Aprire un e-commerce a Dubai

Dubai CommerCity: la nuova free zone per l’e-commerce

La nuova Free Zone di Dubai, la CommerCity è pronta; situata nell’area di Umm Ramool, vicino all’Aeroporto Internazionale di Dubai, diventa la prima dedicata all’e-commerce nella regione. Dubai CommerCity è strategicamente intesa a promuovere la posizione di Dubai come piattaforma leader per l’e-commerce internazionale e a sostenere la diversificazione economica e le strategie di trasformazione intelligente. Un progetto ambizioso con un mercato enorme e in crescita.

Per il mercato online nei GCC si stima una crescita del 16,4% nei prossimi tre anni e mezzo, con un fatturato previsto di $ 10 miliardi entro la fine del 2018 nei soli Emirati Arabi, rispetto ai $ 2,5 miliardi del 2014: equivalente a una spettacolare crescita del 400% entro la fine di quest’anno. 

Il progetto accelererà la crescita del mercato dell’e-commerce, che nel 2020 raggiungerà addirittura i 20 miliardi di dollari nei paesi del GCC. Fornirà un ambiente incentrato sulla creatività attirando più investimenti esteri diretti in linea con il Dubai 2021, che mira a creare un’economia unica e sostenibile basata sull’innovazione.

Si prevede inoltre che la nuova Free Zone condurrà attività di investimento privato in costante crescita a sostegno delle start-up della regione che hanno già superato $ 870 milioni, soprattutto in quanto la maggior parte delle start-up sono coinvolte nei servizi di e-commerce, IT e Internet, di cui gli Emirati Arabi Uniti hanno la più grande partecipazione nella regione. Nei prossimi cinque anni, si prevede che il settore dell’e-commerce rappresenti il 10 per cento delle vendite al dettaglio dell’emirato di Dubai.

È a zero tasse ma anche nessuna restrizione su valute e movimento di capitali e soprattutto proprietà delle company al 100% senza partner locali.

Il progetto, sarà attuato in due fasi ed è un sistema completo e moderno che supporta il settore dell’e-commerce e soddisfa le esigenze attuali e future della logistica, dei pagamenti elettronici , soluzioni IT, servizi ai clienti e altre attività correlate. Il progetto rappresenterà un’opportunità ideale per i principali produttori regionali e internazionali per immagazzinare i loro beni, prodotti e pezzi di ricambio in magazzini tecnologicamente avanzati e completamente attrezzati, da spedire successivamente ai mercati locali, in record tempo, via e-commerce.

Dubai CommerCity ha un piano chiaro per attirare più investimenti esteri diretti attraverso un portafoglio integrato di prodotti e servizi secondo i più alti standard internazionali. È destinato ad essere un ambiente coerente che abbraccia, alimenta e sviluppa le potenzialità dei giovani e promuove l’imprenditorialità attraverso un ecosistema moderno che facilita la conversione delle idee creative nella realtà. 

Il progetto aiuterà gli investitori stranieri a stabilire una presenza ed espandersi in questo campo e permetterà ai giovani innovatori e imprenditori di perseguire opportunità promettenti nel settore dell’e-commerce, che funge da piattaforma ideale per la creazione di start-up e progetti sofisticati in linea con gli sforzi per rendere Dubai la città più intelligente del mondo. 

Tasse a Dubai e negli Emirati Arabi

Tasse a Dubai

Dubai e gli Emirati Arabi sono spesso associati all’idea di ‘paradiso fiscale’; tutti pensano: le tasse a Dubai non si pagano; ma è veramente così?

Attualmente il governo di Dubai ha confermato che le sole filiali di banche internazionali e le società che lavorano nell’industria petrolchimica sono soggette a imposte: in particolare le banche estere sono tenute a pagare il 20% sul loro reddito mentre per le società petrolifere la percentuale sale fino al 55% a Dubai (50% nel resto degli Emirati), oltre a dover pagare varie tipo di royalties.

A parte queste, non sono previste imposte sulle plusvalenze, sul capitale e sui dividendi fra soci e di fatto non esiste una legislazione sulle tasse.

Questo non significa però che non ci siano costi da sostenere: per poter avere una propria impresa negli Emirati Arabi è necessario pagare un costo di licenza annuale (dipendente dal tipo di attività).

Inoltre mentre nelle Free Zone è possibile mantenere il 100% di proprietà straniera, in “main-land” è necessario avere un socio locale (di passaporto emiratino) al 51% che avrà comunque diritto ad un profitto (fisso o variabile a seconda degli accordi diretti); quindi pur non essendo una tassa, si ha un costo obbligatorio aggiuntivo.

Inoltre non ci dimentichiamo che se la società ha bisogno di visti residenti (per l’imprenditore, per i dipendenti, per le famiglie, ecc), c’è bisogno di affrontare altri costi, come il nuovo EChannel (una sorta di registrazione dell’azienda per poter rilasciare l’Immigration Card necessaria per emettere i visti) oltre il costo dei visti stessi, dei depositi cauzionali eventualmente richiesti, ecc… 

dazi doganali possono essere molto bassi e/o esclusi per determinate categorie di prodotti (per esempio, in caso di importazione di materiali da utilizzare per la produzione di beni da riesportare). Ma attenzione…in altri casi arrivano al 100% del valore del prodotto (bevande alcoliche, energy drink, tabacco).

