionale già consolidata, ma tale esempio ha reso bene l’idea di quanto valore ci sia dietro un nome.

Dare un nome a qualcosa è di per sé difficile: un’azienda, un prodotto, un figlio. Tanti fattori influenzano la scelta e fino alla fine si avrà sempre il dubbio di non aver fatto la scelta giusta; o, peggio, ci si potrebbe rendere conto di aver fatto la scelta sbagliata quando è troppo tardi. Ma prima o poi si dovrà arrivare ad una decisione.

Da dove cominciare? Bisogna considerare due aspetti: pratico ed emozionale. Non importa da dove arrivi l’ispirazione.  Non approfondiremo qui tematiche generiche di marketing & branding sulla scelta del nome, tipo le considerazioni da fare: efficacia, internazionalità, registrabilità, disponibilità dei nomi di dominio, ecc.. Ma ricordiamo quanto sia importante (tanto per citare alcuni fattori):

  • scegliere un nome che vada bene oggi, tra un anno, tra cinque anni..
  • verificare la disponibilità dei nomi di dominio sui mercati di riferimento (.com a livello internazionale, .it per l’Italia, .ae per gli Emirati Arabi) e delle relative pagine sui social network di interesse
  • non scegliere nomi troppo complessi o lunghi o che non siano subito l’idea del business
  • scegliere nomi internazionali e per quanto possibile facilmente pronunciabili se il target di riferimento non è solo locale
  • scegliere nomi facilmente associabili ad un’immagine positiva ed in linea con il prodotto/servizio offerto
  • pensare già ad un logo associato al nome
  • verificare che il nome non sia poco efficace / facilmente traducibile nelle lingue parlate nei paesi target

e così via.

Vediamo invece quali sono alcuni aspetti da tenere in considerazione quando si deve scegliere il nome per una società da costituire negli Emirati Arabi.

UAE naming regulations checklist

  • Un linguaggio offensivo è proibito; si deve quindi verificare che la traslitterazione / la traduzione in arabo equivalgano a termini non offensivi.
  • Non sono ammessi riferimenti ad Allah o altro riferito a Lui.
  • Se si vuole includere il proprio nome in quello societario, bisogna includere il nome per estero. Ad esempio, Mario Rossi non può chiamare il proprio business “Rossi Contractor”, mentre “Mario Rossi Contractor” è consentito.
  • Se si vuole includere il nome di una persona fisica in quello societario, tale persona deve essere azionista / proprietaria della stessa.
  • I nomi non possono includere riferimenti ad organizzazioni politiche, religiose, militari, ecc.. tipo FBI, KGB, CIA, Mafia,..
  • Non sono più consentiti nome di società che iniziano per “International”, “Middle East” o “Global” – né eventuali traduzioni di queste parole in altre lingue.
  • Non si possono includere nomi di Paese o di Governo.
  • Non possono essere inclusi segni di punteggiatura.
  • I nomi devono essere scritti così come vengono pronunciati/traslitterati. Quindi, se il nome arabo della vostra azienda è الصقر للمقاولات, allora deve essere registrato come “Al Saqr contracting”.
  • Il nome deve prevedere/rispettare la categoria commerciale prevista dalla Free Zone: non si può chiamare un’azienda di consulenza ABC Import/Export. Altro esempio: in determinate Free Zone non è possibile costituire società del settore Oil & Gas, per cui tale nome non può essere incluso nella denominazione.

In ogni caso si consiglia di riferirsi sempre alla guideline della Free Zone specifica in cui si intende aprire.

 

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Apertura società in Free Zone: alcune domande utili

Quando si intende aprire una società all’estero, sono tante le domande a cui un imprenditore cerca risposta. In questo articolo abbiamo raccolto le più comuni, basandoci sulla nostra esperienza.

Quali sono i principali tipi di società negli Emirati Arabi? La prima distinzione da fare è tra società in mainland (on shore) e quelle in free zone; le prime richiedono di avere un socio locale al 51% (anche se poi questi rimane inattivo), le seconde consentono il 100% di proprietà anche per i non emiratini. La costituzione di una società è assogettata a requisiti diversi, a seconda dell’authority che gestice quella particolare Free Zone. Dalla richiesta del capitale sociale, ai tempi di costituzione, alla necessità di avere un ufficio fisico o solo un desk, all’obbligatorietà di tenere un registro contabile: tutto varia da Free Zone a Free Zone. Attualmente se ne contano oltre 50 negli Emirati Arabi; circa 40 solo a Dubai.

