Lavorare Come Personal Trainer Dubai

Lavorare come Personal Trainer a Dubai

Il Personal Trainer (abbreviato PT) è un professionista altamente specializzato nel settore sportivo e alimentare, capace di occuparsi del benessere fisico e mentale dei propri clienti. La sua attività consiste nel programmare e realizzare allenamenti finalizzati a specifici obiettivi e risultati, elaborati sulla base dei bisogni fisiologici e psicologici di ogni singola persona che a lui si rivolge per migliorare lo stato di salute o la propria forma fisica. Non è un dietologo/nutrizionista, ma deve essere in grado di capire i principi base dell’alimentazione per consigliare al meglio e se possibile coordinarsi con chi segue la dieta del proprio cliente.

La salute e il fitness sono grandi attività in tutto il mondo. Infatti, ci sono poche industrie che hanno visto un tale boom negli ultimi anni. Secondo le stime più recenti, il mercato globale delle attrezzature per il fitness è previsto in crescita e si attesta al momento sugli 80 miliardi di dollari (fonte statista.com).

E non è difficile capire perché il lavoro del Personal Trainer a Dubai sia particolarmente interessante. Lo stile di vita qui – soprattutto a Dubai – è fatto di orari irregolari, cattive abitudini alimentari, sempre tante cose fa fare e poco tempo a disposizione, possibilità di accedere praticamente a tutto senza dover sollevare un dito (dal valet parking praticamente ovunque al delivery della spesa a casa). Sebbene praticamente in tutti i palazzi di nuova costruzione ci siano piscina e palestra, la presenza di un PT aiuta tantissimo quando manca l’auto-disciplina per allenarsi.

Quindi condizioni come queste sono perfette per l’imprenditore con le competenze e le qualifiche nell’industria del fitness. La grande comunità di expat di Dubai vuole un personal trainer che va da loro, quando e dove vogliono.

Non basta semplicemente essere amanti dello sport e attenti alla cura della forma fisica per fare il personal trainer. Bisogna fare un percorso che porti alle necessarie qualifiche tecniche, oltre poi a richiedere le autorizzazioni necessarie per poter esercitare la professione. In particolare negli Emirati Arabi ci sono varie strare:

– aprire uno studio o una palestra (in tal caso la procedura è molto più complessa e anche i valori economici in gioco sono diversi)

– richiedere un permesso da freelance (soluzione più economica, ma che non consente in futuro di assumere personale)

– aprire una società di consulenza sportiva in Free Zone

Per maggiori informazioni, potete:

– mandare una mail a: admin@freezonedubai.it

– contattarci in telegram: https://t.me/FreeZoneDubai

specificando le vostre esigenze.

Tasse a Dubai e negli Emirati Arabi

Tasse a Dubai

Dubai e gli Emirati Arabi sono spesso associati all’idea di ‘paradiso fiscale’; tutti pensano: le tasse a Dubai non si pagano; ma è veramente così?

Attualmente il governo di Dubai ha confermato che le sole filiali di banche internazionali e le società che lavorano nell’industria petrolchimica sono soggette a imposte: in particolare le banche estere sono tenute a pagare il 20% sul loro reddito mentre per le società petrolifere la percentuale sale fino al 55% a Dubai (50% nel resto degli Emirati), oltre a dover pagare varie tipo di royalties.

A parte queste, non sono previste imposte sulle plusvalenze, sul capitale e sui dividendi fra soci e di fatto non esiste una legislazione sulle tasse.

Questo non significa però che non ci siano costi da sostenere: per poter avere una propria impresa negli Emirati Arabi è necessario pagare un costo di licenza annuale (dipendente dal tipo di attività).

Inoltre mentre nelle Free Zone è possibile mantenere il 100% di proprietà straniera, in “main-land” è necessario avere un socio locale (di passaporto emiratino) al 51% che avrà comunque diritto ad un profitto (fisso o variabile a seconda degli accordi diretti); quindi pur non essendo una tassa, si ha un costo obbligatorio aggiuntivo.

Inoltre non ci dimentichiamo che se la società ha bisogno di visti residenti (per l’imprenditore, per i dipendenti, per le famiglie, ecc), c’è bisogno di affrontare altri costi, come il nuovo EChannel (una sorta di registrazione dell’azienda per poter rilasciare l’Immigration Card necessaria per emettere i visti) oltre il costo dei visti stessi, dei depositi cauzionali eventualmente richiesti, ecc… 

dazi doganali possono essere molto bassi e/o esclusi per determinate categorie di prodotti (per esempio, in caso di importazione di materiali da utilizzare per la produzione di beni da riesportare). Ma attenzione…in altri casi arrivano al 100% del valore del prodotto (bevande alcoliche, energy drink, tabacco).

Dal 1° gennaio 2018 gli Emirati Arabi hanno deciso di introdurre l’IVA visto le possibili ripercussioni economiche future per l’inevitabile fine del petrolio: si tratta ovviamente di un enorme cambiamento nel panorama economico e finanziario. L’imposta è fissata al 5% ma saranno esenti prodotti alimentari di base, istruzione e assistenza sanitaria.

Ma allora conviene aprire una società a Dubai? O potrebbe valere la pena valutare nuovi paesi, magari vicini? Senza scomodare puri paradisi fiscali, abbiamo indagato cosa accade su alcuni Paesi vicini sempre nel GCC (in particolare Qatar e Arabia Saudita): oltre ai costi di costituzione delle società, dell’eventuale capitale sociale da versare, dell’ufficio obbligatorio si deve anche pagare tra il 10% e il 20% di tasse su tutto quello che non è generato con l’estero. E se anche tutto il generato è estero, c’è bisogno di un revisore dei conti abilitato che certifichi il tutto.

Quindi, per concludere, resta inevitabile pensare che ancora oggi alcune soluzioni in Free Zone rimangono le più economiche viste le numerose facilitazioni (dall’obbligo di visto all’ufficio fisico, i registri contabili, e il capitale sociale da versare).