Dal 1° gennaio 2018 gli Emirati Arabi hanno deciso di introdurre l’IVA visto le possibili ripercussioni economiche future per l’inevitabile fine del petrolio: si tratta ovviamente di un enorme cambiamento nel panorama economico e finanziario. L’imposta è fissata al 5% ma saranno esenti prodotti alimentari di base, istruzione e assistenza sanitaria.

Ma allora conviene aprire una società a Dubai? O potrebbe valere la pena valutare nuovi paesi, magari vicini? Senza scomodare puri paradisi fiscali, abbiamo indagato cosa accade su alcuni Paesi vicini sempre nel GCC (in particolare Qatar e Arabia Saudita): oltre ai costi di costituzione delle società, dell’eventuale capitale sociale da versare, dell’ufficio obbligatorio si deve anche pagare tra il 10% e il 20% di tasse su tutto quello che non è generato con l’estero. E se anche tutto il generato è estero, c’è bisogno di un revisore dei conti abilitato che certifichi il tutto.

Quindi, per concludere, resta inevitabile pensare che ancora oggi alcune soluzioni in Free Zone rimangono le più economiche viste le numerose facilitazioni (dall’obbligo di visto all’ufficio fisico, i registri contabili, e il capitale sociale da versare).

Meglio aprire una LTD a Londra o una Free Zone Company a Dubai?

Meglio aprire una LTD a Londra o una Free Zone Company a Dubai?

Rispondere a una domanda come questa non è semplice e dipende dalle specifiche esigenze del cliente. Ciò che può andare bene ad un cliente, non è detto che possa essere adatto alle esigenze di un altro. E in ogni caso affidarsi ad un professionista competente evita problemi fiscali o esterovestizione.

La prima considerazione da fare riguarda il territorio target; se la nostra azienda ha maggiori interessi in Inghilterra o Dubai, la scelta diventa quasi obbligata. Se invece una società ha interessi distribuiti a livello internazionale, l’opzione migliore diventa meno intuitiva.

Vediamo quindi alcune caratteristiche generali delle due tipologie societarie.

Una Ltd è il corrispondente della nostra S.r.l. (Società a Responsabilità Limitata) e per costituirla non è indispensabile avere una Partita IVA (VAT) ma basta dichiarare l’apertura della nuova Società alla Companies House. Il nome è collegato a imprese che operano nel Regno Unito e in molti paesi del Commonwealth; i tempi burocratici sono molto veloci. Le Ltd godono di alcuni benefici di responsabilità e fiscali, in particolare una tassazione relativamente bassa.

I requisiti essenziali per non incappare in sanzioni e istituire una società legalmente riconosciuta:

1) Come abbiamo già detto è necessario avere un ufficio registrato nel Regno Unito, poter dimostrare di essere residenti in loco e avere dipendenti regolarmente assunti che lavorano in sede.

2) Alcune infrastrutture utilizzate per il marketing devono essere necessariamente site in suolo britannico, ad esempio il server se decidiamo di sfruttare un e-commerce per il nostro business oppure aprire un semplice sito vetrina.

3) Bisogna presentare una copia dello statuto sociale e dell’atto costitutivo, inoltre si deve redigere l’albo degli amministratori societari e del personale adibito alla ricezione delle notifiche ufficiali.

Il sistema fiscale del Regno Unito si basa su un doppio binario o livello di imposizione:

– un primo livello gestito dall’HMRC (HM Revenue and Custom) a cura del Governo Centrale (equiparabile alla nostra Agenzia delle Entrate);

– un secondo livello che riguarda i tributi locali (equiparabili ai tributi imposti dalle nostre Regioni o Comuni nell’ambito del federalismo fiscale).

Anche nel Regno Unito così come in Italia abbiamo una duplice tipologia di imposte:

imposte dirette (direct taxes);
imposte indirette (indirect taxes).

Le prime (direct taxes) comprendono:

  • income taxs (tasse sul reddito);
  • corporation tax (tassa societaria);
  • inheritance tax (tassa successoria);
  • capital gains tax (tassa sulle plusvalenze);

Le seconde (indirect taxes) comprendono invece:

  • value added tax – V.A.T. (Iva);
  • stamp duty (imposta di bollo);
  • stamp duty land tax (imposta di bollo sulle proprietà);
  • customs duty (dazi doganali).

Al fine di poter valutare l’imposizione fiscale, una società LTD è quindi tenuta a tenere una serie di registri contabili. Ma si ha il vantaggio di essere comunque vicino l’Italia ben posizionati rispetto ad altri Paesi Europei. Inoltre i costi di costituzione sono estremamente bassi (anche se poi si devono considerare i costi di gestione).

Un ulteriore vantaggio può essere rappresentato dalla sterlina debole grazie alla Brexit, che quindi facilita investimenti stranieri.