Nella Free Zone di Fujairah, che per molti versi rappresenta la soluzione più smart per partire, è possibile costituire società a socio singolo (FZ LLE) o con più soci (FZ LLC).

Quali sono i tempi di costituzione di una società a Fujairah?  Una società nella Free Zone di Fujairah viene incorporata generalmente entro 2 settimane lavorative dalla consegna della documentazione richiesta. In periodi di festività islamiche o di ramadan, i tempi possono sensibilmente dilungarsi.

Qual è il capitale minimo per la costituzione di una società a Fujairah? Il capitale minimo è di 100,000 AED (poco più di 27,000 USD), ma non va versato: viene solo specificato in fase di incorporazione.

È possibile costituire una società a Fujairah senza spostarsi fisicamente dall’Italia?  Si, l’intera procedura di costituzione può essere gestita direttamente dall’Italia, senza che l’imprenditore si rechi fisicamente negli Emirati Arabi. Non è richiesto l’intervento di un notaio. Tuttavia è necessario che il socio / i soci siano stati già in passato almeno una volta negli Emirati Arabi (all’atto della presentazione della domanda si deve allegare fotocopia della pagina del passaporto con l’ultimo visto di ingresso).  Alcune Free Zone (tipo Dubai South) non richiedono di essere stati negli Emirati Arabi in passato, ma hanno costi di gestione magari più elevati.

Una persona non residente negli Emirati Arabi può costituire una società? Certamente. Un soggetto non residente negli Emirati Arabi può costituire (anche in forma unipersonale) una società in Free Zone e detenere il 100% del capitale della stessa. Un soggetto non residente può altresì essere amministratore unico di una società in Free Zone. Anzi l’essere socio di una Free Zone company ovvero amministratore unico, da poi diritto alla possibilità di richiedere il visto residente, sebbene non obbligatorio.

È possibile schermare l’identità dei soci? Al momento non sono previste comunicazioni tra l’authority ed altri stati.

È possibile nominare un amministratore fiduciario? L’identità degli amministratori può essere protetta utilizzando il servizio di amministrazione fiduciaria (nominee director). In questo caso, il cliente sottoscriverà un trust agreement con un professionista locale fornito dallo Studio, il quale assumerà l’incarico di amministratore per conto del cliente (beneficial owner). Il cliente potrà revocare l’amministratore fiduciario in qualsiasi momento.

È necessario specificare l’oggetto sociale nello statuto di una FZ LLE / FZ LLC? È necessario specificare una categoria commerciale, tra quelle previste dalla Free Zone. Nel caso di Fujairah le categorie sono limitate all’ambito “servizi”, ma ad esempio una generica Business Consultancy può fatturare qualsiasi cosa rientri nell’ambito “consulenza” o “servizi”. Nel caso dell’IT, la Free Zone di Fujairah consente di avere anche Import/Export. La Free Zone di Dubai South invece (in zona del nuovo aereoporto) prevede le categorie di Trading e General Trading.

Esiste l’obbligo di nominare un sindaco o un collegio sindacale? Negli Emirati Arabi, non esiste alcun organo assimilabile al sindaco o al collegio sindacale, ma si deve presentare un “audit” in quasi tutte le Free Zone. A Fujairah non si ha obbligo di presentazione di registri contabili o di revisione dei conti.

Quali sono i documenti e le informazioni necessarie per la costituzione di una società nel la Free Zone di Fujairah? I documenti necessari sono i seguenti:

  • copia del passaporto di ciascun socio e amministratore della costituenda società; in caso di socio persona giuridica, una visura della società tutti i documenti vanno tradotti in arabo e vidimati dall’ambasciata della nazione originaria e poi dal Ministero degli affari esteri;
  • copia della pagina con il timbro dell’ultimo visto di ingresso negli Emirati Arabi.

Le informazioni che il cliente dovrà fornire per la costituzione di una Ltd sono le seguenti:

  • denominazione della società che in caso di un socio dovrà terminare in “FZ LLE” e in caso di due o piu soci in “FZ LLC”; eventuale nome di backup
  • in relazione a ciascuno dei soci e degli amministratori, nome e cognome, data e luogo di nascita e indirizzo di residenza, numero di telefono, email
  • indicazione della categoria commerciale dell’attività della società.