Anche per aprire una società in Free Zone a Dubai o negli Emirati Arabi i tempi sono abbastanza rapidi; i tempi relativi strettamente alle licenze possono essere indicativamente di poche settimane se non di meno (mediamente 10 giorni lavorativi).

Aprire una società in Free Zone a Dubai o negli Emirati Arabi comporta numerosi vantaggi. Una Free Zone (Zona Franca) è un’area specificamente destinata alla promozione del commercio, all’esportazione ed all’apertura dell’economia locale (emiratina in questo caso) al mondo esterno, e gli Emirati Arabi Uniti hanno una posizione strategica per il commercio internazionale. Le Free Zone degli Emirati Arabi Uniti sono state create allo scopo di facilitare gli investimenti stranieri; di conseguenza le procedure per insediarsi nelle zone franche sono relativamente semplici, veloci e relativamente economiche.

Aprire una società in Free Zone offre agli investitori una serie di vantaggi:

– Proprietà straniera del 100%
Nessuna imposta sulle società
– Libertà di rimpatriare il capitale e il reddito
– Nessuna imposta sul reddito personale
– Completa esenzione dai dazi doganali
– Nessuna restrizione valutaria
– Nessuna lungaggine burocratica (in 10 giorni si ha la licenza)
– Nessun obbligo di assunzione
– Possibilità di richiedere un visa resident se necessario e di aprire un conto corrente bancario personale (oltre quello corporate)

A cui aggiungere in alcune Free Zone:
Nessun obbligo di presentazione di registri contabili
– Nessun obbligo di ufficio
– Nessun capitale sociale da versare richiesto

Ci sono Free Zone in cui si costituisce un’azienda con poco meno di 5,000 USD. Tutte le licenze negli Emirati arabi hanno un costo annuale di rinnovo. Ma a fronte di questo poi non ci sono altri oneri con questa free zone come dicevamo: ufficio, spese di contabilità, ecc.. A fine anno si decide se rinnovare (basta pagare il rinnovo) o chiudere la società.

Conclusioni

Come si diceva non esiste una risposta adatta a tutti; ovvero si potrebbe considerare di sfruttare il meglio delle due giurisdizioni costituendo due società. Collegate o meno, a seconda dei casi. Meglio magari un contatto diretto con noi per capire quale struttura meglio si adatta, grazie ad un’opera di ingegneria finanziaria.

IVA a Dubai e negli Emirati Arabi

IVA a Dubai e negli Emirati Arabi

Dal 1° gennaio 2018 Dubai ed Emirati Arabi introducono l’IVA: un enorme cambiamento nel panorama economico e finanziario. L’imposta sul valore aggiunto, in acronimo IVA, è un’imposta – adottata in sessantotto Paesi del mondo (tra i quali anche vari membri dell’UE) – applicata sul valore aggiunto di ogni fase della produzione, di scambio di beni e servizi. La decisione di introdurla negli Emirati Arabi (ma nel giro di alcuni anni anche altri Paesi del Golfo potrebbero adottarla) è mossa dalla volontà di diversificare l’economia regionale ed emanciparsi dai proventi del petrolio.

Non tutte le imprese avranno bisogno di registrarsi ai fini dell’IVA, e il governo potrebbe anche prendere in considerazione di mantenere esenti le Free Zone. Il Ministero delle Finanze, infatti, ha confermato che le imprese con un fatturato annuo compreso tra AED 187.500 e AED 375.000 possono scegliere se registrarsi o meno, mentre quelle con meno di AED 187,500 resteranno per ora esenti; tuttavia, i dettagli sono ancora in via di definizione. Le aziende che dovranno iscriversi al registro IVA, potranno farlo a partire dal terzo trimestre 2017 e non oltre il 31 dicembre 2017; saranno resi noti in tempo tutti i requisiti. Quindi è una situazione in continua evoluzione e merita continui aggiornamenti.

Il cambiamento ha implicazioni di vasta portata, sia per le imprese nella regione che per le società di servizi e professionisti in contabilità e gestione delle finanze.

Allora, che cosa significherà l’IVA per le imprese negli Emirati Arabi? Si tratta di un argomento complesso e piccoli dettagli sono ancora in fase di elaborazione ma il quadro è abbastanza chiaro.

L’imposta sarà fissata al 5% ma saranno esenti prodotti alimentari di base, istruzione e assistenza sanitaria. Come anticipato prima, anche se le grandi aziende, le PMI e le piccole aziende familiari hanno tutte passività potenziali, solo le società con ricavi per un importo specifico importante annuo dovranno registrarsi per legge.

Con meno di 10 mesi al via, si deve iniziare una completa pianificazione, e la preparazione e verifica sono essenziali per garantire una transizione senza problemi. Le aziende devono educare i loro dipendenti, clienti e fornitori, e riconfigurare tutti i loro sistemi. Si tratta di un cambiamento culturale tanto quanto quello economico.

Se l’IVA non viene applicata correttamente, le aziende si troveranno in un caos amministrativo e finanziario, e il mancato rispetto delle nuove leggi fiscali potrà portare a sanzioni.

Fonte: https://www.mof.gov.ae/