È possibile conferire un bene immobile in Italia ad una FZ LLE o FZ LLC? Si, a discrezione del venditore.

È possibile l’apertura di una sede secondaria fuori dalla Free Zone (in main land o in altro Paese)? Si.

A quale tassazione è soggetta una società negli Emirati Arabi? L’imposta sul reddito delle società e personale negli Emirati Arabi è pari a zero. Non è prevista aliquota IVA.

Esistono tasse doganali da corrispondere per le spedizioni tra Italia ed Emirati Arabi? Si, pari al 5%. Ma sono esenti una serie di prodotti, e in genere tutti i prodotti che entrano negli Emirati Arabi per subire delle lavorazioni e poi essere rispediti, o solo in transito.

Gli amministratori di una FZ sono di per sé soggetti all’obbligo di pagamento di contributi previdenziali minimi.  Non sono previste imposte personali sul reddito.

È necessaria l’assunzione di dipendenti? No. L’assunzione di personale è rimessa alla libera valutazione degli amministratori della società. Tuttavia il socio o uno dei soci dovrà avere mandato formale di Managing Director.

Expo 2020 Dubai: progetti per il futuro

Expo 2020 Dubai: progetti per il futuro (neanche troppo lontano)

L’Expo 2020 Dubai apre prospettive frenetiche di business grazie all’accelerazione dei progetti in corso nei principali segmenti contract: turistico, residenziale, hospitality, retail e commerciale. L’incremento di aziende italiane che avviano l’apertura di una filiale, una branch o una startup negli Emirati è importante; un esempio su tutti sono le aziende del design che avviano sembre meno azioni di marketing classiche (come la partecipazione a fiere) in favore di iniziative più mirate (marketing B2B, web marketing, comunicazione sui social, pressione sui canali dei developer e realtor contract, promozione presso gli studi di architettura globali). Expo 2020 rappresenta infatti un perfetto traino per chi vuole sviluppare o consolidare la propria presenza nel Paese. Il momento più opportuno è proprio l’attuale, magari cogliendo le opportunità offerte dalle molte free zones del paese per aprire branch locali o investire direttamente con una pressione fiscale nulla ed una gamma di servizi alle imprese invidiabile.

Il CEO di Dubai Investments ha dichiarato che il gruppo si aspetta oltre venti milioni di visitatori nei 6 mesi dell’evento e un’esplosione di progetti edilizi con l’avvicinarsi dell’anno fatidico. Su tutti spicca il progetto di espansione del nuovo aeroporto Al Maktoum International (DWC), oggi solo parzialmente operativo e che dovrebbe diventare il maggiore del mondo oltre a porsi come cardine centrale della zona economica Dubai World Central.

Proprio vicino al nuovo aeroporto internazionale, prenderà vita l’Expo, un sito avveniristico di oltre 438 ettari di estensione. HOK architecture, alla guida di un team di aziende di architettura (con gli studi Populous e Arup in testa), ha svelato il master plan del sito destinato ad ospitare oltre venticinque milioni di visitatori da tutto il mondo. Ecco il Expo 2020 Dubai Master Plan. La novità più interessante è senz’altro l’attenzione all’ambiente e all’edilizia ecosostenibile con una struttura fotovoltaica che rivestirà l’intera struttura con l’obiettivo di coprire almeno la metà del fabbisogno energetico complessivo dell’intero sito.

Sono inoltre confermati ingenti flussi di investimento nelle strutture di hospitality previsti da tutti i maggiori operatori del settore (Paramount hotels ad esempio). I maggiori operatori finanziari hanno stimato la necessità di incrementare la capacità ricettiva delle strutture alberghiere di almeno 80.000 nuove stanze entro il 2020, con un volume di business che si stima attorno ai 7 miliardi di dollari, senza contare gli investimenti nel settore immobiliare che arriveranno a generare un incremento di oltre 45.000 unità abitative, con un impatto determinante sul mercato real estate locale.

Innumerevoli i progetti contract internazionali già avviati o lanciati dal giorno dei festeggiamenti per l’aggiudicazione dell’Expo 2020: un volume in crescita inarrestabile che ha già raggiunto quota 27 miliardi di dollari USA.

Altri principali driver sono i progetti mastodontici di District One, il parco a tema Meraas (sempre nell’area del nuovo aeroporto e che integra cinque theme parks di stile statunitense), e i progetti di sviluppo ed espansione residenziale come l’appalto di Nakheel per le Al Furlan Villas.